È tornata la BBC. Lunga vita a Barzagli, Bonucci e Chiellini (e Buffon!)

di Valeria Arena |

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Persino la BBC.

Pensavamo che dopo di lei non esistesse più niente, forse un paio di lezioni a Oxford, come suggeriva bene Mou, altrettante Masterclass disseminate qua e là e tanta nostalgia, e invece è tornata in una nuova veste, con parecchi acciacchi in più e la solita casellina ancora da spuntare.

Lo zoccolo duro di una Juve che ha fatto la storia, a cui bisogna aggiungere pure il quarantaduenne Gigi Buffon che dalla panchina fa un po’ di tutto: il secondo portiere, l’allenatore in terza, il padre e il nonno, come se la carriera avuta non gli bastasse ancora e quel senso di incompletezza, che ha un nome ben preciso, non lo facesse dormire la notte (pure a lui!). Sono tornati, con quasi 150 anni in quattro, capelli bianchi, rughe, stampelle e figli che si avvicinano all’adolescenza, per vincere solo una cosa, nuovamente insieme, anche se forse è meglio non dirlo ad alta voce.

Vero, la carta di identità parlava già chiaro, ma solo due anni fa non potevamo mica immaginare che oggi l’unico superstite in campo, almeno per il momento, fosse il figliol prodigo che, con due piroette perfette, segnò da solo la fine e la rinascita flash della BBC. Io per prima devo chiedere scusa a Leonardo Bonucci per averlo spesso indicato come il debole del trio, come quello che dipendeva e più risentiva, in termini di benefici, della presenza dei due in campo e che si sarebbe perso in solitaria, che più soffriva del mancato riconoscimento di una leadership che pensava gli appartenesse e che mai ci avesse dato quella sicurezza che sprigionavano Barzagli e Chiellini solo passeggiando. Ma Bonnie è cresciuto, ha espiato i suoi peccati e si è ripreso la Juve da capitano.

Pensavamo che dopo di loro non ci fosse più niente e invece il dopo BBC non è altro che una BBC scomposta, come direbbero i grandi chef, un capolavoro rivisitato secondo nuove esigenze: uno in campo, uno in panchina e uno in infermeria. Un nuovo format che abbiamo inventato solo noi per renderli eterni anche dopo la pensione.

Anno difficile quindi per i fatalisti: o prendono un’altra bidonata o stappano finalmente quello buono. Quando infatti pensavamo di averli persi e sparpagliati un po’ di qua e un po’ di là, si sono ricongiunti sotto la benedizione di Gigi Buffon, che, parliamoci chiaramente, all’età dei datteri fa ancora il suo sporco lavoro. Non è possibile lasciarli a mani vuote, il destino non può mica essere così cieco da gettargli nuovamente un secchio di acqua congelata quella testa. E invece sì, o meglio, forse. È come il giochetto del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, più o meno: o ci vediamo dentro il Grande Disegno degli Dei o una cieca ostinazione nel non voler lasciare stare, lasciare andare.

Anno difficile per i fatalisti: Conte di là, Sarri di qua, vecchi rancori e nuovi ritorni. Andarsene per ritornare non è mai stato così bello.