Estati da incubo (settima stagione)

di Massimo Zampini |

Scusami, Juventibus, ma devo utilizzarti per ragioni private.

Alla settima estate, devo porre un freno.

 

La prima, nel 2011, chi se la scorda?

Veniamo dagli anni più brutti della nostra storia, quelli post Guido Rossi, gli anni dell’Inter e del Milan, senza la Juve, e non ci si può certo chiedere di essere ottimisti. Non lo sono neanch’io.

Va bene che l’estate è bella, evviva il sole, gli aperitivi e i tramonti, ma ho chiuso la stagione appena terminata sognando un gol, mai arrivato, del Malaka Martinez: l’ottimismo questa estate cercatelo altrove. Unica consolazione, non da poco: Agnelli e Conte sanno che la Juve non è questa roba qui, da settimi posti e sconfitte imbarazzanti. Vogliono vincere quanto e più di noi. Arrivano Pirlo gratis, Lichtsteiner, Vucinic, Vidal.

C’è pure lo stadio nuovo, voglio andarci a tutti i costi.

Peccato inaugurarlo in questi anni e non in quelli magici, in cui vincevamo uno scudetto ogni due campionati.

Bei tempi, mi chiedo, torneranno mai?

Il sogno è arrivare tra le prime 4. “”, mi svegliano diversi amici, “ma siamo già partiti male”. Perché? Non siamo ancora neanche partiti. “Tu hai troppa fiducia in Agnelli e questi qua, e non hai capito che Pirlo lo ha voluto Marotta e Conte è già incazzato, lui non sa dove metterlo nel suo 4-2-4!”.

La serata d’inaugurazione dello stadio è una magia che ci riunisce tutti. L’amichevole, contro il Notts County, non entusiasma nessuno, a tre giorni dall’inizio del campionato.

La prima contro il Parma la vedo al matrimonio di un caro amico romanista. A ora di pranzo io e un amico juventino troviamo un bar per vedere la prima del nuovo anno, l’esordio nel nuovo stadio. Ci stropicciamo gli occhi. “Sì”, ci diciamo, “arriveremo tra le prime 4”. E, quando Pirlo si avvicina alla bandierina del calcio d’angolo e riceve un’ovazione che dalle nostre parti mancava da un bel po’, capisco che è settembre inoltrato: fortunatamente l’estate è solo un ricordo.

 

Scudetto. Senza perdere una partita.

Finisce l’estate. E’ il grande rientro di Zeman, il quale tiene a ribadire che 28 (e non 30) scudetti della Juve sono pure troppi: ora che non c’è Moggi chissà che batoste ci infliggerà. Soprattutto, è l’estate dell’addio di Del Piero e di Conte sotto processo. “Lo abbiamo trattato male”. Ma no, dico io, è stato il finale più bello che potessimo sognare: a 38 anni, scudetto e giornata di addio meravigliosa.

Sì, ma come faremo senza Del Piero?”.

Propongono 3 anni di squalifica per Bonucci e Pepe. Poi ci ripensano: va bene inventare, ma fino a un certo punto. Squalificano Conte per qualche mese. Ci allenano Carrera e Alessio. Vogliono fregarci e non abbiamo saputo difenderci: è come Calciopoli”, pensano in tanti.

L’Inter vince il trofeo Tim, altra abitudine estiva, tipo i tramonti e gli aperitivi.

E noi? Come faremo senza Del Piero? E senza Conte che si infuria in panchina e dà indicazioni ai giocatori?

 

Scudetto.

Arrivano Tevez (accolto con entusiasmo) e Llorente, ma Conte manifesta preoccupazione per la partenza di Matri e Giaccherini. Come ogni estate, sui social si scatenano le voci sui dissidi Conte-Marotta. Soprattutto, i media riportano un Tevez visibilmente all’ingrasso e alcuni epici articoli di Sportmediaset e goal.com definiscono l’argentino e Llorente i “flop player” dell’estate; un sondaggio estivo incorona Llorente al primo posto e Tevez al terzo nella classifica dei flop del mercato di tutta la A.

Solita sconfitta nel Trofeo Tim, perdiamo ai rigori contro l’Everton, figuraccia contro i Los Angeles Galaxy.

Molti tifosi cominciano a dubitare: già finita la magia dell’anno scorso?

 

Scudetto. Con record di punti.

Però qualcosa non va, stavolta davvero, tra Conte e la società. Un tweet lapidario rassicura solo sulla sua presenza in panchina per la stagione successiva. Qualcosa non quadra. Infatti a metà luglio accade il temuto evento. Sono a casa di amici, perché ogni juventino sa dove fosse quella sera, come ricorda cosa facesse l’11 settembre 2001, il 5 maggio 2002, insomma quelle date che non ti scordi. Cominciano ad arrivare telefonate, messaggi, whatsapp, qualunque cosa possa far comunicare gli essere umani.

No. Dai, non può essere. A ritiro iniziato? E ora? E’ la fine.

Ovviamente, c’è chi sa tutto: “ho saputo con certezza: Conte ha chiesto un mercato per provare a vincere in Europa, ma la società non vuole”. E perché non vuole? E lui se n’è accorto a metà luglio? Domande ingenue, che non meritano risposta: “voleva cambiarne 10, ha capito che molti sono alla fine di un ciclo e ci vuole ricambio, ma la società non vuole accontentarlo. E’ come Calciopoli”.

Altri, i più maliziosi, quelli più furbi: “la società l’ha costretto ad aspettare la fine della campagna abbonamenti!”. Sì, perché sennò lo stadio rimane vuoto.

E poi, uno dopo l’altro: “Hai saputo? Ora pure Tevez se ne vuole andare”. “Morata non arriva più”.

Addirittura? Pure Morata che non si è mai allenato con lui? “Sì, perché l’aveva voluto Conte, forse non arriva più”. Non basta.

Si diffonde immediatamente un altro imperdibile retroscena: “Voleva Iturbe, aveva chiesto solo Iturbe, quando ha capito che non sarebbe venuto se n’è andato: ha fatto bene!”.

Gli amici con cui condivido quella cena, non juventini, mi chiedono che ne pensi dell’idea di passare parte della serata anche un po’ con loro. Spiego la novità. Ridacchiano. Chi arriva? Pare Mihajlovic. No, Allegri. “Stiamo Allegri”, scrivono ovunque per sfotterci.

Al suo arrivo, cori contro l’allenatore. Sui social gli juventini sono disperati, furiosi con la proprietà, disinteressata alle vicende juventine. “Sì, abbiamo vinto 3 scudetti di fila, ma era merito di Conte, ora vedrai che non li difendi più”. Ma da cosa devo difenderli, che hanno vinto 3 scudetti di fila, come non ci accadeva dal 1935? “Non l’hai ancora capito: quegli scudetti li ha vinti Conte, mica la società, sei troppo aziendalista”. Con Cobolli non lo ero affatto: si può non avere fiducia nella società, dopo 3 scudetti consecutivi? “Ne parliamo tra un po’, quando avranno già esonerato Allegri“.

Prima amichevole, perdiamo con il Lucento.

L’inferno è alle porte.

 

Scudetto.

Coppa Italia. Champions incredibile, persa solo a venti minuti dalla fine della finale contro il Barcellona.

Altro che morti, siamo tornati davvero, oltre ogni aspettativa.

Sì, ma Allegri ha sfruttato la Juve impostata da Conte: il modulo, la difesa a 3, il gruppo era il suo…”. Ok, dico io sempre più ingenuo, ma i giocatori non erano a fine ciclo? “Infatti vedrai l’anno prossimo, poi con i famosi secondi anni di Allegri…”.

E’ un’altra estate di panico, perché è l’estate, la prima, delle cessioni illustri: partono Vidal, Tevez, Pirlo e Llorente. Ecco, vogliono smobilitare. Spendono 40 milioni per Dybala (“40 milioni? Per quanto possa essere bravo, per ora ha fatto 20 gol in tre anni di Palermo: ricordate Iturbe?”; ah, ora Iturbe è diventato una pippa, prendo atto), acquistano Mandzukic, Cuadrado e Alex Sandro (“pure fosse forte come dicono, ma davvero 26 milioni per un terzino?”), Khedira a parametro zero (“sempre rotto”)

Serve un centrocampista al posto di Pirlo e Vidal. Si arriva a fine agosto, in cui quella solita giornata straziante in cui aspettiamo notizie su Sky durante ogni edizione del tg sportivo, a pochi minuti una dall’altra, e alla fine non succede mai niente, anzi stavolta peggio, perché arriva Hernanes. Chiaramente un ripiego.

Il popolo juventino dei social va in depressione, tanto più che in campionato partiamo malissimo. Non c’è più l’effetto Conte. E’ il secondo anno di Allegri. Sono partiti i big. Non è arrivato il rifinitore chiesto da Allegri. Peggio: è arrivato Hernanes. “Che fai, li difendi anche quest’anno?

 

Scudetto.

Coppa Italia.

E stavolta l’estate parte col botto: arriva Pjanic dalla Roma e poi Higuain dal Napoli. Sta a vedere che stavolta vuole vincere qualcosa anche la società. E invece no, perché intanto va via Morata (“perché concedere la recompra? E’ roba da Sassuolo d’Europa”), ad agosto arriva la cessione di Pogba, a prezzo record (“ma danno 30 milioni a Raiola, si sono fatti fregare pure stavolta”), quindi restiamo con Khedira, Pjanic e Marchisio (“lo vedi che non vogliono mai fare lo sforzo finale?). Il solito ultimo giorno chiudiamo Witsel in uno stanzino: quello aspetta, aspetta ma alla fine non arriva, perché tanto l’ultimo giorno va sempre così.

In una delle mie infernali chat su Whatsapp sulla Juve, l’hashtag ricorrente è #centrocamposmontato. Hashtag che non sarà mollato durante tutto l’anno, prima e dopo il cambio modulo deciso dopo alcune prestazioni non convincenti. “Come fai a fare un campionato solo con Pjanic, Khedira sempre rotto e Marchisio fuori per infortunio?”.

 

Scudetto.

Coppa Italia. Champions League favolosa, fino al famigerato secondo tempo della finale.

Che getta tutti nello sconforto più totale: lo squadrone fenomenale esaltato fino al 2 giugno sparisce, va tutto male. Che è successo nell’intervallo di Cardiff? Allegri confermato dopo qualche giorno di incertezza. Sì, ma che è successo nell’intervallo di Cardiff? L’addio di Dani Alves getta tutti nello sconforto più totale (“perché se ne va? E’ una sconfitta culturale, ora va da Guardiola…). Poi non va da Guardiola, ma ormai non conta: è una sconfitta culturale, sennò perché se ne sarebbe andato?

Prendiamo Douglas Costa dal Bayern Monaco. Bene, ma che è successo nell’intervallo di Cardiff?

Più o meno alla stessa cifra vendiamo Bonucci al Milan, “glielo abbiamo regalato: e adesso che facciamo, restiamo con Benatia e Chiellini sempre rotti e Barzagli a fine carriera?”. Torna d’attualità il tema dei temi: perché non lo salutano i compagni? E quindi: cosa è successo nell’intervallo di Cardiff?

Schick non viene più per problemi alle visite, in tanti si disperano: “ecco, lui sì che mi piaceva”. Qualcuno avanza l’idea che la Juve si sia inventata tutto per risparmiare qualche milione. Tanto è estate, quindi vale tutto. “Ora lo prende un’altra e fa 30 gol”.

Arriva De Sciglio, “no dai, Bonucci per 30 milioni e De Sciglio? Come Cannavaro per Carini!”. Azzardo un’obiezione: quello fu uno scambio alla pari, non con 30 milioni in più (sennò non ce lo ricorderemmo ancora 15 anni dopo) e Carini era davvero il nulla; De Sciglio a 25 anni ha 30 partite in nazionale, ha giocato con Allegri, Conte, Prandelli… “Ah ecco, lo sapevo, ti pareva che non li difendevi: ora ti piace pure De Sciglio…”. Non ho detto che mi piace, tra l’altro lo conosco poco, ma non è proprio come Carini. “Ora strapaghiamo pure quel sopravvalutato di Bernardeschi. Voglio proprio vedere quando smetterai di difenderli…”.

Se prima o poi perdiamo qualche scudetto, e statisticamente capiterà a breve, prometto che ci faccio un pensiero.

Ma tranquillo, nel caso mi faccio sentire io. Ora, dopo sei anni, vorrei provare a godermi l’estate.