L’emergenza, la confusione e il silenzio d’oro della Juventus

di Massimo Zampini |

I fatti accaduti fino a domenica mattina li abbiamo raccontati qui: in breve, capiamo la portata dell’emergenza anche nel calcio quando viene rinviata Inter-Sampdoria. La settimana successiva inizialmente si pensa che Juve-Inter si possa giocare a porte aperte, vengono poi disposte le porte chiuse, sabato mattina la Lega rinvia le 5 partite di serie A disputate nelle regioni a rischio. Si prendono provvedimenti confusi, l’emergenza viene gestita senza una reale visione d’insieme: per capirci, nel Piemonte si dispongono porte chiuse e poi rinvio mentre i tifosi dell’Atalanta, proveniente da una delle zone ahinoi più contagiate d’Italia, possono attraversare l’Italia fino a Lecce e i granata farlo fino a Napoli. E’ un casino, purtroppo.

Emergenza, aggiornamenti continui, confusione, gestione da parte della Lega più che discutibile della situazione: non è il momento del vittimismo, delle lamentele, dei soliti veleni, affermavamo nell’articolo.

 

Da lì accade di tutto:

  • Marotta partecipa a ogni trasmissione televisiva per fare presente le tre deboli ragioni per cui è contrario alle proposte della Lega: tutela dei diritti Rai della Coppa Italia, assenza tifosi interisti a Torino (non vero) e comunque il virus non sarebbe sparito lunedì (ma come ovvio tutti i divieti hanno un inizio e una fine: non è che il virus a Milan comparisse solo dopo le 18, quando ai locali veniva fatto obbligo di chiudere).

 

  • L’Udinese rivendica il proprio interesse a non giocare a porte chiuse.

 

  • Gattuso e Liverani parlano di campionato falsato con questi turni sfalsati.

 

  • Sui giornali si legge che Agnelli ha voluto parlare direttamente con il Ministro Spadafora, che hanno vinto le sue pressioni, che insomma siamo alle solite. E’ totalmente falso, se vi fidate delle mie umili fonti, ma non rileva: l’importante è che passi quel messaggio. I soliti arroganti.
  • Cellino (non proprio un amico storico della famiglia e della Juventus) spiega che non è così, che Agnelli avrebbe accettato di giocare a porte chiuse, ma non conta, ormai è passata: ha deciso lui.

 

  • Zhang fa un’elegante storia Instagram notturna in cui dà del pagliaccio al presidente di Lega perché non si preoccupa della salute pubblica (ma ha appena rinviato 5 partite, affidandosi a chi di dovere per capire come eventualmente si potessero disputare). A Marotta non sta bene neanche il rinvio alla settimana seguente, predilige giocare prima Inter-Samp: a quanto si legge, Conte non vorrebbe fare tre partite così complicate in una settimana e l’AD manda una lettera alla Lega in cui spiega che l’Inter si riserva ogni azione qualora fossero prese decisioni in violazione delle norme regolamentari.
  • Ospite a Tikitaka, Joe Barone spiega che a loro invece non va di giocare a Udine domenica sera: ok le porte chiuse, ma l’orario non gli sta bene, preferisce il pomeriggio.

 

  • La Lega non sa che fare, si capisce, e in parte è comprensibile, sia perché si capisce che manca un manico deciso, sia perché pare avere a che fare con una classe di adolescenti che vuole scegliersi la data del compito in classe secondo le proprie singole esigenze e sia perché, purtroppo, l’emergenza si aggiorna di continuo.

 

  • La situazione si aggrava al punto che Juve-Milan e Napoli-Inter, inizialmente previste a porte (parzialmente) aperte, vengono addirittura rinviate a data da destinarsi, proprio come sabato scorso. Stavolta non si ipotizza alcun recupero a porte aperte, anzi, ci si chiede se davvero si proseguirà fino in fondo o no, anche a porte chiuse, perché tutto cambia di ora in ora e la cosa più responsabile è appunto, sin dall’inizio, attendere le decisioni e attenervisi senza avvelenare il clima, possibilmente senza lamentarsi se si giocherà di pomeriggio o di sera e se si giocherà prima con la Samp o con la Juve.

 

  • Mentre scriviamo, all’assemblea di Lega convocata per decidere come proseguire partecipano solo 11 squadre (tra cui ovviamente la Juventus), mentre serve che ce ne siano almeno 14 per deliberare. E pare che si andrà avanti a porte chiuse, almeno così dice il Ministro, poi si vedrà.

 

 

In tutto questo scenario complesso, drammatico, confuso, fluido, polemico, strumentalizzato, mediatico, non vi pare che manchi qualcuno?

Manca proprio lei, la grande orchestratrice di tutto ciò.

 

In dieci giorni caldissimi, parlano solo due tesserati della Juventus:

Andrea Agnelli, lunedì 24 febbraio, a Radio 24 afferma che saranno accettate tutte le decisioni dell’Autorità, porte chiuse comprese, essendo la salute pubblica l’esigenza primaria. Stop alle polemiche.

 

Claudio Albanese, capo della comunicazione, nella conferenza di martedì prende brevemente la parola per dire che la priorità è la salute pubblica e quindi non resta che attenersi alle decisioni – quali che siano – delle autorità. Chiede di non fare domande a Sarri sul tema, perché le questioni relative a un tema del genere vanno affrontate da chi è preposto a occuparsene. Niente polemiche, niente risposte a quelle altrui.

 

E qui non serve provare a convincere gli altri, per i quali comunque ha scelto la Juve, forse addirittura hanno rinviato Juve-Milan per l’assenza di Ronaldo (ahimè hanno scritto anche questo, alcuni col tesserino da giornalista). Hanno comunque ragione loro, che a seconda del rinvio reagiscono in modo opposto (Inter-Samp: giusto! Juve-Inter: scandalo! Napoli-Inter: doveroso) ma comunque ci avevano visto giusto mentre noi, che dall’inizio ci affidiamo alle autorità senza fare polemiche, siamo quelli che volevano giocare a porte aperte a costo di diffondere il virus. Non importa, inutile credere in un confronto sereno.

 

A noi non resta che seguire con attenzione gli sviluppi, abituarci a un calendario che cambia di continuo, rispettare quanto verrà deciso, applaudire come sempre chi vincerà, se sarà più bravo di noi.

E andare fieri del comportamento della Juventus perché il silenzio, da quando è stato coniato quel modo di dire, non è mai stato d’oro come stavolta.