Con Dybala stretto, Matuidi e Asa danno ampiezza a sinistra

matuidi

La Juventus centra la quarta semifinale di Coppa Italia consecutiva, avendo la meglio di un Toro con lacune troppo gravi in tutte le varie fasi di gioco per poter anche solo pensare di far risultato all’Allianz Stadium.

 

CHIELLINI HA BUON GIOCO SU NIANG

 

Schierata in fase di non possesso con il 442, la Juve è riuscita a far venire a galla con relativa semplicità i limiti nella prima costruzione rivale del 433 granata. E’ bastata una pressione scolastica, un minimo organizzata, per mandare in crisi i meccanismi dei giocatori di Mihajlovic. Evidente, tra le fila granata, la mancanza di soluzioni quando si era aggrediti dagli avversari, con molti palloni lanciati nel vuoto.

Si è quindi abusata la ricerca della prima punta (Niang), che si è trovato costretto a giocare spalle alla porta in situazioni oltremodo difficili. Chiellini è riuscito a prevalere su di lui senza troppe difficoltà.

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Inoltre, anche quando il Toro è riuscito ad alzare il proprio baricentro, è parso illogico che abbia deciso di insistere con tale continuità nel lato sinistro della Juve, ossia quello più forte difensivamente e più complicato da superare. Anche perché le uniche occasioni del match per gli ospiti sono arrivate dall’altra parte del campo, soprattutto a causa di uno Sturaro in grosso affanno.

 

MATUIDI E ASA DANNO AMPIEZZA A SINISTRA

 

Dopo la mediocre prova di Verona e le dichiarazioni di Allegri su Dybala nel 433, suscitavano interrogativi le modalità con cui la Juve avrebbe coperto il campo in fase di possesso. Palla al piede, si è vista una squadra molto asimmetrica: contrariamente alle previsioni, Douglas Costa ha giocato largo a destra, con Dybala più stretto vicino a Mandzukic.

Senza una vera ala sul lato mancino, il compito di dare ampiezza e aggredire la profondità è quindi spettato sia ad Asamoah che a Matuidi. Ne è un chiaro esempio l’azione del vantaggio: in una fase che sembra bloccata, Pjanic effettua un lancio chirurgico per un Asamoah lanciatosi sulla sinistra. Il ghanese ha quindi modo di puntare De Silvestri ed approfittare della scarsa tenuta del campo da parte dei granata (Berenguer in ritardo nel raddoppio).

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Douglas Costa è stato invece sfruttato in maniera diversa rispetto ai tempi del Bayern (ma non è la prima volta): se in terra bavarese, Guardiola lo utilizzava soprattutto sul lato debole per poter isolarlo nell’1 vs 1, nel derby della Mole è stato utilizzato il brasiliano più come avvio dell’azione, col compito di venire quindi dentro il campo o cambiare gioco sulla sinistra.

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Proprio a sinistra, Matuidi ha sfornato una prestazione maiuscola in entrambe le fasi di gioco. Vitale sia nell’inserimento che nell’aggressione (6 contrasti), la sua brillantezza su tracce interne ed esterne ha contribuito a rendere flessibile la manovra offensiva della Juve. Il francese è stato una via di mezzo tra una mezzala e un’ala atipica, aiutando i suoi anche nella riaggressione, una caratteristica che prima di lui mancava alla compagine bianconera.

 

 

IL 4141 DEL TORO NON BLOCCA PJANIC

 

La Juve si è trovata ad attaccare una squadra che in non possesso oscillava tra il 4141 e il 451. A giudicare dai primi minuti, la marcatura di Pjanic è sembrata essere compito di Baselli. Tuttavia, col passare del tempo, i meccanismi di schermatura sono iniziati ad essere sempre più inefficienti, coi bianconeri che a tratti trovavano il metronomo bosniaco con grande facilità approfittando di buchi inspiegabili.

 

 

Queste situazioni sono aumentate a dismisura nella ripresa, ed hanno concesso alla Juve di alzare nettamente il proprio baricentro (grazie agli istantanei cambi gioco millimetrici del numero 5) e di svolgere anche ampie fasi di possesso conservativo.

In generale, la scalata dal 4141 al 451 effettuata dal Toro è parsa altamente lacunosa, con la Juve che è stata brava ad approfittare delle spaziature errate. Nel pressing nella metà campo rivale, infatti, Rincon rimane davanti alla difesa, mentre le ali (Falque e Berenguer) e gli interni (Baselli e Acquah) formano una linea a 4 alle spalle di Niang.

 

L’errata applicazione di questo assetto, però, porta a una squadra letteralmente spaccata in due. La Juve ne ha saputo approfittare, accompagnando l’azione con tanti uomini all’interno di spazi completamente sguarniti. In tal modo, la difesa granata si è trovata scopertissima, non protetta adeguatamente dal centrocampo.

 

Insomma, non ci è voluto molto per avere la meglio di un Toro arrivato ormai al capolinea di un intero progetto tecnico. Tuttavia, non si può non osservare come la Juve ormai sappia rivelarsi efficace anche quando Allegri schiera squadre più tecniche e maggiormente a trazione anteriore. Douglas Costa, ormai, che giochi a destra o a sinistra riesce a rivelarsi la principale risorsa offensiva della Juve. Vedremo, dopo la sosta, che tipologia di formazione darà più certezze al mister toscano.