Edin Dzeko: istruzioni per l’uso

di Alex Campanelli |

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Era il preferito di Andrea Pirlo, per molti addetti ai lavori è il profilo che meglio si sposa con le caratteristiche degli altri attaccanti della Juve, e anche per il nostro gioco statistico era tra i migliori sulla piazza, appena dietro (guarda caso) a Luis Suarez: Edin Dzeko è il nuovo centravanti della Juve, e con il suo mix di forza fisica, tecnica e visione di gioco apre nuovi scenari nel reparto avanzato a disposizione di Pirlo, pur con qualche controindicazione da non trascurare.

A 34 anni appena compiuti, Dzeko è un calciatore che gode di un’ottima condizione fisica: nelle ultime 5 stagioni non si è mai fermato per infortuni gravi, e ha disputato una media di oltre 44 incontri all’anno, incorrendo raramente nel turnover che ha spesso coinvolto i tanti giocatori offensivi in forza alla Roma. Ha sofferto, giocoforza, i tanti impegni ravvicinati del post lockdown; se però in giallorosso raramente il bosniaco poteva permettersi di saltare una partita, pagando qualcosa a livello di brillantezza, in casa Juve non dovrebbe essere impossibile concedergli di tanto in tanto quel turno di riposo fisiologicamente necessario a un calciatore della sua età.

Collocare Dzeko al centro dell’attacco significa per la Juventus aggiungere al proprio arsenale un calciatore estremamente associativo, le cui capacità di attirare la pressione su di sé come un pivot di calcio a 5 e nel contempo fungere da regista avanzato superano addirittura le sue doti da finalizzatore. Il centravanti ex City e Roma negli anni ha spostato il suo raggio d’azione dall’area di rigore all’intera trequarti e ora è capace di catalizzare le attenzioni della retroguardia avversaria, aprendo spazi per gli inserimenti dei compagni, ma può anche essere lui stesso a servirli, con filtranti a tagliare in due la difesa, palle sopra o rasoterra a centro area quando si trova in posizione più defilata.

C’è tanto del gioco di Dzeko in questo assist: il bosniaco viene fuori dall’area di rigore, attira l’attenzione di 3 giocatori dello Shakhtar e serve un pallone perfetto sul taglio del compagno.

Dzeko inoltre aumenta esponenzialmente la pericolosità della Juve nel gioco aereo: nello scorso campionato l’attaccante ha vinto più del 60% dei duelli arei, terzo dell’intera Serie A dopo Ibrahimovic e Cornelius, la sua presenza toglie pressione a Cristiano (unico saltatore lo scorso anno) e permette alla squadra di alternare il gioco corto ai cross anche quanto il portoghese gravita lontano dall’area di rigore.

La presenza di un totem al quale lanciare una palla alta nei momenti di difficoltà (riguardatevi qualche spezzone della doppia sfida col Barcellona) è stata un’altra delle lacune dell’ultima Juve; non può essere ovviamente l’arma principale, ma Llorente nel Tottenham 2018/19 e Lukaku nell’Inter di Conte stanno lì a ricordare l’utilità, anche nel 2020, di una punta alta e forte fisicamente.

Per quanto riguarda il pressing e la riconquista della palla, fondamentali nel calcio di Pirlo, il contributo di Dzeko è invece relativo:

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Edin Dzeko, come peraltro Suarez e Cristiano, è uno degli ultimi attaccanti d’Europa per azioni di pressing portate ogni 90′, pur non sfigurando nei recuperi palla grazie alla sua intelligenza nello schermare le traiettorie e nel posizionarsi in maniera corretta. Se Pirlo schiererà Dzeko insieme a Ronaldo e Dybala, è plausibile immaginare l’avanzamento di almeno un centrocampista per dare una mano all’argentino, dato che né il bosniaco né il lusitano hanno nelle loro corde molte azioni di pressione.

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Il grafico composto coi dati Wyscout da Calcio Datato conferma quanto detto fin qui: rispetto agli altri attaccanti accostati alla Juve, Dzeko è quello che contribuisce di meno in fase difensiva, ma è anche il migliore nella rifinitura e ha numeri buoni nella partecipazione alla manovra e nella pericolosità offensiva, pur non essendo un finalizzatore al livello dei migliori d’Europa.

Lasciare i gol come ultima voce nella presentazione delle caratteristiche di un attaccante può sembrare una follia, eppure è bene ricordare come Dzeko sia un eccellente giocatore di calcio, un grande attaccante ma solamente un discreto finalizzatore, al netto della stagione 2016/17 nella quale si è laureato capocannoniere della Serie A. Dzeko non è un giocatore che in generale “segna poco”, ma ha un tasso di conversione del 17,2%, il che significa che trasforma in gol meno di un quinto dei tiri effettuati, una lacuna che non ha basi tecniche dato che calcia indifferentemente di destro e di sinistro da ogni posizione (già da giovanissimo regalava perle come questa), quanto magari emotive e istintive.

Dzeko in proporzione ai tiri segna meno di Milik, Suarez e Jimenez, ma anche di Zapata, Malen e Marcus Thuram, e in generale non è uno di quegli attaccanti che sente istintivamente la porta. Un difetto del genere sarebbe difficile da tamponare per diverse squadre, ma non per chi ha Cristiano Ronaldo, uno che nelle ultime due stagioni al Real Madrid ha portato Karim Benzema, nella top 10 dei migliori centravanti dell’ultimo ventennio, a dimezzare la propria media gol, portandogli in dote 2 Coppe dei Campioni.

L’acquisto di Dzeko non risolve da solo tutti i problemi della Juventus, soprattutto quelli legati al pressing e all’aggressività visti nella scorsa stagione, ma è certamente il colpo giusto per fare da spalla ai tanti talenti già in rosa e nel contempo ergersi a protagonista quando la situazione lo richiederà. Un giocatore dalle spalle larghe, in senso figurato e non, è quello che serviva alla Juve di Pirlo.

Non penserete di andarvene prima di aver visto il tacco di Dzeko per David Silva contro il Newcastle, vero?