Perché lo juventino del 2018 si dovrebbe eccitare per Ozil?

Non esiste frase migliore per descrivere Ozil di quella che lui stesso ha usato in alcune circostanze: “La mia tecnica e il mio sentimento per il calcio provengono dal lato turco, invece, la mia disciplina e l’atteggiamento vengono dalla parte tedesca”.

È proprio questo Mesut, un turco naturalizzato tedesco. Uno degli ultimi trequartisti puri rimasti in circolazione, in grado di unire l’intelligenza e la dedizione al lavoro tipica dei tedeschi al lato creativo e passionale dei turchi.

Prodotto del vivaio dello Schalke, in passato ha vestito le maglie di Werder Brema, Real e Arsenal, dove milita dal 2013 quando fu acquistato per 53 milioni di euro (tantissimi allora, pochissimi oggi).

Che giocatore è stato?

Esploso nel Werder di Diego (si, proprio quel Diego), è diventato un big del panorama europeo nel Real Madrid. Con i Blancos ha fatto registrare più di 80 assist in 4 stagioni. Nonostante questi numeri si può dire che la vera consacrazione ci sia stata con la Nazionale tedesca, con la quale ha vinto il mondiale 2014. Ha ricoperto svariati ruoli tra centrocampo e attacco in carriera. Dalla mezzala alla seconda punta, ma dà il meglio di sé come trequartista classico.

Dall’esordio con la Germania, nel 2009, Ozil è diventato molto velocemente il perno offensivo attorno al quale ruota tutta la fase d’attacco degli uomini di Loew, che di lui dice da sempre che ”…si adatta perfettamente alla mia idea di calcio. Gioca ad un grande livello e riesce ad avere facilmente la palla tra i piedi e a creare interessanti situazioni di gioco”.

C’è una famosa citazione di “Febbre a 90°” che fa più o meno così: “… Dopo un po’ ti si mescola tutto nella testa e non riesci a capire se la vita è una merda perché l’Arsenal fa schifo o viceversa.” Ecco, l’Arsenal fa schifo e il giudizio sulla carriera di Ozil ruota intorno a questo. I suoi anni con i Gunners hanno messo in mostra tutti i pregi e i difetti. Sublime a tratti, indolente molto spesso. In linea con l’andamento della squadra di Wenger. Da sempre alterna momenti in cui è in grado di risolvere grandi sfide con una giocata, ad altri momenti in cui ricopre il ruolo di fantasma in campo, anche contro squadre di livello nettamente inferiore. Che giocatore sarebbe stato se avesse passato i migliori anni della propria carriera altrove? Non lo sapremo mai.

Anni di Wenger e Arsenal svilirebbero chiunque, figuriamoci un giocatore umorale come il numero 10 della Germania. Nonostante i numeri stagionali siano comunque buoni, l’impressione dall’esterno è che la sua avventura all’Arsenal stia giungendo al capolinea. La testa probabilmente è al futuro.

Nonostante questa altalena di prestazioni è innegabile che Ozil sia tutt’ora un giocatore di livello mondiale.

Perché dovrebbe scaldarci i cuori, oggi?

In primis per questo.

Ozil è in grado di mettere il pallone dove vuole, letteralmente. È una “macchina da assist”, un accentratore del gioco in grado di giostrare tra le linee alla perfezione. È proprio questo il motivo per il quale si può immaginare un po’ di hype attorno a lui e ad un eventuale approdo alla Juventus.

Abbiamo bisogno di un “facilitatore del sistema” in grado di portare il pallone nella trequarti avversaria. Nel “calcio allegriano” sarebbe una pedina perfetta, il giocatore ideale da avere tra le linee. Dal punto di vista tecnico è il rifinitore classico per eccellenza, il suo gioco è fatto per un calcio dinamico in cui i compagni si muovono di continuo.

Il triangolo Ozil-Higuain-Costa potrebbe essere devastante in campo nazionale ed internazionale, più di quanto riusciamo ad immaginarcelo adesso. Ad Allegri spetterebbe il ruolo di ricostruire un giocatore, soprattutto a livello mentale, che ultimamente sembra si sia un po’ perso per strada.

Sognare non costa nulla, sempre che Ozil vi scaldi i cuori.