L’esame di Suarez: o del peggio dell’italianità pallonara

di Sandro Scarpa |

La news del giorno è l’indagine per svariati presunti illeciti relativi all’esame di Luis Suarez presso l‘Università degli Stranieri di Perugia per conseguire la cittadinanza italiana.

I media -noi di Juventibus in primis- avevano coperto live il volo dell’uruguagio, l’atteraggio a Perugia, l’esame (rapidissimo) e i selfie con esaminatori e tutor (tra gli intercettati e -presumibilmente- indagati della vicenda). Tutti noi abbiamo scherzato sulla facilità dell’esame con l’uruguagio che 30 minuti dopo l’esame era già in uscita con tanto di diploma in mano.

Tutti i tifosi Juventini esultavano, inutilmente, visto che dopo poche ore i media semi-ufficializzavano Dzeko in bianconero e che invece poi 4 giorni la Juve avrebbe chiuso per Morata.

Esultanza scherzosa sulla facilità con cui un uruguagio, a digiuno evidente di italiano -ancorché sposato con una cittadina italiana, anche lei uruguaiana- era riuscito a superare un esame sulla conoscenza della lingua italiana scritta e orale, descritto come arduo ed equiparabile a quello di uno studente di 3°-4° superiore. Tutti gli altri tifosi ironizzavano più o meno sarcasticamente sulla risibilità dell’esame.

Nessuno ha mai pensato che Suarez avrebbe fallito l’esame (alzi la mano se c’è qualcuno).

Era “scontato”, banale. Un esame all’acqua di rose, tra selfie, sorrisi e tweet dei professori di Perugia (ora alla berlina). Sarebbe successo con Suarez alla Juve o con qualsiasi altro giocatore extra-UE accostato a qualsiasi altra squadra. Con posizioni pressoché uguali. I pochi post di condanna nei confronti del “Suarez italiano” avevano mancato il bersaglio, strumentalizzando l’anti-juventinità (e il sentimento diffuso anche anti-calcio) per discutere di temi ben più importanti come lo ius solis o il riconoscimento di diritti per immigrati da anni in Italia.

Ora, con indagini in corso che non si sa se si allargheranno al giocatore e al suo entourage (qualcuno avrà pur fatto pressione sui docenti e tutor della Stranieri?) o addirittura ad un club, e che non si sa se porteranno all’accertamento di illeciti (anche l’intercettazione più “grave” va contestualizzata e potrebbe essere smontata), la situazione è cambiata: i tifosi juventini (o dell’Atletico Madrid, con cui nel frattempo Suarez si era accordato, senza aver bisogno del passaporto comunitario) auspicano -come ovvio- che il loro club non c’entri nulla (peraltro da un punto di vista sportivo è impossibile collegare qualsiasi tipo di atteggiamento nei confronti di un calciatore non tesserato), mentre gli altri accusano, fanno illazioni, ricostruzioni allusive o al più, cascano dal pero dicendo “Eh però, bella vergogna questi prof!”, con l’aggiunta dei giornalisti spagnoli che, dall’alto di una presunta superiorità morale addirittura scrivono “Queste cose succedono solo in Italia!”.

Sarebbe stato esattamente il contrario, con tifoserie variate.

Certo ci si aspettava un esame benevolo e non un tentativo di illecito, eppure è il classico episodio in cui la “faciloneria” all’italiana aveva comunque sorvolato sulla burocrazia a “marce diverse” e ora si intreccia con le beghe della tifoseria pallonara che cambia posizione e casca dal pero solo quando è coinvolta -anche se molto indirettamente- la sua squadra e tira fuori casi passati, anche lì come presunta supremazia morale.

Di sicuro, ad oggi ci sono tre cose:

1) La Juventus si beccherà i suoi ettolitri di fango -dal basso e dall’alto- anche se -con tutta probabilità- non c’entra nulla;

2) Forse sarebbe ora di capire che la giurisdizione che consente ai lavoratori europei di circolare in UE al contrario di quelli extra-UE non ha nulla, ma proprio nulla, a che fare coi calciatori milionari e il loro impatto sulle squadre e nei sistemi calcistici. Non si capisce perché una squadra possa schierare 10 sloveni, portoghesi o rumeni e non 1 argentino, brasiliano o uruguagio in più in nome del libero mercato di scambio e persone in UE che riguarda ambiti lavorativi ben diversi.

3) Tutti (o quasi) ci siamo comportati male prima, durante e dopo l’esame di Suarez. Nel ridere, esultare, polemizzare strumentalmente e ora difendere, accusare o cascare dal pero.