L’eredità di Mattia De Sciglio

di Nino Flash |

Svegliarsi il mattino senza Mattia De Sciglio comunque non è una bella sensazione. Quel visino da ragazzo perbene, anche troppo perbene, ci mancherà.

D’accordo, sarà stato la causa quanto meno della maggioranza (relativa) delle imprecazioni di tanti match day (sì, anche prima della partita), ma ha saputo quasi sempre fare il suo mestiere, senza avere i colpi del fuoriclasse in un ruolo che di fuoriclasse non ne sforna più. La sua bella diagonale era spesso perfetta e ordinata come i suoi capelli in zona mista. Il gol (l’unico) al Crotone, un tiro secco e pulito come lui, lo ricordiamo bene: fu il vero evento di quell’altrimenti anonima vittoria allo Stadium.

Voluto da Allegri e battezzato titolare anche da Sarri, se ne va non per demeriti tecnici, né per limiti caratteriali, e forse neanche per colpa dei suoi ricorrenti guai fisici. Sembra piuttosto essere vittima della sua “plusvalenziabilità”, il morbo che ormai seleziona i profili da inserire nelle exit list dei top club, sempre più impegnati a districarsi quotidianamente tra i paletti del FFP.

Quindi, sì, ci mancheranno quei suoi cross a volte non precisissimi, quei passaggi sbagliati che dalla tv sembravano elementari, quelle cadute che 2-3 volte hanno dato il via libera all’avversario. Ci mancheranno perché, dopo tutto, sono momenti che fanno apprezzare di più tutto il resto del buono che lui e i suoi compagni hanno reso sul campo.
E pazienza se abbiamo perso una supercoppa qua e là. In fin dei conti, la sua “marcatura” più utile è stata quella della rovesciata => standingovation => CR7allaJuve. Solo per questo, eterna gratitudine a Mattia De Sciglio.


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