La parabola di Emre Can, da panacea a problema

di Jacopo Azzolini |

Per come la Juventus aveva chiuso la stagione 2018-2019, Emre Can sembrava uno dei pilastri del prossimo ciclo. D’altronde, il tedesco era stato un importante rinforzo in un periodo in cui la Juve aveva un evidente gap tecnico a centrocampo in confronto agli altri top club europei. Oggi invece stiamo parlando di un giocatore che, nonostante un ingaggio da titolare, è escluso dalla lista Champions, poco impiegato dall’allenatore e sostanzialmente ai margini del progetto tecnico. Le molte dichiarazioni infuocate del tedesco portano a pensare che una cessione a breve sia tutt’altro che improbabile.
Dopo un anno e mezzo, l’avventura di Can alla Juve ha detto molto su un giocatore che nel gennaio 2018 era visto quasi come un salvatore della patria. Arrivato con la fama di essere un profilo duttile, si è rivelato un giocatore molto più monodimensionale di quanto tutti noi credessimo. Mostruoso nel pressing e nella riaggressione, ma con tanti difetti tecnici per essere titolare in una squadra che gioca un calcio di possesso. Sarri chiede a tutti i propri centrocampisti una partecipazione continua e attiva nel palleggio: oltre agli smarcamenti, è fondamentale la capacità di giocare sul breve e a pochi tocchi. Tutte circostanze in cui Emre Can va in affanno, visto che si tratta di un calciatore che ha bisogno di tanto campo davanti a sè.
Soffre infatti parecchio gli spazi intasati, situazioni in cui appare in imbarazzo e commette tanti errori tecnici. Considerando che la Juve di Sarri tende a sovraccaricare il lato destro (con tanti giocatori vicini tra loro), è normale che l’allenatore abbia preferito Khedira. L’ex Madrid, pur coi suoi difetti, è maggiormente a proprio agio in un calcio associativo dove l’intenzione è quella di attaccare sullo stretto. Le difficoltà che Can sta incontrando nel gioco di Sarri sono evidenti, e il nervosismo del calciatore ben sintetizza una situazione che sembra sempre più compromessa.

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