[System Error] – Cosa è Douglas Costa?

di Alexander Supertramp |

Douglas Costa è innanzitutto un giocatore unico, dotato di una velocità esplosiva e di una tecnica di base impressionanti, unite da buon brasiliano a discreta fantasia, formano un mix davvero speciale ed esclusivo nel panorama calcistico mondiale.

Sin dalle prime volte che vidi questo giocatore, ai tempi dello Shakhtar Donetsk, era impossibile non notare ed esaltarsi di fronte alle sue scorribande fulminanti.

Eppure oggi, dopo quasi due anni dal suo approdo in maglia bianconera, evento che mi portò ovviamente grande entusiasmo, sono ancora titubante ogni qual volta lo vedo in campo.

In particolare in quest’ultimo periodo, molti sono i dubbi e le perplessità che mi fomenta il brasiliano.

La sensazione più netta che ho, guardandolo con la maglia della Juventus, è quella di vedere come un elemento a se stante dal resto della squadra. Come un pezzo extra, un optional, un tasto “turbo boost” da schiacciare alla bisogna, ma non davvero permeato nei meccanismi tattici ed armonici di una squadra, e forse, (e magari di conseguenza) distaccato anche da quelli più prettamente emozionali e mentali.

Non riesco mai a percepirlo all’interno dei movimenti della squadra e dentro i momenti delle varie partite. Lo vedo sempre come un elemento separato, un’aggiunta extralusso al tuo cono gelato, che ogni volta può ricevere palla e spaccare il mondo, il campo e la partita di sua libera iniziativa, ma raramente darti la sensazione di un gusto inserito integralmente nel contesto del sapore generale.

Douglas Costa mi appare, volendo un po’ estremizzare, come un software troppo potente per interfacciarsi con lo schema generale, o più semplicemente con gli altri compagni. Come fosse troppo veloce per il resto della squadra. Il calcio come sappiamo, è un’armonia di movimenti e meccanismi, che devono sempre essere volti tutti verso la stessa strategia. Sia essa di calcio di “dominio del campo e di possesso” o di una strategia volta invece più sulle ripartenze e sugli spazi aperti. Ma i movimenti dei singoli devono sempre interfacciarsi con il sistema operativo generale della squadra. La difficoltà maggiore di Douglas mi sembra proprio questa. Riuscire a connettersi con il sistema operativo generale e con ogni altro singolo elemento del complesso. Un software 64bit immesso in un semplice 32bit. O più meccanicamente, un pistone di una Lamborghini montato su una Lancia Y.

Vedendola così, si potrebbe pensare che il problema sia semplicemente di “squadra e spartito tattico” non congeniale alle sue fenomenali caratteristiche. Guardando indietro nel tempo però, non si può non notare che questo giocatore difficilmente ha trovato la sua vera dimensione anche in altre squadre. Nei due anni passati a Monaco ha vissuto anche in quel caso momenti molto altalenanti, di estasi totale ma anche di incomprensioni e panchine, finendo infine per essere ceduto come un gioiello mai davvero compreso. Nel Brasile? … Anche nella sua Nazionale Douglas non è mai riuscito a ritagliarsi lo spazio che le sue incredibili potenzialità lascerebbero immaginare. Pure nella Selecao il suo impiego più proficuo è stato partendo dalla panchina, come elemento disturbante a partita in corso. Il miglior Douglas Costa, considerando la continuità di rendimento, lo si è visto senza dubbio con lo Shakthar Donetsk. Non a caso forse una squadra meno blasonata e dotata di meno fuoriclasse. Douglas è giocatore dunque da squadre di media fascia? Può dare il meglio di se e trovare quell’agognata continuità solo in ambienti meno carichi di tatticismi, pressioni e fuoriclasse? Con spartiti tattici più semplici da interpretare, dove poter liberare a suo piacimento il suo grande talento? … Ad oggi a questa domanda risponderei ancora NI. E’ possibile! …E’ possibile che il miglior Douglas Costa si possa vedere solo in tali contesti, ma è anche possibile che il giocatore possa magari ancora trovare un allenatore davvero capace di valorizzarlo al pieno delle sue capacità e poter liberare efficacemente, in un contesto generale, tutti i cavalli di cui è dotato il suo prezioso motore. Sembra quasi impossibile che tanto ben di Dio non possa trovare compimento nel calcio di primissima fascia.

Per capire meglio Douglas Costa, secondo me un buon esempio e parallelo che può essere fatto, è quello con Cuadrado.

Il Colombiano ha caratteristiche simili al brasiliano. E’ dotato di velocità, dribbling e tecnica. Vedendoli allenare insieme sicuramente l’occhio cadrebbe sempre prima su Douglas Costa. Maggiore è la sua esplosività, più folgorante è la sua velocità, più raffinata è la sua tecnica, ma il colombiano riesce ad inserirsi meglio nei vari contesti tattici e nelle frange emotive delle partite. Cuadrado è come un software più leggero, con codici più dinamici e meno complessi, interfacciabili con tutti i sistemi operativi. Sa interpretare partite di attacco, in pressione con la squadra alta, agire in spazi stretti negli ultimi 20mt di campo, e sa interpretare partite e momenti opposti, con la squadra più bassa, con tanto campo davanti per la sua velocità. Sa dare intensità alla sua fase difensiva, sa rallentare quando la squadra ha bisogno di consolidare il possesso e sa accelerare quando necessario. Vedo il Colombiano come un giocatore quasi perfetto per il tipo di squadra quale è la Juventus di Allegri. Una formazione camaleontica, che cambia ogni volta faccia in base all’avversario ed in base alle sue potenzialità del momento. Ovvio, Cuadrado guardandolo con occhio crudo ha molti più limiti di base del brasiliano, ma riesce molto più spesso a leggere con intensità ed efficacia i bisogni e le necessità della squadra. Questo manca in primo luogo a Douglas Costa. Sapersi calare in un contesto armonico.

Una chiave, a mio parere per poter riuscire a rilanciare il brasiliano, e farlo magari un giorno rendere davvero al meglio, sarebbe quella di farlo riappropriare innanzitutto del campo e del calcio, nella sua espressione più basica ed elementare. Farlo ripartire e chiedergli in primis le cose semplici. Chiedergli intensità, dinamismo, concentrazione, corsa ed aiuto costante ai compagni. Farlo sentire dentro la squadra e lo spartito. Una volta reinserito integralmente ed emotivamente nella disegno tattico ed emotivo, la sua tecnica, la sua velocità e la sua fantasia dovranno per forza di cose risaltare fuori dall’albero.

Ad oggi, immaginarlo titolare in una rosa così fornita e variegata quale quella della Juventus non è semplicissimo. Sicuramente le sue serate più adatte potranno essere le notti di Champions. Quando il livello si alza al massimo, le sue giocate fulminanti anche se a sprazzi, potranno essere davvero preziose.

Questo è quello che c’è da augurarsi per il momento. Poter sfruttare i suoi cavalli quantomeno nei momenti topici delle grandi sfide Europee. E sono abbastanza sicuro che anche Allegri non si priverà di certo in toto della nostra Lamborghini brasiliana.