Juve, calma e gesso. Ma senza abusarne

di Mauro Bortone |

Calma e gesso. Ma senza abusarne. Il pareggio con la neo-promossa Benevento (l’ennesimo di questo avvio di campionato), forse più inquietante di quello maturato a Crotone, perché spezza un percorso che sembrava diventato virtuoso, ha confermato ancora una volta che la Juventus di Andrea Pirlo è un progetto ibrido.

Nonostante lo stesso allenatore, subito dopo la pausa della Nazionale, avesse avvertito l’ambiente della necessità di porre fine agli esperimenti e di dare sostanza e continuità ai risultati, sono bastati pochi giorni per rivedere incertezze e riaccendere dubbi.

Ma, come detto, calma e gesso. Perché ogni volta il giudizio generale che si dà appare fortemente condizionato dalla percezione che lascia l’ultima prestazione vista; e, infatti, sono diverse settimane che le reazioni nei confronti della squadra, in virtù dell’alternanza di risultati, assomigliano alle montagne russe, dove al vecchio scontro tra fazioni (“contiani” contro “allegriani” e poi tra “allegriani” contro “sarristi”) si è sostituito il conflitto tra fedeli a prescindere del “Maestro Pirlo” e la cricca dell’“aridatece un allenatore vero”.

La verità, come sempre, sta nel mezzo, ovvero che non c’era da sprecare elegie su “Pirlolandia” (peraltro denigrando con paragoni pregiudiziali chi l’ha preceduto) in quanto il modello, al momento, è un ibrido, chiaro solo nella testa del mister (che ha sicuramente idee interessanti che vanno però tradotte, mediate e armonizzate con l’esperienza sulla panchina e non è detto che il processo avvenga con scontata rapidità), né perpetrare l’eterna ossessione che il destino di questa squadra dipenda esclusivamente dal tecnico che la guida (se così fosse in assoluto dovrebbero sempre vincere i “big” e sarebbe impensabile la storia di un assistente diventato primo allenatore come nel caso di Hans-Dieter Flick, che poi vince tutto in pochi mesi col Bayern Monaco).

Il pareggio col Benevento, soprattutto per come è maturato fa male e riporta la squadra indietro. Ma ci vuole calma e gesso. Perché nel calcio non esiste una scienza esatta per spiegare il senso di alcuni risultati. C’era una logica nella scelta di Pirlo allenatore e c’è una coerenza in una Juve, fortemente ringiovanita tra le sue mani e con più gamba, che pur col suo potenziale importante deve mettere in conto di peccare di personalità in qualche partita. E poi perché di “pareggite” (5 pari in 8 gare) e di risultati deprimenti a inizio campionato abbiamo sofferto anche in altre stagioni felici.

Ma di calma e gesso, d’altra parte, non c’è neanche da abusare. Primo, perché alla Juve, da sempre, quello che conta sono i risultati e, alla lunga, i progetti verranno valutati esclusivamente in base a quelli. Secondo, perché questa squadra, rispetto alle precedenti edizioni, conferma di non aver risolto i problemi di un centrocampo corto (con giocatori spesso non abili alla causa per problemi fisici) e con poca qualità (quella che permette di cambiare passo quando le gare sono chiuse e le linee di gioco bloccate, nonostante abbia mutato diverse pedine che lo compongono; terzo, perché se è giusto concedere tempo ed errori a un gruppo con tanti giovani, questa Juve, in controtendenza con la propria storia, sta dimostrando di non essere abile ad imparare dai propri sbagli e di farne tesoro, correggendoli in corsa; quarto, perché la carenza di idee non viene compensata con un surplus di quantità e corsa; quinto, perché la dipendenza da Cristian Ronaldo sta diventando un fattore preoccupante anche in Serie A (alla faccia di chi continua a dire che la Juve vincerebbe il campionato pure senza il portoghese) e se lo è nelle piccole sfide, il rischio concreto è che lo sia esponenzialmente in quelle più grandi.

Tradotto in parole più semplici: se questo è l’andazzo, ovvero che la Juve affida il suo destino al solo CR7, il pericolo è quello di intravedere con largo anticipo quale possa essere l’epilogo della stagione (soprattutto in Champions), perché nelle due precedenti stagioni lo abbiamo già vissuto e ne abbiamo pagato pesantemente lo scotto. Per cui ora quello che davvero serve è che qualcuno intervenga e permetta di ricostruire una mentalità Juve.

Ci vuole calma e gesso, per reagire e non cedere agli isterismi di un’annata che si preannuncia (e già lo è) anomala. Ma senza abusarne, perché alla Juve mal si sopporta l’idea di non raggiungere almeno gli obiettivi minimi.


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