E se Sarri fosse la scelta giusta?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

10 luglio 2018: Una data che, senza aggiungere, altro sarebbe sufficiente a zittire flotte di giornalisti spocchiosi. Giornalisti, si giornalisti, che alla faccia della deontologia e della professionalità, oggi si barcamenano tra offese, attacchi a colleghi e tifoserie, insulti e profili più o meno fake. Giornalisti che appena un anno fa la sbagliavano alla Pellè o alla Zaza.

12 agosto 2018: Parla Il Presidente. Tutti ascoltano, i tifosi esplodono. Parole forti, pressione alle stelle. Il sogno diventa un obiettivo. 

Si parte bene. La squadra c’è. 

Cristiano ci mette un po’ a ingranare, ma fa segnare e per il campionato basta.

Senza fare analisi approfondite sulla qualità della rosa, piuttosto che sulla qualità del gioco (illusione i primi tre mesi, una sofferenza il resto della stagione, escluso qualche acuto) siamo tutti convinti che sia l’anno giusto.

Abbiamo il Re. 

Poi i problemi prendono il sopravvento. Un po’ di sfortuna, un po’ di infortuni, una consapevole critica al gioco che ha un’involuzione pazzesca, ma tiriamo fuori dal cilindro Juventus-Atletico Madrid.

Quella è la fine della nostra stagione

Ci riporta alla convinzione che tutto ci è dovuto. 

Abbiamo Ronaldo, non possiamo non vincerla.

E così una partitaccia, in una serata olandese, ci fa uscire con un risultato migliore dell’impegno. Ma è 1-1, dopo il 2-0 a Madrid figurati se non siamo in semifinale.

A Torino il gol iniziale ci proietta in semifinale. 

Facciamo 10 minuti gli spocchiosi noi, poi i ragazzini (e che ragazzini!) reagiscono, ci mettono in difficoltà, e tutto d’un tratto ci torna la paura. Le parole del Presidente rimbombano in testa, sono assordanti, si piantano nelle gambe e nel mentre si materializza la sconfitta. La più amara degli ultimi 5 anni.

Cristiano ce lo evidenzia. 

Ora l’obiettivo è sfumato passando dalla paura.

E se l’asticella l’avessimo alzata troppo in fretta?

16 giugno 2019. 341 giorni dopo. Tutti aspettano Pep. Girare pagina in un qualsiasi romanzo a lieto fine avrebbe portato a leggere l’annuncio di Pep. Primo perché i sogni sono pur sempre sogni, secondo perché sembra la naturale evoluzione annunciata dal Presidente.

Invece è Sarri. 

L’uomo che ci ha insultato, combattuto e che ci ha dato più filo da torcere negli ultimi anni. L’unico che ha perso uno scudetto senza che fosse la Juve a vincerlo da sola. 

Maurizio Sarri. 

Senza voler fare analisi anche questa volta (sul sarrismo) proviamo a capire qualcosa di più sul nostro nuovo mister. Un uomo che il calcio ha iniziato a viverlo dal basso che più basso non si può. 

Ci è arrivato tardi e non si è dato per vinto. 

Un Torricelli della panchina.

Non è stata una salita facile la sua. Qualche esonero e dimissione qua e la, ma fino ad ora, le opportunità (quelle vere) le ha sfruttate. Un bel calcio ad Empoli, record di punti costante nelle stagioni a Napoli (accompagnato dal così idolatrato bel gioco che tanto riempie le bocche), terzo posto ed Europa League alla sua prima esperienza all’estero. 

Un toscano, nato a Napoli. Legato a Napoli. Così come Cristiano è ancora legato a Funchal. Madeira e il Sud Italia non sono poi così diversi e questa potrebbe essere la base di partenza nel rapporto tra il Mister e il Re.

Ma come può cambiare la Juventus con Sarri?

Cosa ci toglie Sarri? Un po’ di orgoglio, questo è innegabile. Un po’ di entusiasmo, questo è comprensibile, dopo aver assaporato l’idea di Pep. Un po’ di immagine, ma non è con un abito che si vincono campionati e coppe. Per quanto riguarda l’appeal per il tesseramento di nuovi calciatori una Società come la Juventus dovrebbe essere una garanzia sufficiente.

Per vincere ci vuole lavoro, convinzione, dedizione, fatica, atteggiamenti maniacali (il Re ne sa qualcosa..) e follia. Sarri ci porta tutto questo? Il tempo ce lo dirà, ma mi sento di dire si.

Ci fa abbassare l’asticella? Forse. Ma se vogliamo essere ottimisti, possiamo pensare che la posiziona alla giusta altezza, ricordandoci che nulla ci è dovuto e che tutto va conquistato. Insieme? Questo è quello che si spera e che a quanto pare la Società crede. Di sicuro avere la consapevolezza di essere forti ma che per esserlo più di tutti serve ulteriore lavoro e sacrificio anziché avere la spocchia di esserlo e basta può essere il valore aggiunto che forse ci mancava.

Di Jovinco82


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