E se l’Europa League non fosse un male?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Dirò, anzi scriverò, una cosa scontata: l’Europa League, o meglio la qualificazione in Europa League (magari avessimo già quella coppa tra le mani) è quel che la Juventus si merita. Dobbiamo riconoscerlo sfoderando la stessa obiettività che  pretendiamo dai nostri avversari.

Tutto ciò al netto delle solite polemiche velenose, pretestuose e insopportabili che pure caratterizzano il nostro  campionato, malato non di tifo ma di tifo contro.

La Juventus di quest’annata disgraziata è stata deprimente, penosa, indisponente. Lo sappiamo già, direte voi, ma è bene che impariamo a dircelo con franchezza. Non tutto è ancora deciso, certo. C’è un’ultima giornata di campionato e tutto può succedere.

Siamo soli con i nostri demeriti, che superano di gran lunga le sviste arbitrali. Perché, nonostante i tanti torti subìti – che ad altre latitudini verrebbero fieramente esibiti per cantare il solito alibi – la verità è che la Juventus 2020-21 è stata ben misera cosa. Si era capito fin da subito, anche se abbiamo faticato ad accettarlo. Se perdi punti con le piccole, meriti la classifica che hai. Se perdi due volte 0-3 in casa e ti fai beffare sempre in loco perfino dal Benevento (senza offesa per i campani, sia chiaro), meriti di stare dove stai. Diciamocelo spesso, sarà terapeutico.

E, soprattutto, non facciamo drammi. Se Europa League sarà, arriverà anche un drastico ridimensionamento. Sportivo ed economico. Ma siamo davvero sicuri che tutto ciò sia necessariamente un male o una catastrofe senza appello? Il ciclo appena conclusosi -ufficialmente quest’anno ma in realtà, almeno a mio parere, la sera in cui De Ligt ci ha sbattuti fuori dalla Champions con la sua zuccata- era cominciato da un settimo posto. Non dimentichiamolo. Allora fu rivoluzione. Bene: la Juventus deve rimboccarsi le maniche affinché lo sia di nuovo. L’Europa League non ci piace? Impariamo a rispettarla e, se la prossima settimana saremo condannati a sguazzarci dentro, evitiamo di snobbarla. Abbiamo ancora negli occhi l’occasione gettata alle ortiche nel 2014 per onorare il record onanistico dei 102 punti. Una sciocca manifestazione di superiorità fine a se stessa, che ci ha privati della possibilità di ingrandire la nostra bacheca più debole, quella europea. A furia di snobbare questa competizione abbiamo consentito a squadre come il Siviglia di crearsi una tradizione. Errore: l’Europa League è pur sempre l’inizio di qualcosa e ti garantisce la sfida affascinante in Supercoppa Europea con la squadra vincitrice della Champions.

E allora mi viene da chiedervi: è meglio provare seriamente a vincere una competizione europea o andare per inerzia in Champions League per poi essere puntualmente sbeffeggiati dalla Cenerentola di turno? In fondo le rivoluzioni nascono dal basso.

E allora: che rivoluzione sia, sperando che stavolta in panchina ci sia un allenatore e non un Mozart stonato.

 

di Giuseppe Di Matteo