Exit strategy: manuale del fallimento perfetto

di Giulio Gori |

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Breve come una lama.

1) La Juventus ha perso meritatamente contro un Ajax superiore.

2) Se a Madrid, individualmente i giocatori della Juve avevano sbagliato la partita, stavolta ci sono pochi giocatori da bocciare. Ronaldo, Can e Alex Sandro sono stati mostruosi, molti altri hanno giocato bene, anonimo Bernardeschi, davvero male il solo Cancelo. Dybala, con un primo tempo non vistoso ma di grande intelligenza, per una sera ha dato ragione a chi lo vuole più avanti.

3) La partita è stata persa in panchina: Allegri ha impostato una squadra molto diretta e aggressiva, che non appena ha abbassato (necessariamente) i ritmi ha subìto il palleggio fitto e la capacità di creare superiorità sul lato forte degli olandesi. Da una parte, forse, è mancata la capacità di aggredire gli avanti dell’Ajax con le marcature preventive, una volta superato il nostro primo pressing. Dall’altro, certamente, non c’è stata una trama alternativa alla partita di aggressione. Una volta esaurita la carica a tutto campo (il povero Matuidi si è accollato due ruoli) non c’era una exit strategy.

4) Malgrado la vulgata, la sostituzione forzata di Dybala, e la necessità di dover dire addio alle sue capacità connettive, è stata un danno grosso, rendendo ancora più verticali e leggibili le soluzioni offensive della Juventus.

5) Alibi però non ce ne sono, ci sta di subire un gol fortuito come il primo, bisogna metterlo in conto. Una curiosità: la Juventus nei primi due minuti della ripresa è partita di nuovo forte, ma tre falli laterali sbagliati le hanno fatto perdere il pallino del gioco e, soprattutto, il campo. Che non ha avuto più la capacità di riguadagnare.

6) Nella gestione Allegri, è la prima volta che la Juventus esce in Champions con una squadra sulla carta considerata inferiore sul piano tecnico. L’allenatore, costantemente sotto processo da cinque anni malgrado fin qui risultati notevolissimi, sarà quindi oggetto di critiche ancora più pesanti, avvelenando un ambiente diventato pesantissimo. Solo in parte per demeriti dell’allenatore.

7) Se la società dovesse decidere di cambiare tecnico, è chiaro che per provare a fare un salto di qualità dovrà puntare su un allenatore dalle caratteristiche diverse, profondamente diverse, per provare ad automatizzare quelle exit strategy che talvolta sono mancate in situazioni di difficoltà. Tradotto, niente brutte copie.

8) Cambiare guida tecnica solo per cambiare, non avrebbe senso. Si può migliorare, ma è necessario capire se e quali caselle possono liberarsi.

9) Rivoluzionare una rosa notevolissima, come invocato da molti, sarebbe invece semplicemente folle.