E poi arriva l’intervallo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

intervallo spogliatoi

Premessa: io questa Juve me la sto godendo da 6 anni, me la gusto, me la guardo, le partite, lo Stadium, il Museum, il tour guidato, la Champions, i 6 scudetti di fila, le varie coppe(tte), gli sfottò agli amici, il senso di giustizia divina post-farsopoli… insomma, penso che il bicchiere sia quasi pieno.

Adesso provate a immaginare una partita che per voi simboleggi questi 6 anni. Juventus – Milan o Napoli – Juventus della prima stagione Conte? I 3 gol a Dortmund? Il Real eliminato? Il 3 a 0 al Barcellona?

Ce ne sono tante, ma per me LA partita è Chelsea – Juventus del 19 settembre 2012, allo Stamford Bridge, prima partita del nostro ritorno in Champions. La Juve torna in Europa e lo fa nel modo più duro, ovvero in casa dei campioni uscenti.

L’inizio mostra una squadra timorosa, tremano le gambe. E i valori in campo sono naturalmente sbilanciati.

Una doppietta di Oscar abbatterebbe un elefante. Arriviamo all’intervallo sul 2-1 dopo un primo tempo difficilissimo.

Io però quella Juve la sento mia, è la Juve di Conte, dell’imbattibilità e delle tante rimonte. Mando un messaggio a mio fratello: “non so come andrà a finire, ma questi non hanno idea di cosa li aspetti nel secondo tempo”.

Ero convinto di ogni parola. Sapevo che nell’intervallo Conte avrebbe svegliato tutti, uno a uno.

Nel secondo tempo la cenerentola Juventus morde gli stinchi ai campioni del Chelsea. Finisce 2-2 e sul finale rischiamo di vincere. Per me è una soddisfazione immensa, a prescindere dal risultato (un ottimo pari).

E veniamo ai giorni nostri.

A Cardiff siamo partiti alla grande. A Barcellona, un mese fa, siamo partiti piuttosto bene. A Bergamo, pochi giorni fa, abbiamo esibito un gran calcio, con 2 gol segnati in scioltezza. Sabato sera, allo Stadium, senza Dybala e Pjanic, abbiamo chiuso in vantaggio i primi 45 minuti contro la Lazio.

E poi arriva l’intervallo.

E con lui iniziano gli alibi: a Cardiff gli altri erano più forti (probabilmente), a Barcellona non eravamo ancora pronti (sicuramente), a Bergamo e contro la Lazio… boh, fate voi.

Non è questione di vincere o perdere, è questione di non sciogliersi come neve al sole.

Siamo passati dall’essere poco competitivi sulla carta ma con attributi di cemento armato, all’essere vicinissimi alle grandi europee ma con attributi che, in quei maledetti 15 minuti, si trasformano in Swarovski.

La “halma” allegriana va bene se viene interpretata come lucida strategia, non come ninna nanna. Ha ragione Allegri, ci vuole calma e capacità di gestione, ma ci vuole anche grinta e quello spirito operaio che alla Juve storicamente non è mai mancato e che ora, spesso, latita, facendoci sembrare un PSG o un City qualsiasi.

E vorrei tanto tornare a vedere la Juventus che nel secondo tempo mangia gli avversari: possiamo arrivare non al massimo (come a Barcellona), possiamo essere inferiori sulla carta (come a Cardiff), ma sul campo… beh, sul campo dobbiamo risultare i più forti #finoallafine. Come allo Stamford Bridge.

di Brad Stallion