è-champions, stanotte è-tuttovero

di Juventibus |

Stavolta la alziamo, papà!

La partita è appena finita, e mentre risuona l’inno ‘Juve, storia di un grande amore’ stacco un attimo la mente dal commento, dalla realtà, da tutto.

Era iniziata un mese fa, in una domenica pomeriggio avvolta dal silenzio surreale della quarantena forzata.

“Simone, te la senti di aiutarmi a organizzare un torneo con Football Manager per far finire la Champions League?”.

Non aveva idea di cosa significasse e devo dire che nemmeno io mi ero reso conto di come e quanto potesse impattare le mie notti organizzare un cosa del genere, ma l’idea era troppo affascinante per non decidere, insieme, di farci coinvolgere e partire.

Dodici compagni di viaggio, più o meno famosi, con storie, percorsi e professioni diverse, dal giocatore di calcio al comico, dall’influencer al manager, dal patito di FM al commentatore TV, tutti con tre denominatori comune: disponibilità, passione ed entusiasmo.

E’ stato quindi facile trascinarli e farsi trascinare in un turbinio di partite, di conferenze stampa, di social posting, perdendo a volte il contatto con la realtà, per immedesimarci completamente in una Champions che di virtuale aveva solo più il campo dove si svolgevano i match.

Ci siamo! è diventata la frase simbolo, l’introduzione di ogni partita, senza che fosse stata pensata, studiata o prevista, ma fotografava perfettamente quell’entusiasmo che io e Simone ci trasmettevamo in maniera naturale, positivamente contagioso, per poi essere convogliato all’esterno, tramite un microfono, delle immagini e un videogioco.

Calcio vero, tattiche studiate, provate e riprovate in allenamento, giocatori capaci di gesti tecnici spaventosi, gol all’ultimo minuto che riaprivano le partite, risultati tennistici e rimonte sfiorate.

E’ stata la è-champions di Plastic-man Meret, del “cambio è giusto”, della catramina di Ilicic, della sorpresa Mario Rui, delle parate di Peterone Gulácsi, della delusione Aguero, del tuttocampista Thomas Partey, dei dribbling di Cuadrado…

Ma soprattutto sono state settimane piene di emozioni, di racconti, di storie, di persone che amano il calcio in modo sano, prendendo posizione, tifando per uno o per l’altro, che sfottono in modo sagace l’avversario, che rispettano tutti e che riconoscono i valori umani più belli, quelli che ci portano a condividere questi attimi, anche restando a casa, anche distanti, ma uniti.

Così in questo cocktail di reale e virtuale, mentre la finale scorreva, ho immaginato mio padre al gol di Carrasco, inveire contro tutto e tutti: Momblano l’è propi cuma Alegri, quand’alè ca gava Khedira? (Traduzione: Momblano è proprio come Allegri, quand’è che toglie Khedira?)

Ho immaginato il suo classico commento nell’intervallo: “L’è ‘ndaie bin parei” (Traduzione: gli è andata bene), perché mio padre non avrebbe mai ammesso che la scelta di tenere in campo Sami, autore di quel gol pazzesco, era stata azzeccata.
L’ho immaginato idealmente ancora lì sul divano, come succedeva ogni weekend per vedere le partite, a tifare e criticare, a urlare e soffrire, finché, Lui, il Re, ha acceso ancora una volta i miei occhi a cuore, e mentre Simone gridava a gran voce: Ronaldo, Ronaldo, 4–1 è finita!

Sono corso con il pensiero in salotto ad abbracciarlo, perché stanotte il virtuale diventa reale, la Juve cancella la maledizione della Champions con una sceneggiatura più perfetta di un film di Tarantino e per una volta, dopo tanti trofei visti alzare insieme allo stadio, dopo la tua odissea, da solo a Bruxelles, dopo la mia magia, da solo all’Olimpico, stavolta, stasera, ci inventiamo il modo di alzare questa è-champions al cielo, insieme, io e te #finoallafine papà.

Di Alberto Scotta “Panoz”