L’evoluzione di Bentancur a ruota dell’evoluzione della Juve

di Jacopo Azzolini |

Bentancur

Per quanto sia uno dei tecnici più elastici e flessibili del panorama europeo (basti pensare a tutti gli esperimenti che è solito fare a inizio stagione), come tutti gli allenatori anche Allegri ha determinate idee e preferenze a cui difficilmente rinuncia. La più evidente di tutte è forse relativa allo scaglionamento del centrocampo a 3, per altro oggetto della sua tesi di Coverciano nel 2005, in cui vengono espressi concetti che poi si sono effettivamente verificati nei 13 anni successivi.

Allegri ha sempre optato per interni di centrocampo diretti e ultra-verticali, cercando di sfruttare le loro doti quantitative soprattutto in chiave offensiva per attaccare l’area rivale. Forse con la parziale eccezione di Pogba – che comunque, tra raddoppi in aiuto al terzino e gigantesche porzioni di campo ricoperte ha svolto un lavoro di sostanza – mai sono stati schierati dei “palleggiatori” tra le linee, con la Juve che in fase offensiva ha solitamente preferito attaccare in modo diretto senza dedicare troppi sforzi alla rifinitura centrale. Il centrocampo a 3 con Khedira e Matuidi ha rafforzato questo concetto, con soprattutto il tedesco che fungeva da attaccante aggiunto.

Fabio Barcellona ha commentato così nell’analisi di Juve-Lazio su L’Ultimo Uomo: “Solamente in fase di possesso consolidato le mezzali bianconere si alzavano, ma più che giocare alle spalle del centrocampo avversario, secondo le loro caratteristiche, si inserivano profondamente nel cuore della difesa affiancando o, addirittura, sostituendo il centravanti. Seguendo questi principi, la Juventus non occupava mai la cruciale zona tra la difesa e il centrocampo avversario, alle spalle o ai fianchi del mediano Lucas Leiva”. Di conseguenza, o si risaliva per vie laterali o si (ab)usava il lancio lungo, soluzione che con Bonucci la Vecchia Signora può intraprendere con più efficacia.

Pass map contro il Parma. Pure qui, centro svuotato.

Per fare un esempio, questo è un concetto diametralmente opposto rispetto alle squadre di Guardiola, il quale schiera tra le linee (sia come attaccanti che come interni di centrocampo) solo giocatori ultra-tecnici, con una fase di costruzione molto più palleggiata nel tentativo di sfruttare gli half spaces. D’altronde, con molti allenatori Pjanic sarebbe una mezzala di possesso, mentre Allegri lo vede vertice basso. Ovviamente, va ribadito che non c’è un modo giusto o un modo sbagliato, semplicemente ogni allenatore sceglie dei concetti che secondo lui sono più efficaci da adottare.

Proprio per questo, le ultimissime partite sono state una svolta tanto sorprendente quanto suggestiva nello sviluppo tattico della Juventus di Allegri. Da Udine in particolare si sono viste novità degne di nota in mezzo al campo. Per quanto l’allenatore livornese stia visibilmente cercando da mesi di rendere Bentancur più cattivo e incisivo negli inserimenti (lavoro che non sembra proprio nelle sue corde, vedremo in futuro), oggi per la prima volta la Juve ha a centrocampo una mezzala non solo da break e da “guizzo”, ma un giocatore cruciale a 360° per la manovra in tante zone di campo, oltretutto in grado di supportare Pjanic sia nella costruzione arretrata che qualche metro più in avanti.

Proprio il bosniaco è uno dei profili a beneficiare maggiormente dell’apporto portato da “Don Rodrigo”, in quanto – pur partendo da una posizione bassa per aiutare la prima costruzione – saltuariamente l’uruguagio gli consente di sganciarsi più spesso verso la zona di rifinitura. Lo stesso Allegri piano piano sta iniziando a invertire le posizioni a gara in corso per sparigliare le carte, come per esempio nel secondo tempo di Empoli quando ha schierato Bentancur in mezzo e l’ex Roma sul centrodestra.

Dopo la vittoria di Manchester, Dario Pergolizzi ha scritto: “L’obiettivo della Juventus è stato quello di sviluppare i propri possessi prevalentemente sulla zona di centrodestra del campo, sfruttando in maniera preziosa un sontuoso Bentancur (che è stato l’unico dei quattro impiegato fino al triplice fischio, nonostante fosse poi calato anche lui come gli altri) capace di posizionarsi sempre nella zona migliore per la composizione dei suddetti rombi oltre a fornire preziose doti di palleggio e un dinamismo consono al livello del contesto.”

Heat map di Bentancur all’Old Trafford. Notare il suo “peso” a destra.

Insomma, una squadra che finalmente risale palleggiando e che gioca in maniera eccelsa sul corto, con una continua interscambiabilità di interpreti sulla destra, con Bentancur, Cancelo e Dybala che non danno punti di riferimento all’avversario,  tanta densità in zona palla e un grado di complessità della manovra mai visto prima. C’è sempre un triangolo (o rombo, nel caso di Manchester) in cui il campo è ben coperto tanto in ampiezza quanto tra le linee, e la presenza di due profili come Cancelo e Bentancur ha con evidenza decretato un lato forte (quello destro). A differenza di Khedira, inoltre, Rodrigo non ha solo la prerogativa di attaccare l’area, anzi capita spesso che rimanga più a protezione.

A Manchester l’ex Boca è stato addirittura record man di passaggi (ben 78, 8 in più di Pjanic), un qualcosa che fotografa la centralità che il classe ’97 sta assumendo nella Juve. E’ un netto contrasto rispetto al passato, quando le mezzali avevano un compito piuttosto limitato nello sviluppo centrale della manovra: oggi, invece, l’uruguagio è uno dei principali “registi” e organizzatori della manovra juventina, tanto tecnica quanto fluida. Se c’erano dubbi sulle capacità di Bentancur di fungere da mezz’ala nel tipico centrocampo di Allegri – motivo per cui, nonostante la carenza di uomini, lo scorso anno non venne mai utilizzato da interno – oggi l’uruguagio pare un elemento cardine nella trasformazione che stanno subendo i bianconeri. L’interno della mediana a 3 quindi non è più solo “diretto”,  ma maggiormente orizzontale e ragionatore in fase di possesso. Già solo ragionando su questo aspetto si può capire la netta evoluzione che sta compiendo la Juve di Allegri.