Dybala Atto Terzo – L’upgrade necessario

di Giuseppe Gariffo |

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La prestazione insufficiente di Cardiff non annebbi quanto visto negli ultimi due anni. Paulo Dybala è, senza alcun dubbio, il giovane talento più cristallino che ha vestito il bianconero dopo Calciopoli. Il fallimento dell’esame fin qui più importante, quello in terra gallese, non ne ridimensiona le doti ma evidenzia la necessità di alcuni passaggi di crescita da compiere adesso. Quando, alla soglia dei 24 anni, i veri Campioni tirano fuori l’inchiostro ed iniziano a scrivere pagine di calcio indelebili. E gli altri restano nella Terra di Mezzo.

Che tipo di crescita vogliamo vedere, per il bene suo e della Juventus, nella terza stagione della Joya a Torino?

Il primo aspetto da migliorare è certamente legato alla PERSONALITA‘. Paulo ci ha stupiti, sin dall’inizio, per l’assenza di timidezza, la voglia di vincere, lo spirito battagliero. Più di uno ha parlato, sin dalle prime settimane a Vinovo, dei suoi come degli “occhi della tigre”. E’ giunto il momento di “monetizzare” concretamente questa qualità. Dopo i due gol al Barca, complice forse una condizione fisica non eccelsa, non abbiamo più visto il miglior Dybala. Cardiff è stato solo il vertice di un decadimento che avanzava, pur con qualche rara perla, da alcune settimane. Il 21 non ha brillato particolarmente neanche nella finale di Coppa Italia contro la Lazio e nelle partite, vedi Bergamo e derby di ritorno, in cui si poteva chiudere il discorso Scudetto. Rispetto all’anno precedente, segnato da parecchi 1-0 recanti la sua firma, abbiamo visto un Dybala più defilato, meno in cattedra nelle occasioni che contano. Nella prossima stagione, acquisito ormai lo status di “anziano” dello spogliatoio, è lecito aspettarsi maggiore incisività in termini di leadership e quella cattiveria di chi, nei momenti che contano, pretende di prendersi la scena.

Una maggiore PRESENZA IN ZONA GOL. Soltanto in pochi match, a dire il vero non proibitivi, si è palesato il feeling (che pare esista fuori dal campo) con Higuain. I due argentini, decisamente tra i più forti attaccanti d’Europa, hanno spesso dato la sensazione di offrire solo il 20-30% della loro capacità di fuoco in tandem. Dybala, i particolare a inizio stagione, ha sofferto l’assenza di spazio in avanti, dettata dalla presenza in campo di un centravanti “accentratore” come il Pipita. Le vittorie della Juventus passano necessariamente dalla crescita dell’intesa tra i due. La speranza è che un anno di lavoro insieme dia i suoi frutti e che i due fuoriclasse possano parlare la stessa lingua calcistica, avvantaggiandosi reciprocamente delle caratteristiche dell’altro. Questo aspetto, tuttavia, richiede un lavoro dello staff tecnico e della squadra, che permetta a Dybala, pur svariando alla ricerca di spazi, di non allontanarsi troppo dall’area di rigore (e anzi di entrarci molto di più della scorsa stagione). Un centrocampo con più fosforo, esterni d’attacco più propensi al dialogo a uno-due tocchi rispetto a Cuadrado e Mandzukic, e un Higuain finalmente più mobile possono essere la chiave di volta per esaltare le caratteristiche della Joya.

La TENUTA FISICA. Anche quest’anno un paio di infortuni hanno limitato la stagione dell’ex-rosanero. A fine stagione, forse risentendo anche del calcione di Muntari a Pescara e di un turnover poco praticabile, ha dato l’impressione di essere in piena riserva di ossigeno e con molto acido lattico nei muscoli. Nei suoi anni italiani, quelli alla Juventus in particolare, Dybala è cresciuto molto fisicamente, ma evidentemente non ancora abbastanza. Non ricordiamo campioni decisivi arrivare in scarso stato di forma nella fase finale della stagione. In questo particolare bisogna anche aspettarsi una programmazione perfetta dello staff dei preparatori sul lavoro personalizzato e sulla prevenzione degli infortuni muscolari, ma soprattutto un lavoro della società in sede di mercato che aumenti la “profondità” della rosa e gli consenta di rifiatare quando possibile. Dopo l’introduzione del 4-2-3-1 a gennaio, Allegri ha avuto pochissime fiches a disposizione per preservarlo e, quando ha forzato per farlo, la squadra è andata incontro a magre figure (leggere trasferta contro la Roma) e il tecnico a critiche poco sensate. L’acquisto di Schick va in questa direzione, ma non è ancora sufficiente. Non tanto un vice-Dybala, bensì un centrocampo di maggior qualità, che possa schierarsi anche “a tre” senza far precipitare la cifra tecnica dell’undici, ed una batteria di esterni più folta e più “tecnica” saranno determinanti in quest’ottica. L’orizzonte del Mondiale in Russia, a fine stagione, non potrà che aumentare l’importanza (e paradossalmente facilitarla) della gestione fisica del giocatore.

Quel benedetto PIEDE DESTRO. Nessuno si aspetta che possa diventare come il sinistro, uno dei più sopraffini in giro nel Pianeta calcio, ma che almeno non gli serva soltanto per scendere dal letto. Iniziare a provare il tiro con il piede debole, senza temere la brutta figura, sarà l’upgrade più importante, decisivo nel trasformare Paulo da promessa di campione a fuoriclasse fatto e finito. La velocità e l’abilità nel dribbling si unirebbero a una dose di imprevedibilità che ne renderebbe i movimenti illeggibili anche per le migliori difese del mondo, come quelle che si incontrano nelle fasi finali della Champions League. Immaginiamo che la necessità di questa crescita non sia ignota al giocatore e a chi lo allena. Magari servirà la prima giocata importante o il primo gol per sbloccarla.

Impossibile, in questa fase della stagione, essere immuni al calciomercato. Recentemente il fuggiasco Dani Alves ha consigliato a Dybala di lasciare la Juventus per continuare a crescere. Non sappiamo cosa ci sia esattamente dietro la scelta del brasiliano di cambiare aria e di offrire questa dritta al giovane compagno. Tuttavia facciamo fatica a pensare a un orizzonte in cui Dybala possa migliorare più che alla Juventus. Una squadra che in patria lascia solo le briciole alle rivali (e spesso nemmeno quelle) e che arriva due volte in tre anni a 90′ dalla gloria calcistica europea più alta e ricca, non può che essere l’ambiente ideale per crescere ed affermarsi. Oltretutto Dybala ha temperamento e  qualità, umane e calcistiche, che rendono quasi automatico l’accostamento ad altri campioni (con la 10 o con la 21) della storia di Madama. La Juventus sembra fatta apposta per lui. Il recente rinnovo contrattuale lascia intendere che anche la Juventus abbia compreso che Dybala è fatto apposta per lei. Ci aspettiamo anche che la prossima NON SIA L’ULTIMA STAGIONE IN BIANCONERO. Perché un percorso di crescita come questo richiede tempo e merita di essere compiuto lì dove è iniziato.