Emre Ciao

di Luca Momblano |

Emre Can era un titolarissimo del Liverpool di Jurgen Klopp a ridosso dell’ultimo step che ha di lì a pochissimo posizionato i Reds ai vertici assoluti e definitivi del calcio europeo. Emre Can – un po’ come Coutinho, un po’ come Alberto Moreno – ha contribuito senza se e senza ma all’upgrade della creatura calcistica più chiacchierata e più invidiata del continente. Poi, però, Emre Can è passato alla Juventus. Seconda creatura più chiacchierata d’Europa, o forse prima, o forse è soltanto colpa di quella prematura eliminazione contro l’Ajax. Emre è il migliore dei peggiori nella gara più bruciante, dello Stadium che ha già capito, dello Stadium ammutolito e/o frastornato. Emre è il migliore dei migliori nella gara invece più esaltante – tolto Lui – quella gara in cui lo Stadium ha portato Bernardeschi, e viceversa, dalla Tribuna Est secondo anello fin dentro l’area di rigore.

Emre arriva nell’estate in cui arriva Lui. Entrambi finalisti di Champions. Uno fa legna e l’altro la brucia. Uno è giovane e ha tempo, ma ha un problema alla schiena, poi ha un problema alla tiroide, poi ha un problema di collocazione, poi ha un problema a togliere il posto a Khedira, poi ha un problema a convincere Sarri, infine ha un problema a capire perché. Perché è finito fuori dalla lista Champions. Alla Juve i perché si accettano, non si capiscono. E questo per qualcuno è un problema. Insormontabile.

Emre è un peccato, ma senza dubbio ci ha messo del suo. Mediano vecchio stampo, ma per vigoria moderno. Non per le due fasi, dove non ha convinto nella scalata delle gerarchie. Probabilmente un po’ musone, ma questo è l’aspetto che meno conta. A meno che tu non abbia un grosso problema. Emre non se n’è fatto una ragione e non si è sentito ascoltato. Nel frattempo giocava le sue peggiori partite. O spezzoni. Riusciva perfino a fare i peggiori riscaldamenti. La china era presa. Il Borussia ha soltanto allungato la mano. Per loro è oro che cola sulla carta. Per noi è un ramo secco sulla pianta. Comunque sia, è meglio non incontrarli. Non quest’anno. Non in finale. Non lui. Emre ciao. Sappiamo che sarà un arrivederci detto male. Ciao lo si dice a chiunque. A cuor leggero. Dimenticandosi del volto e dei turbamenti pochi istanti dopo. È il destino dei jolly, che se non hai il più forte jolly di tutti te lo dimentichi pochi secondi dopo averlo liquidato.


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