Fa male, ma non #moriremotutti

di Juventibus |

di Luca Agazzi

Nella testa di un tifoso fa male. Malissimo.

Appena finita la partita partono i processi. C’è chi attacca l’arbitro, l’allenatore, i cambi, il preparatore atletico, Marotta, Evra, Pogba, Buffon, Guardiola, Coman, Vidal, Llorente, il calcio italiano in declino, la sfiga.

Succede, ultimamente siamo poco abituati alle sconfitte, non si sa bene come comportarsi e si cerca IL colpevole, come se la cosa possa farci stare meglio.

Poi però, dopo la delusione, qualcuno prova ad analizzare nei particolari la partita, più in generale la squadra. Basta poco e ci si accorge che non #moriremotutti come qualcuno (molti) vuole farci credere. Non era la “partita della vita”, quelle (con tutto il rispetto del caso) sono per le provnciali.

La verità è che in poco meno di un anno la Juventus ha eliminato il Real Madrid campione in carica in semifinale, è arrivata al 70’ della finale di Champions League con il Barça dei marziani sull’1-1 ed è stata a 2 minuti dall’eliminare il Bayern Monaco all’Allianz Arena, dopo 70’ quasi impeccabili. Le tre squadre più forti del mondo affrontate senza paura,ma con rispetto e  uscendone a testa alta.

E allora no, non #moriremotutti, l’anno prossimo saremo ancora qua a provare a lottare per qualcosa di importante.

Perché “Vincere è l’unica cosa che conta” significa anche avere un allenatore che dopo una partita afferma che “Siamo stati grandi, ma non abbastanza”, rendersi conto di essere sulla strada giusta e puntare dritti al prossimo obiettivo.