Trovare l’eccellenza attraverso la difesa a tre

di Mattia Demitri |

La Juventus è la favorita per la vittoria in Champions League. In giro per l’Europa i bianconeri sono sulla bocca di tutti: tecnici, giocatori, tifosi.

Noi che la vediamo ogni domenica non ce la sentiamo di dirlo, e non solo per scaramanzia, vero?

La Juve ci sembra avere tutti gli ingredienti per ottenere il successo, tuttavia è ancora alla ricerca della ricetta giusta per metterli insieme.

Ultimamente la fase offensiva sembra essere poco prolifica, come inceppata, non all’altezza dell’arsenale a disposizione. La frazione di gol frutto di giocate individuali e situazionali è cresciuta rispetto alle marcature provenienti da azioni di gioco manovrato.

Dall’altra parte – e questo è forse l’aspetto che convince meno – la difesa sembra essere fin troppo predisposta all’errore individuale, nonostante questa sia la stagione in cui è stata sottoposta al minor stress difensivo.

Il prossimo esame è di quelli complicati, contro un Atletico maestro nel colpire gli avversari che dimostrano debolezze strutturali. Chi vuole giocarsi una qualificazione contro “El Cholo” Simeone con queste premesse?

È il momento di preoccuparsi di queste crepe, sfruttando la situazione piuttosto comoda in campionato.

 

3+2

Una soluzione tatticamente valida per cercare di migliorare le prestazioni ed agevolare i giocatori potrebbe venire dalla squadra della stagione 16/17, quella che arrivò fino in fondo in coppa utilizzando infine la difesa a tre dietro un centrocampo a due.

 

Un modulo ben voluto soprattutto dai difensori, che potrebbero ricreare una nuova BBC.

Non è una novità che Chiellini abbia sempre dato il meglio in questo schieramento, considerando poi che ultimamente è riuscito pure a migliorarsi nella conduzione del pallone, ora più che mai la linea a 3 potrebbe rappresentare il vestito perfetto per il capitano bianconero.

La sicurezza e la convinzione con cui esce in verticale da situazioni di pressione, dribblando anche, si possono sfruttare sistematicamente in fase di costruzione.

Il nuovo assetto sarebbe una benedizione in termini difensivi soprattutto per il non più irreprensibile Bonucci, che deve ancora ritrovare il livello di performance di quando se ne andò da Torino. La BBC è nata con Leonardo, e lui è diventato un campione con essa, i due stopper aggressivi lo hanno aiutato a superare le incertezze.

 

Finora ha commesso errori difensivi in modo diffuso, alcuni di essi costati qualche gol, nessun danno irreparabile… per adesso.

 

L’ultima B? Corrisponde a Mehdi Benatia.

Il marocchino conosce la difesa a 3 fin dai tempi di Udine ed è pur sempre un top player, è un peccato vedere dilapidato così un capitale tecnico potenzialmente importante. Mehdi con la sua velocità, fisicità ed aggressività potrebbe essere la soluzione ideale a tamponare i problemi di Bonucci.

Oltre ad agevolare i difensori titolari, il nuovo schieramento darebbe un senso in termini di minutaggio a Rugani, Barzagli. Si aprirebbe anche la possibilità di schierare una variante più tecnica e propositiva con Emre Can in veste di difensore laterale, già vista a Liverpool, oppure con De Sciglio.

Centrocampo

Un altro punto importante del 3+2 è il pacchetto di centrocampo: il disegno a tre in cui si costringe la Juve ormai da tempo non rende giustizia alle caratteristiche di nessuno degli interpreti attuali; probabilmente è soltanto il retaggio di espedienti volti a risolvere problemi ormai superati.

Pjanic da metodista è sempre un potenziale punto debole in fase di non possesso, un appiglio tattico per gli avversari. Il suo spostamento lì nacque per un compromesso: l’esigenza di avere un riferimento di qualità a cui appoggiarsi in costruzione, anche a costo di sacrificare la presenza difensiva, in una squadra orfana di Bonucci e Dani Alves, che faceva davvero fatica in quei frangenti. Oggi con il ritorno di Bonucci, l’innesto di Cancelo – e di un portiere che sa usare i piedi – le istanze di quel compromesso vengono a mancare, e di conseguenza non è più necessaria la presenza di Miralem come vertice basso.

Un centrocampo a due permetterebbe a Pjanic maggiore libertà per sganciarsi in avanti, dove può dare il meglio, e dove effettivamente oggi servirebbe la sua creatività.

Anche Bentancur, Can e Khedira per caratteristiche sarebbero più adatti ad un centrocampo a due, non è da escludere che il loro utilizzo attuale come mezzali dipenda esclusivamente dalla necessità di tamponare il Pjanic versione Pirlo.

Rimescolando le carte in mezzo potrebbero apparire soluzioni tattiche interessanti, per esempio una mediana Can-Bentancur, rocciosa, alta, e discreta a livello di fosforo e qualità, sufficiente per un ricircolo semplice del pallone. Una coppia interessante e mai provata, che permetterebbe eventualmente a Pjanic di essere ulteriormente avanzato per poter agire da trequartista dietro due punte.

In un confronto di coppa in cui bisogna recuperare uno svantaggio questa sarebbe una soluzione tattica adatta a schiacciare l’avversario.

Fasce

Il concept del 3+2 è stato portato in tempi recenti in serie A  dalla Fiorentina di Paulo Sousa, ed in Premier League da Conte. La versione più estrema, con i laterali più offensivi in assoluto è targata Guardiola, al Bayern.

È uno schieramento che aiuta la fase difensiva e la prima impostazione (transizione positiva) attraverso una maggiore densità numerica.

Avere 5 uomini dietro così schierati rende possibile un recupero più alto del pallone, accorciando il campo, e offre più soluzioni elementari per l’incipit dell’azione. La ricaduta in termini positivi sulla fase offensiva non si ferma ad un maggiore controllo del campo, ma si riflette anche sul lavoro dei due laterali, che possono stare più alti e garantire quell’ampiezza che oggi con i 4 difensori e il tridente stretto facciamo fatica a mantenere.

Neanche a farlo di proposito la Juve ha a sua disposizione una collezione di esterni che sembrano tagliati appositamente per quel ruolo, con caratteristiche tra loro anche differenti.

Alex Sandro, Spinazzola, Cancelo, Cuadrado.

Ci si potrebbero aggiungere pure Douglas Costa e Bernardeschi, che hanno giocato – bene – in quella posizione e in questo modulo nelle loro precedenti esperienze al Bayern e alla Fiorentina.

Gli svariati modi in cui un 3+2 può superare la linea di pressione (in rosso): a sinistra l’uscita dal pressing con il laterale che parte più basso, come un terzino, a destra la versione con la proiezione del difensore laterale senza palla, e l’esterno che rimane molto alto, in posizione di ala.

Attacco

Davanti le combinazioni per schierare i 3 giocatori offensivi sono tutte quelle viste finora, più alcune inedite.

Così incastonati fra i due esterni e sostenuti dal pacchetto posteriore gli attaccanti possono lavorare più serenamente, coprendo meno campo e focalizzandosi sull’area di rigore. Dybala potrebbe finalmente dire addio al lavoro di raccordo a centrocampo che si sta sobbarcando attualmente, una mansione che non rende giustizia alle sue caratteristiche, lasciandolo a un giocatore più adatto, come ad esempio Pjanic.

Il reparto offensivo della Juventus può contare su una varietà che copre tutto lo spettro di caratteristiche tecniche, tattiche e fisiche, e che può quindi adattarsi ogni volta al tipo di partita da affrontare.

Tridente pesante, stretto, con Ronaldo e Dybala ad occupare gli half-space, Mandzukic come riferimento.

Tridente leggero, privo di riferimenti, con Dybala falso 9, Ronaldo nel ruolo che faceva a Madrid, Douglas oppure Bernardeschi più larghi a inventare gioco.

Trequartista classico, Pjanic, a supporto di quattro giocatori rapidi e tecnici da premiare: due punte mobili e due esterni molto offensivi. Dietro i 5 offensivi due mediani bloccati a sigillare la metàcampo. Gara d’assalto.

Trequartista atipico, Matuidi, con una seconda punta su cui si faccia convergere il gioco corto e una prima punta come destinatario del gioco lungo.

L’assetto con tre difensori centrali e due mediani sembra essere, almeno teoricamente, una variante credibile per le qualità a disposizione di Allegri. Pur avendo trovato continuità nell’utilizzo del centrocampo a tre, non è dunque un’ipotesi da escludere per cercare di valorizzare ulteriormente alcuni uomini che oggi sembrano un po’ in ombra, in particolar modo Pjanic e Douglas Costa, responsabilizzando a dovere il reparto arretrato che rimane di livello altissimo.