E’ colpa di Allegri, è merito di Allegri

di Michael Crisci |

La premessa, d’obbligo, è racchiusa in una banalità: gettare alle ortiche partite che si hanno in pugno fa incazzare, parlando in francese. E siccome non si può chiedere al tifoso medio la razionalità e la lucidità immediata, è facile convenire che la reazione di pancia dopo un evento simile sia irrazionale e illogica, e pervasa dai pregiudizi. Chi scrive #AllegriOut, lo scrive perché già avverso ad Allegri, e avrebbe avuto lo stesso pensiero anche in caso di comodo 4-0. Non è un atteggiamento minimamente da prendere in considerazione.

Il dopo Udinese-Juve ha quindi una spiegazione quantomeno esaustiva, mentre sono meno condivisibili alcune analisi post partita, che puntano ad additare la responsabilità del pareggio in Friuli a chi, in questo momento, alla Juve non lavora più.

Un atteggiamento figlio anch’esso del pregiudizio, che in primis denota una corsa al prendere le parti di Allegri, anche quando, nel caso di domenica, non ce ne sarebbe bisogno. Chi vi scrive non è un grandissimo fan di Allegri, ma è lucido a tal punto da comprendere che il calcio vive di imponderabile, che ci sta perdere campo con una squadra stanca e senza gran parte dei centrocampisti (due infortunati, uno squalificato, uno appena arrivato), che i frutti di un lavoro non possano vedersi già dopo 3 settimane.

Allegri si può quasi considerare “parte lesa” degli errori di Szczesny, come ha rimarcato lui stesso in conferenza stampa, bacchettando pesantemente il portiere polacco. Ma è proprio in questa conferenza stampa che Allegri ha proferito queste parole: “Bisogna capire il momento, a volte tirare il pallone in tribuna non è vergogna”.

Questa considerazione è stata utilizzata da moltissimi per cercare il capro espiatorio per il pareggio contro l’Udinese, il capro espiatorio perfetto: quello che non c’è più. Quello che non lavora più alla Juve, che si chiami Sarri o Pirlo. Quasi come se Sarri e Pirlo, volontariamente, intendessero sabotare la Juve dall’interno, inculcando a forza alla squadra teorie eretiche (la costruzione dal basso è oramai attuata in ogni angolo d’Europa). Addirittura, persino Lele Adani si è preso una parte di responsabilità del pareggio di Udine.

Una situazione grottesca, dettata dalla solita deriva ideologica, che va dal giustificazionismo estremo e non necessario dell’attuale tecnico alla demonizzazione ossessiva di chi ha lavorato alla Juve (e comunque vinto…) negli ultimi due anni.

Il messaggio ai naviganti dovrebbe essere dunque chiaro: l’attuale allenatore della Juve è Massimiliano Allegri, le vittorie saranno merito suo (e dei giocatori), le sconfitte saranno una responsabilità sua (e dei giocatori). Non di Maurizio Sarri, non di Andrea Pirlo, tantomeno di Daniele Adani.


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