L’estate del nostro scontento

di Valeria Arena |

Con l’arrivo di Settembre si è finalmente conclusa quella lunga e a tratti estenuante parentesi sportiva di calcio non giocato che dalla notte di Cardiff arriva fino all’inizio del campionato, quello vero. I bilanci, leggendo qua e là e discutendo con amici, parenti e conoscenti, continuano a essere relativi, ma la sensazione, quest’anno più che mai, è che quell’aurea di negatività e pessimismo di origine gallese volteggi ancora sulle nostre teste facendoci dimenticare quanto di bello – tantissimo – ci ha regalato l’anno che è appena trascorso. È vero, l’estate amplifica l’effetto forte di un dolore, diceva il poeta, ecco perché di questa sessione di calciomercato sono rimaste per strada le carte stracce, le promesse non mantenute, le paure per il futuro, le occasioni mancate e i rimpianti per ciò che non si è fatto o non si è detto.

È stata l’estate dell’amore finito, tradito e forse mai iniziato. Una crisi del settimo anno che a sorpresa ha travolto anche il più insospettabile, andato via senza neanche voltarsi indietro. E non è mica vero che la nostra fine non fu niente di speciale, come spesso ci ostiniamo a ribadire soffocati dall’orgoglio, perché l’addio di Bonucci, per motivi forse meno sportivi e più sentimentali, è qualcosa che rimarrà tra le pagine chiare e le pagine scure di questa lunga storia. Da anni ogni sessione estiva ci ha abituato a celebri e dolorosi addii (Vidal, Pirlo, Pogba e per la sottoscritta pure Morata), ma quello di Leo – permettetemi di chiamarlo ancora così – è lo scacco di un’amante che non smette di urlare di non amarci più e che, per rendere il messaggio ancora più chiaro, corre a braccia aperte dal nemico, obbligandoci ad assistere all’inizio di un’altra potenziale storia d’amore. Situazione da manuale,  per la quale si sprecano versi, su cui è stata scritta e filmata qualunque cosa e a cui non ci abitueremo mai.

È stata l’estate dell’amore mai iniziato e a senso unico. Quello non corrisposto. Forse il più doloroso. E qui non bastano analisi e riflessioni, non basta cercare il perché, bisogna solo accettare a denti stretti che Dani Alves non ci guardava con gli stessi occhi con cui noi guardavamo lui e i suoi assist. Brevissimo ma intensissimo.

È stata l’estate dell’amore pensato e troppo ragionato. E si sa, a furia di pensare, analizzare, snocciolare, valutare e ponderare, arriva sempre qualcuno che ti ruba ciò che pensi sia tuo da sotto il naso. Di questa sessione estiva rimarrà l’immagine di Schick con la maglia della Juventus a ricordarci di quello che non è stato e che poteva essere. Certo, la situazione è molto più complicata di come la raccontiamo e gli elementi su cui riflettere e valutare altrettanto articolati e complessi, ma è comunque vero che solo il tempo, lasciando qualche rimpianto qua e là, ci dirà se abbiamo fatto bene a non lasciarci andare.

È stata l’estate dell’affannosa ricerca dell’amore ideale. Kroos, Modric, Iniesta, Milinkovic Savic e chi più ne ha, più ne metta, la corsa estenuante al centrocampista totale e a quella passione vorticosa che non tarda di placarsi. Magari non funzionerebbe, vedi l’esperienza con Dani Alves, ma continuare a sognare non costa nulla. Destinati (forse) ad arrovellarci fegato e cuore. D’altra parte l’amore idealizzato è paradiso e inferno allo stesso tempo.

È stata l’estate dell’amore malinconico e ormai andato. Nonostante gli anni passati, alcuni più e alcuni meno, certi nomi tornano sempre e la paura di vederli giocare con maglie che detestiamo continua a non farci dormire la notte. Vidal nerazzurro e Morata rossonero sono troppo per un cuore che ha giù dovuto accettare e metabolizzare Bonucci capitano alla corte dei cinesi. Fortunatamente anche loro continuano ancora a non dimenticarci e la lontananza sembra quasi più dolce.

Conclusasi la fase dei rimpianti, delle promesse non mantenute e dei desideri non esauditi, si apre quella più concreta di ciò che resta, quella che a casa mia verrebbe banalmente denominata “I maccaruni incunu a panza” (i maccheroni riempiono la panza), come a dire che le chiacchiere son parole che il vento si porta via, mentre i fatti e le azioni sono quelle cose che lasciano il segno e su cui dovremmo concentrarsi.

È stata l’estate dell’amore totale. La 10 a Dybala (finalmente!!!), il giocatore per cui abbiamo ormai perso la testa e che, almeno per il momento, non tarda di ripeterci e ribadirci che in fondo anche lui sarebbe pronto a una lunga e bellissima storia d’amore, la stessa di cui siamo rimasti orfani dall’ormai lontano maggio 2012. Non sappiamo bene cosa la dirigenza abbia detto a Paulo o cosa Paulo abbia detto alla dirigenza, ma ci fidiamo nonostante i casi Tevez e Pogba, perché l’amore totale è così, fa rincoglionire. E allora siamo rincoglioniti e felici.

Dall’altra parte, invece, c’è la lettera di Spinazzola, costretto inspiegabilmente a un anno senza amore, come i più brutti e malriusciti matrimoni combinati.

È stata l’estate dell’amore concreto e funzionale. Un solo nome: Matuidi. Facciamo fatica ad ammetterlo (vedi il punto sulla ricerca dell’amore ideale), ma due sole partite, giocate tra l’altro qualche minuto, ci hanno fatto capire che era quello che ci serviva e che in fondo volevamo. Lo so, è complicato accettare che quello di cui avevamo bisogno era in realtà qualcosa che non stavamo neanche cercando, ma d’altronde “i maccaruni incunu a panza”. Siamo inspiegabilmente sereni ed è questo quello che conta.

È stata l’estate della conferma dell’amore storico. Chiellini, Barzagli, Lichtsteiner, Buffon, Marchisio. I momenti belli trascorsi insieme non si dimenticano mai, anche se la routine prende il sopravvento e iniziamo a dare le cose per scontate.

È stata l’estate dell’amore coraggioso e faticato (questo è un cruccio mio, purtroppo di pochi altri e fortunatamente anche di Allegri): Mandzukic, l’insospettabile, eppure il più necessario. Mi dispiace per i detrattori, ma ad oggi continuo a faticare a vedere una Juve senza di lui. Amore significa non dover dire mai mi dispiace…che il mister l’abbia schierato ancora.

È stata l’estate dell’amore coltivato. Una scintilla all’inizio e poi strada vorticosa e in salita. In fondo però  in cuor nostro lo sappiamo: quella tra Pjanic e la Juve, così come quella tra Rugani e la Juve, potrebbe essere una delle storie più belle e travolgenti degli ultimi anni. Siamo frenati, si sente, e allora non resta che lasciarci andare completamente. Ci bruceremo? Forse sì o forse no, ma ne sarà valsa la pena. Senza dimenticare Alex Sandro, rincorso e corteggiato fino allo sfinimento. Forse, erroneamente, il giocatore di cui fuori dal campo ci siamo fidati meno.

È stata l’estate degli amori sbagliati, o meglio di quelli di cui pensiamo siano sbagliati per noi. A De Sciglio e Bernardeschi l’ònere di farci cambiare idea.

E poi, come sempre, è stata l’estate del colpi di fulmine e potenziali amori, Douglas Costa, Howedes e Bentancur. Farfalle nello stomaco e tanta voglia di vederli in campo.

Che autunno, inverno e primavera saranno, invece, ce lo dirà il campo. Finalmente.

Altre Notizie