A CALDO / Juve-Inter 1-0: intensa, lucida e con i crampi come l’Europa comanda

di Luca Momblano |

C’è una parola, declinata in ogni sua possibile forma, che non c’entra niente con questo dopogara. E’ un avvertimento. “Deluso”, “deludente”, “delusione” e via dicendo. Proprio no. Niente e nessuno. Italia, Europa, mondo.

 

Juventus-Inter 2017 è il punto di ripartenza del calcio italiano, se ce n’è davvero uno. Termina 1-0, i bianconeri sconfiggono (allungando una striscia interna che ha dello spaventoso) una squadra in salute. Migliore sotto la Mole di quella che violò lo Stadium per prima, in un’era preistorica per come si muove il calcio del Duemila, migliore di quella che pareggiò contro il primo Allegri, migliore del Napoli di Sarri e della Roma di Spalletti viste due volte a testa, mai passiva e coraggiosa, convinta e senza speculazioni nonostante la difesa a tre.

 

Il preambolo aiuta a capire i tratti di questa vittoria, strameritata e consumata insieme all’adrenalina e all’acido lattico di Mario Mandzukic. Bella per sostanza e forma, figlia di una squadra fluida e votata a non tirare il fiato. Non in queste partite qui. Non più. E’ questo il lato conservativo che Allegri voleva cancellare, cancellando un po’ anche se stesso. Segno di intelligenza, neppure troppo in fondo.

 

Non può essere rimasto deluso nessuno. Parlo di noi. Di chi era allo Stadium, di chi voleva vincerla che bastava vincerla, chi cercava impeto e una Juve al centro del ring. Chi il colpo a effetto (ne contiamo in serie tra Dybala, Alex Sandro, fino Khedira e Bonucci tenendo a margine l’indigestione di colpi di tacco di Marione), chi invece cercava il gol da raccontare, chi indizi che la difesa regge anche indietreggiando veloce, chi la prestazione di Pjanic (tra i migliori quando sembrava venuto il momento perché sparisse definitivamente dal campo), chi voleva assaporare momenti di bombardamento offensivo, chi ama concedere pur di creare, chi non voleva fermarsi a parlare di modulo.

 

Su questo ultimo punto una precisazione: si chiama 4-4-2. Anche se non più lineare perché ormai quella è cosa da settore giovanile. Ma neppure sporco, storto, affidato agli dei e fatto di difficili catene di scivolamento e presunta intesa a fantasia da parte degli interpreti. E’ una sua formula spinta ma umile. Intensa, lucida e con i crampi. Roba europea. Caricata da una linea difensiva che ammette un minimo margine di rischio.

Insomma, il più cuadrado degli schemi nella più tecnica delle Juventus di Allegri.

E adesso che l’ha raggiunta, passibile solo più di ritocchi contestuali ai momenti, questa parola non la usi più.

Mannaggia a te mister, così mi deludi.