Elaborazione del Cardiff

di Riceviamo e Pubblichiamo |

millennium stadium cardiff

Amici di Juventibus, compagni virtuali di tifo, mi piacerebbe condividere con voi alcuni pensieri che mi accompagnano nel dopo Cardiff.
Innanzitutto; la botta ancora non è passata, ci vorrà del tempo, tuttavia per cercare di “elaborare il lutto” nei giorni immediatamente successivi mi son messo a spulciare il cammino della nostra amata squadra nelle varie edizioni della Champions per cercare qualche spunto interessante.

Per la mia analisi son partito, per semplicità, dalla stagione di Champions 1993-1994.

La prima curiosità che ho notato è che le ultime 5 sconfitte in finale sono arrivate a campionato già vinto, a fronte dell’unica vittoria, nel ’96, a campionato abbondantemente compromesso.
Cosa se ne può dedurre? L’appagamento conta, eccome. In Italia poi, probabilmente, paghiamo la fatica, più mentale che fisica, di vincere lo scudetto sempre in mezzo a mille polemiche. Tutto questo si traduce in un logorio mentale che, nella partita secca, al primo episodio negativo (che nelle finali per noi è una costante tipo un gol o due su deviazione, un rigore non dato, …) ci fa crollare.
Emblematica, secondo me, è la faccia di Buffon al 2-1 di Casemiro: in quel preciso istante quella del capitano è esattamente la mia faccia, quella faccia che pensa “Eccola là, tutta ‘sta fatica pe’ arriva’ qui e poi coso s’inventa ‘sto caxxo di gol…è finita” (perdonate la mia personale ricostruzione, Gazzetta docet, ma son sicuro di non essere lontano dalla verità).
E’ proprio questo il punto, Buffon, il nostro capitano, in quel preciso momento, ha pensato proprio come noi, ha pensato da tifoso, e da quel preciso istante lui e molti altri dei suoi compagni lo hanno inconsciamente seguito.
Nella partita secca non riusciamo a reagire, anche perché tempo ce n’è poco (una prima volta puoi farcela, ma la seconda diventa quasi insormontabile).
C’è sicuramente un problema di testa, per vincere serve gente abituata a vincere: Marione, Dani Alves da questo punto di vista servono, probabilmente ne servono altri (Iniesta?).

Seconda curiosità, in 6 finali (ma anche per le tre precedenti l’andamento è simile) abbiam segnato appena 4 gol di cui 3 ad altissimo coefficiente di difficoltà (Ravanelli, Del Piero e Marione), l’unico semplice semplice lo ha realizzato Morata due anni fa.
Cosa se ne può dedurre? Che pure per realizzare quei pochi gol dobbiamo inventarci delle giocate difficilissime. Normale? Non tanto visto che chi ha giocato la finale, mediamente, ha segnato 1,44 gol (per un totale di 69 gol in 24 finali): la Juve ha una media di 0,67 gol, vale a dire poco meno della metà.

 

Gol in finale Nro di finali Media gol
 Real Madrid 15 6 2,50
 Barcellona 10 5 2,00
 Milan 9 5 1,80
 Bayern Monaco 5 5 1,00
 Manchester Utd 4 4 1,00
 Juventus 4 6 0,67
Totale 69 48 1,44

Se pensiamo alle bocche di fuoco che abbiamo avuto in passato il dato fa una certa impressione: Vialli, Vieri, Boksic, Inzaghi, Zidane, Trezeguet, Tevez, Higuain, Dybala…
Curiosamente però, a fronte di questo dato ce ne è un altro che è esattamente l’opposto: in semifinale di Champions la Juventus è quasi una sentenza (6 finali raggiunte su 7 tentativi), il Real fatica di più (6 finali su 12):

Squadre Nro semifinali di cui finali % finali
Real Madrid 12 6 50%
Barcellona 11 5 45%
Bayern Monaco 10 5 50%
Manchester Utd 7 4 57%
Chelsea 7 2 29%
Juventus 7 6 86%
Milan 6 5 83%
Monaco 4 1 25%
Ajax 3 2 67%
Bor. Dortmund 3 2 67%
Liverpool 3 2 67%
Atletico Madrid 3 2 67%

Cosa se ne può dedurre? Che nei 180 minuti, al contrario della partita secca, siamo dei maestri.

Qual è allora il sunto di tutto ciò che ho scritto sopra?
In finale non conta non prenderle, conta fare un gol in più dell’avversario. Inutile stare ad aspettare, per vincere, oltre alla mentalità serve qualità: se tu hai giocatori bravi tecnicamente è più facile vincere partite teoricamente in bilico.
Ecco perché secondo me per rimanere stabilmente tra le prime 4-5 squadre d’Europa (pensate a questo traguardo ricordandoci dove eravamo 7 anni fa…) e per vincere l’agognata Coppa serve aggiungere qualità alla qualità di cui già disponiamo.
Come? L’ideale sarebbe fare un solo investimento pesante ogni anno, senza vendere potenziali top, specie se giovani (chi ha detto Alex Sandro?) e cercare di tirar su dal settore giovanile qualche titolare (cosa è stato ad esempio Carvajal, Morata, per certi versi Casemiro nel Real Madrid). Ovviamente queste sono solamente le mie opinioni, ritengo che la Società sappia cosa serve e sappia come e quando intervenire: in questi anni si son guadagnati molto credito, mi sembra giusto dare loro fiducia.

Grazie per l’attenzione mostrata, un caro saluto a tutti

di Gianni Sandoletti  @giansando