L’equivoco del Nove (che porta il Ventuno)

di Stefano Francesco Utzeri |

higuain

Non mi piace questo tridente. Senza troppi giri di parole, lo dico apertamente, non lo avevo atteso, non lo volevo, e il campo non sta restituendo ciò che sarebbe lecito aspettarsi, almeno sulla carta da CR7-Higuain-Dybala, tutti assieme in campo contemporaneamente. C’è però un grande equivoco nella Juventus 19/20, ed è il Pipita.

Inutile nasconderselo, agli albori della programmazione per la stagione 2018/2019, il Pipita non rientrava nei programmi presenti e futuri della Juventus, e il “casino” di Paratici, che rispondeva al nome di Icardi, aveva un suo grande perché. Quello che vediamo oggi alla Juventus è un calciatore molto lontano dal bomber dei 17, 18, 36, 24 e 16 gol realizzati con le maglie di Napoli e Juventus tra il 2013 e il 2018. Quella che vediamo oggi è una versione surrogata dell’Higuaín centravanti di manovra, che cerca di ritagliarsi uno spazio nella Juventus di Cristiano Ronaldo e Dybala, cercando di usare tutte le armi a sua disposizione.

Nel caso del Pipa, l’arma migliore a disposizione è il ritorno a quell’indole, mai persa, del fiore della gioventù, l’indole del trequartista dalla tecnica raffinata, l’ottima visione di gioco e, perché no, qualche gol che non fa mai male. Lo abbiamo visto, ce lo godiamo ogni volta che si materializza in campo, e ci brillano gli occhi, un po’ per la sua meravigliosa tecnica individuale, un po’ perché nella maggioranza dei casi il tifoso juventino ha adottato Gonzalo come un fratello da coccolare e tenersi stretto, perché lui nell’affetto dei tifosi, della “famiglia” ci sguazza.

A Napoli Maurizio Sarri lo ha proposto in quello stadio che per loro è stato teatro di grandi battaglie uno accanto all’altro e uno contro l’altro. Consapevoli entrambi, che con qualunque maglia avesse giocato Napoli-Juventus era stato in grado di fare la differenza. Gonzalo era reduce da una buona, ottima prestazione, con la Roma, nella quale gli era mancato il gol solo per una buona dose di sfortuna e un pizzico in meno di quella freddezza che in fondo in carriera gli è sempre mancata. Aveva deliziato, con giocate di pura tecnica individuale, e aveva giocato la partita da calciatore offensivo totale, con Douglas Costa e Ronaldo che lo appoggiavano in posizione defilata.
A Napoli no, ieri Higuaín, ahinoi, era in una serata negativa, la sua prestazione è stata quasi ingiudicabile, rinchiuso in quello spazio centrale, dal quale non sembrava volersi e potersi allontanare, rallentato nei movimenti, demoralizzato da un rifornimento di palloni che non è quasi mai arrivato. L’Higuaín di oggi non è più il numero 9 mortifero di qualche anno fa, vuoi per mancanza di rapidità, vuoi perché forse ha perso un po’ di lucidità sottoporta rispetto alle stagioni passate. Quando gli manca lo spazio e la forza per muoversi liberamente diventa un attaccante facile da marcare. Ieri la sua posizione centrale a “riempire l’area di rigore”, classico tormentone di questo inizio di stagione bianconero, ha inceppato il meccanismo. Centralmente la Juventus si è trovata a doversi muovere in mezzo ad una selva di avversari, Higuaín è andato in difficoltà e ha funzionato come punto di riferimento per Di Lorenzo e Manolas che non hanno faticato a chiudere quasi tutte le iniziative centrali della Juventus. Anche Dybala, partendo da destra o alle sue spalle del Pipita, ha sofferto la posizione del 21 e così non ha mai trovato veramente lo spazio per entrare in area.

Il 4-3-3 o 4-3-1-2 (decidete voi quale sequenza di numeri è più adatta) visto ieri, insomma, non sembra l’abito giusto di questa Juventus. Non è la prima volta (Riad docet) e la motivazione, per il modesto parere di chi vi scrive, è tutta nel nuovo-vecchio Gonzalo Higuaín, costretto a riempire un’area di rigore che ad oggi non sembra più il suo privatissimo parco giochi. Il Pipita è cambiato, e dobbiamo prenderne atto.