“Sì al calcio moderno” – What’s the meaning of esubero?

di Claudio Pellecchia |

Sono tra quelli che, pur concordando in parte con le perplessità di natura tattica espresse da Jacopo Azzolini, non avrebbe escluso Emre Can dalla lista Champions. E non solo per quanto evidenziato da Giulio Gori in termini di quid in meno in quelle sei partite che, presumibilmente, avranno un ritmo ben diverso rispetto a quello letargico di gran parte delle restanti 36 di Serie A; anche un grande ex di Juventibus come Fabio Barcellona in questo pezzo su Ultimo Uomo ha sottolineato come Emre Can «potrebbe muoversi in verticale, facendo valere le sue doti di incursore e la qualità della sua pressione sugli avversari. Il tedesco è un giocatore che la scorsa stagione è parso a disagio nel centrocampo a tre di Allegri, sia da mezzala che nei rari impieghi da mediano, e che invece ha fornito il meglio nelle poche occasioni in cui ha giocato in coppia con un altro interno o come terzo di difesa. Tuttavia, in un contesto più strutturato e con compiti definiti e chiari potrebbe utilizzare al meglio le sue qualità anche da mezzala in un triangolo di centrocampo». Quindi, secondo chi vi scrive, questa iniziale incompatibilità sistemica potrebbe essere facilmente superata con un quel quotidiano lavoro sul campo che fa di Maurizio Sarri uno dei migliori tecnici italiani per quel che riguarda il player development.

Tuttavia non è questo il luogo per ulteriori analisi su questioni tecniche e tattiche. Quelle potrebbero essere riassunte in un messaggio (nemmeno tanto) in bottiglia che Dario Pergolizzi ha lasciato ieri nella chat redazionale, fornendomi anche un ideale assist per queste righe: «si insedia un nuovo staff, inizia un nuovo progetto. Ci sono una trentina di calciatori da gestire e valutare durante il preseason, c’è chi fa tutto il ritiro, chi arriva solo pochi giorni prima dell’inizio degli impegni ufficiali. in questo tempo, oltre a organizzare un lavoro tecnico-condizionale, vanno fatte delle scelte organiche. Succede in terza categoria, per capire chi tesserare e chi no, succede ad altissimi livelli per capire chi escludere e chi no. Emre Can è stato escluso per scelta tecnica, a favore di gente che da fuori ritenevamo finita o non adatta al modello di gioco, ma che, come abbiamo avuto modo di vedere da spettatori esterni nelle due partite, in realtà sta benissimo in questo contesto».

Tutto sta, infatti, in quel “a favore di gente che da fuori ritenevamo finita o non adatta al modello di gioco”. Il riferimento è, ovviamente a Sami Khedira e Blaise Matuidi che prima di (ri)scoprirsi insostituibili in questo inizio di stagione hanno visto per un’estate intera i loro nomi inseriti nell’elenco degli “esuberi”, gli indesiderati di lusso che appesantivano (e appesantiscono) il bilancio e complicavano (e complicano) le scelte di Sarri al punto da dover rendere necessario l’utilizzo di “imbarazzante”. Con la realtà del campo che ha ribaltato totalmente prospettive e percezioni estive – comprese quelle del sottoscritto, almeno per quel che riguarda le gerarchie del centrocampo – più che chiedersi perché Emre Can non sia in quella lista che in passato ha visto depennato anche i nomi di Lichtsteiner, Asamoah e Cuadrado, bisognerebbe domandarsi chi sia un “esubero”. O, meglio, chi alla Juventus debba essere considerato tale per evitare ulteriori lost in tranlation, non solo da parte dei diretti interessati.

Tanto dal punto di vista tecnico che da quello economico – con il secondo, e lo abbiamo capito anche durante una sessione di calciomercato più esasperata ed esasperante che mai, che spesso prevale sul primo – la risposta sembra scontata. Perché che Emre Can possa considerarsi più forte e completo di Matuidi, oltre che fisicamente più affidabile di quel che resta di Khedira non sembra essere materia di discussione; così come non sembra esserlo il fatto che è un classe ’94 da sei milioni netti l’anno debba considerarsi un profilo preminente, oltre che maggiormente futuribile, rispetto a due classe ’87, di cui uno con il contratto in scadenza 2020.

La scelta di Sarri rappresenta quel curioso paradosso per cui i due assunti di cui sopra si trovano ad essere contemporaneamente confermati e smentiti. Perché si tratta di una scelta che, pur poggiando su logiche di campo al momento inattaccabili – «nessuno staff è così scemo da boicottarsi solo per una questione di caratura internazionale (i CV di Khedira e Matuidi) o di stipendi», Pergolizzi bis – non esclude  l’idea che, in circostanze diverse e con un mercato in uscita meno complicato, Emre Can in quella lista ci sarebbe entrato. Non necessariamente a scapito di Khedira e Matuidi, di Khedira o Matuidi.

Al netto del non verificarsi di queste circostanze e di una scelta del tecnico assolutamente strumentale alle sue idee per la sua prima Juve, bisogna abbracciare l’idea che, in questo momento, tutti siano esuberi e nessuno sia un esubero – almeno nell’accezione che, sbagliando, consideravamo comunemente accettata e universalmente valida – fino a prova contraria. Quella del campo, che non mente mai. In fondo il cambiamento filosofico e culturale (che in molti auspicavamo) passa anche dal cambiamento di concezioni che ritenevamo inattaccabili, poi declinate in modi e tempi certamente diversi da quelli che ci aspettavamo. Starà poi a Sarri, a Can, alla Juventus, cambiare nuovamente idea e visione mentre stanno cambiando se stessi, in una stagione dove è passato, passa e passerà di tutto.


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