Evra e quella telefonata che allunga la carriera

di Davide Terruzzi |

Evra sicuramente non conosce una delle pubblicità più fortunate mai viste in Italia; quello slogan “una telefonata allunga la vita” fu uno dei tormentoni televisivi degli anni Novanta e fu decisivo nel momento in cui la Sip cambiava nome in Telecom. Patrice potrà però benedire quei giorni in cui avvennero i primi contatti con la Juventus, settimane di corte per portarlo a Torino, lui fortemente voluto dalla dirigenza indipendentemente dalla volontà degli allenatori. In due stagioni Evra si è innamorato dell’ambiente juventino e non c’è occasione in cui non ringrazi società, tecnico e compagni: il suo acquisto si è rivelato fondamentale nel portare maturità, chilometraggio, esperienza, carisma dentro uno spogliatoio pronto ad accogliere chi è pronto a portare il proprio contributo. Lasciamo stare lo “Evra spazzala”, le minchiate da bar secondo le quali suggerirebbe ad Allegri la formazione; Evra si è rivelato un uomo sorprendente, sicuro nei propri mezzi, quasi arrogante, ma estremamente autorevole, senza dimenticare il suo contributo, più che sufficiente, sul campo.

Ora sarebbe quantomeno arrogante sostenere che la Juventus allunghi la vita dei giocatori. Nessuno ha la bacchetta magica, la ricetta per aumentare gli anni di permanenza ai massimi livelli: con Lucio, per esempio, non è successo, con Pirlo, Barzagli ed Evra sì. Quello che si trova a Torino è un ambiente altamente professionale, dedito al lavoro, in cui si offrela possibilità ai propri calciatori di concentrarsi unicamente sulle proprie prestazioni: alla Juventus si pensa a vincere e si creano le condizioni per arrivare a questi risultati. Per farlo sono necessari anche gli uomini: Dani Alves non porta solamente le sue qualità tecniche-tattiche, ma anche una abitudine a lottare ogni anno per i massimi obiettivi. Lui sa cosa significhi non vincere quando ti trovi in un top team. Innesti come quelli del terzino brasiliano, di Khedira e di Evra rientrano in una logica razionale che muove alcune operazioni di mercato: la Juventus, ogni anno, acquista un giocatore di qualità e d’esperienza per aumentare il tasso di abitudine alla vittoria e di professionalità. Perché dietro ai successi sul campo c’è sempre uno spogliatoio capace di governare le pressioni, reggere le emotività, cavalcare e sopportare i risultati. Lo si è visto bene nella stagione finita: una squadra matura, consapevole dei propri mezzi, è la prima a sapere cosa fare per vincere rimediando agli errori commessi. E magari ti allunga la carriera.