El Clasico vs Juve-Roma: analogie, differenze, idee

di Alex Campanelli |

messi clasico

All’angolo blu, El Clasico di Spagna, la partita più attesa del Mondo, piazzata alle 13 per permettere anche a chi vive agli antipodi della penisola iberica di poter ammirare Messi e Ronaldo a un orario umano, lo scontro tra le squadre più decorate e invidiate dell’ultimo decennio. All’angolo rosso, Juventus – Roma, l’ennesimo big match per i bianconeri dopo il trittico di fuoco Barcellona-BarcelNapoli-Inter, ma anche una prova di maturità per la squadra di Di Francesco che ambisce alle posizioni più nobili. Mentre i contendenti salgono sul ring, va dato merito a entrambi per averci regalato una grande giornata di calcio, con 180 minuti nei quali si è visto un po’ tutto quel che si può vedere nel pallone professionistico. Ora il verdetto: quale dei due superscontri uscirà vincitore dal ring?

Fuor di metafora pugilistica, Real Madrid – Barcellona e Juve – Roma ci hanno mostrato due modi simili di approcciare una partita assolutamente delicata, eppure molto diversi per quanto riguarda il risultato del campo; a noi interessa soprattutto analizzare l’atteggiamento e la preparazione della Juve paragonati a quelli delle due superpotenze europee, le scelte e le motivazioni dei due tecnici e i diversi modi di interpretare la gara.

Valverde e Zidane, per necessità ma anche per motivi tattici, hanno dovuto piegare l’estrema qualità della loro rosa alla funzionalità degli stessi giocatori, comportandosi in maniera molto simile a quanto sta facendo Allegri nell’ultimo periodo: il tecnico dei blaugrana già da qualche tempo sta preferendo Sergi Roberto all’arrembante Semedo, mentre al centro della difesa per sostituire Umtiti ha scelto i muscoli (seppur di seta) di Vermaelen piuttosto che l’esperienza di Mascherano, ma ancor di più Zidane ha voluto provare a limitare il gioco di possesso del Barça preferendo Kovacic al recuperato Bale e soprattutto al titolarissimo Isco.

Interessante inoltre notare come tutti e tre i mister abbiano trovato il bandolo della matassa inserendo un giocatore fisicamente sopra la media in mezzo a calciatori molto tecnici e tattici ma spesso “leggeri”: il primo ad intuire la mossa è stato Zidane, con Casemiro uomo decisivo in entrambe le finale di Champions, quindi Valverde che in poche settimane ha spazzato via le perplessita dei tifosi riguardo al sorprendente Paulinho, infine Allegri si è trovato costretto a far posto a Matuidi, aggiungendo un uomo alla mediana, per non mandare ulteriormente in difficoltà Khedira, l’uomo degli intercetti che lui adora ma che sta palesando qualche problema di tenuta fisica.

Le analogie nell’impostazione della gara terminano qui: la Juventus di Allegri, come concetto e impostazione del gioco, è lontana anni luce sia dal guardiolismo rivisitato, ma alla fin fine sempre un po’ uguale a sé stesso, del Barça, sia dall’arrembante e fulmineo Real che con qualche folata di troppo ci spazzò via a Cardiff. Le due spagnole giocano un calcio piacevole, con quasi tutti i giocatori dotati di una qualità sopra la media, non si nascondono mai e non sono costituite per soffrire, ma quando si trovano costrette a farlo la loro abilità di ripartire in contropiede, con gli interpreti che si ritrovano, non ha eguali. Possiamo dire lo stesso dell’11 di partenza visto allo Stadium?

L’ultima Juventus “da big match” di Allegri, quella vista con Napoli e Inter, è invece una squadra che per scelta lascia campo, non parte all’arrembaggio dell’area avversaria, preferisce attaccare con un uomo in meno piuttosto che con uno in più ed è attenta più a sfruttare gli errori degli avversari che a costruire azioni proprie. Un atteggiamento che può piacere o meno ma che ha ridotto all’osso i gol subiti dai bianconeri, il cui dispositivo difensivo non è replicabile: per distanza tra i reparti, qualità dei singoli e interpretazione delle situazioni, la superiorità della fase difensiva bianconera su quelle delle due spagnole viste ieri è imbarazzante. La Juventus ha rischiato in due sole occasioni e sempre per colpa di errori dei singoli, mentre sin dall’inizio del Clasico le occasioni da gol sono fioccate: Szczesny ha effettuato appena due parate, ter Stegen più del doppio e Keylor Navas addirittura il quadruplo. Da matita rossa inoltre la gestione del vantaggio del Barça, che in 11 contro 10 ha concesso tre nitide palle gol che avrebbero rimesso in partita il Real Madrid, prima della rete della sicurezza di Aleix Vidal.

Come inizialmente affermato, sia in casa Juve che in casa Real hanno fatto rumore le esclusioni eccellenti di Dybala e Douglas Costa da una parte e di Isco e Bale dall’altra. Ma se Zidane è solito mandare in campo, pur con criterio, formazioni marcatamente offensive, da un po’ di tempo Allegri ha compiuto un passo indietro, ridonando solidità alla squadra ma togliendo almeno uno degli interpreti più fantasiosi della rosa. Certo, la differenza tra i due campionati è elevata: in Italia un dribblatore essenziale, secco ed efficace come Cuadrado, capace di ripiegare in caso di necessità, troverà sempre più spazio di funamboli come Costa, mentre in Spagna questa tendenza è decisamente meno popolare. Così come Mourinho fu crocifisso a più riprese quando guidava il Real, pur conquistando un discreto numero di trofei, allo stesso modo i media iberici condannerebbero lo spreco di qualità che Allegri sta mettendo in atto escludendo due dei giocatori più talentuosi della rosa.

Chi ha ragione? Come al solito, chi porta a casa i tre punti, e immaginare cosa sarebbe successo se la Juventus non avesse vinto con Costa e Dybala fuori dai titolari è francamente inutile. Le scelte di Allegri e la Juventus minimalista vista con la Roma hanno portato allo stesso risultato dello spettacolare Barça di Valverde, capace di contropiedi da calcio a 5 e rovesciamenti di fronte chirurgici e letali così come di falle colossali, mentre l’accorto ma a volte sfilacciato Real di Zidane è stato schiacciato nel punteggio ma non nel gioco, restando vivo fino al definitivo 0-3.

Al netto di quanto visto nei due match, la domanda giusta da porsi è la seguente: questa è la Juventus migliore per affrontare con successo anche il cammino europeo? La risposta la lasciamo a voi e soprattutto al campo, con la doppia sfida col Tottenham che dirà molto sulle ambizioni dei bianconeri. Parlerà come sempre il risultato, ma magari non solo quello.