È il momento di Emre Can

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È il momento di Emre Can. Un giocatore che mancava al nostro centrocampo: intensità, dinamismo, muscoli, coraggio, solidità, duttilità, concentrazione. Tutte qualità ideali per dare l’assalto finale alla Champions League.

Il classe 1994 è stato a lungo inseguito dalla nostra dirigenza, brava ad assicurarselo (anche in questo caso) con un anno di anticipo e a parametro zero, con buona pace del suo ex allenatore Klopp, che ha diplomaticamente preso atto della sua cessione, visibilmente tradendo l’imbarazzo di chi sa di essersi privato di un tassello importante ed equilibratore.

Il turco di Francoforte non è esattamente il clone di Khedira, se non in qualche vaga somiglianza somatica. Non ha (ancora avuto occasione di dimostrare di possedere) il fosforo del connazionale e conterraneo più anziano nella lettura di tutte le situazioni di gioco, né identico bagaglio tecnico, che pure è elevato: al confronto, risulta più reattivo e recettivo (anche per via delle minori età ed esperienza), più “incosciente” e istintivo (qualità che piace ad Allegri nelle partite più cruciali della Champions League) e più adattabile a diversi ruoli in campo (e questo, nella mente di ogni allenatore, è quanto di meglio ci possa essere), nonché altrettanto preciso nei passaggi, senza disdegnare gli “strappi” in avanti. Dovrà perdere ancora un filo di comprensibile irruenza e mantenere maggiore lucidità nella gestione di alcuni frangenti di gara, per consolidare la già acquisita esperienza in squadre di livello quali il Bayern Monaco e il Liverpool (da titolare) e, quindi, spiccare il definitivo salto nelle gerarchie, cui pare già destinato.

Emre può giocare al posto di Khedira, così come al posto di Pjanic, nonché con ognuno di loro ma, a mio avviso, meno con entrambi: infatti, considerando Pjanic come l’imprescindibile regista centrale arretrato della squadra, non restano che le mezzali per trovare spazio e Can pare senz’altro più indicato per quella destra, stabilmente occupata da Khedira (di cui ha rappresentato il sostituto subentrante sinora). E certamente, in un ruolo o nell’altro, non viene penalizzato né nella capacità di interdizione né in quella di fornire assistenza. La duplicità nella gestione di entrambe le fasi di gioco ha portato anche all’accostamento di Emre con Vidal, su cui ho però dei dubbi, in quanto valuto il cileno dei tempi juventini complessivamente superiore o dotato di caratteristiche differenti; se dovessi paragonarlo ad un nostro mediano del passato dall’ampia gamma di repertorio, tenderei a preferire Cristiano Zanetti, per la capacità di recuperare palloni, coprire le linee di passaggio, effettuare marcature preventive e, al contempo, saper servire i compagni in attacco (si spera, più resistente agli infortuni).

Emre è comparso sulla scena bianconera inizialmente un po’ in sordina, vuoi perché coperto dal roboante ingresso di CR7, vuoi per il suo già annunciato sbarco a Torino, vuoi perché non grande protagonista sui social e nemmeno particolarmente enfatizzato dal proprio sponsor tecnico (Nike). Non è, allo stato, uno dei titolari della squadra, stante la tradizionale gestione oculata dei nuovi arrivati da parte di Allegri e la sua robusta preferenza per Khedira come mezzala e Pjanic come regista, ma ben si inserisce nello scacchiere di figure equivalenti di cui beneficiamo quest’anno.

Lo ritengo auspicabile, nel prosieguo, come centrocampista centrale davanti alla difesa, compito che svolgeva puntualmente al Liverpool e in cui potrebbe essere più efficace del bosniaco, in quanto più rapido nello smistare e difendere i palloni, anche sotto pressioni multiple (altra qualità non da poco, già rilevabile in Cancelo, che premia la costruzione dal basso). Questo potrebbe migliorare l’incisività del nostro centrocampo e, quindi, del gioco della squadra che così, quantomeno nelle caratteristiche fisiche e, in parte, tecniche, dei suoi componenti, si allineerebbe alla convincente struttura di diverse squadre di eccellenza, tra cui il Barcellona (Rakitic/Pjanic, Busquets/Can, Matuidi/Vidal) e il Real Madrid (Modric/Pjanic, Casemiro/Can e Kroos/Matuidi): in queste trasposizioni ideali, una mezzala tecnica defilata, un metodista interditore al centro e un dinamico mediano di inserimento sul versante opposto.

Stiamo assistendo all’affermazione di un ottimo elemento, in grado anche di esprimersi anche in un centrocampo a due (vedi il finale della gara di Valencia), così come, nei trascorsi inglesi, da difensore centrale (dubito che lo vedremo mai alla Juve in quelle vesti, stante anche l’abbondanza di interpreti di ruolo) e il tutto è supportato dai fatti: cinque presenze, di cui una da titolare; un assist (per CR7, contro il Sassuolo); 90% di precisione nei passaggi; 55% di contrasti vinti (80% nell’intera esperienza in Premier League); poco meno di un tiro a partita e un solo cartellino giallo in 182’. E persino una dichiarazione un po’ naive (in seguito rettificata, spiegando che era finalizzata alla difesa di CR7) che – senza tener conto della Juventus Women – potrebbe stare benissimo tra quelle di Paolo Montero: “ll rosso a Ronaldo? Non siamo donne, giochiamo a calcio”.

Emre Can is for real.