Paulo Dybala e la scoperta dell’acqua calda

di Pietro Salvatori |

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Paulo Dybala e la scoperta dell’acqua calda. “Non so se resterò alla Juventus a vita, non me la sento di prometterlo, ma non vuol dire che questa sarà la mia ultima stagione in bianconero”. Le parole che la Joya ha consegnato a France Football stanno scatenando un putiferio. Chi si incazza (i tifosi bianconeri) e chi sghignazza (quelli anti-bianconeri). Lasciando questi ultimi alle loro miserie, i supporter della Vecchia Signora vivono evidentemente in una pienissima sindrome-Bonucci. Sono passati tre mesi dall’addio di Leo, un lasso di tempo forse troppo breve per aver digerito l’addio di una bandiera. Ma decisamente troppo lungo per permettersi di cadere in preda all’isteria.

Alzi la mano chi pensava che Dybala sarebbe rimasto a Torino vita natural durante. Abbassala tu, laggiù dietro il tuo schermo. E’ inutile che ti sbracci, comunque non ti posso vedere. E comunque lo sappiamo entrambi che lo stai facendo per puro spirito di provocazione.

Stiamo parlando di un talento purissimo, arrivato assai giovane a vestire la nostra casacca. Ma soprattutto un purissimo giovane talento argentino. Che per osmosi può respirare la fede, l’appartenenza, la fedeltà. Ma che non ci è nato, non è costituzionalmente la sua pelle, non fa parte del suo Dna, per quanto bene possa averla assorbita.

Parliamoci chiaro. Quanti giocatori con le skill di Dybala sono rimasti sotto la Mole per tutta la carriera? Si contano sulle dita delle mani, e bisognerebbe mozzarne qualcuna per restringere il campo a quelli che sono atterrati a Caselle poco più che ventenni. Quanti invece hanno regalato anni da sogno per poi dire arrivederci e grazie (ciao Zizou)? Tutti, o quasi.

Andate qui e facciamo insieme un esercizio. Qual è lo straniero che ha collezionato più stagioni nella Juve. Facile, direte, è Trezeguet (che comunque nella classifica all-time è solo 29°). Ha giocato in bianconero 11 stagioni. Tante. Tantissime. Un idolo. Ma non ha finito la carriera da noi, tornando  prima in Argentina e poi migrando in India.

Scampoli di calcio giocato, direte voi, poca roba. Ok, ci sto. Allora mettiamola così. Dybala ha 24 anni, questa è la sua terza stagione alla Juventus. Con i tempi che corrono, la sua carriera si chiuderà intorno ai 36/37 anni. Se finisse la carriera a Torino, dunque, polverizzerebbe il record di David di 4/5 stagioni. Possibile, sì, ma altamente improbabile.

Prendiamo un altro parametro. Le presenze totali. Anche qui il recordman tra i non italiani è una bandiera della nostra storia: Pavel Nedved. Il ceco ha chiuso la carriera da noi: 8 stagioni per 327 presenze. Ora, considerando che Dybala è alla terza e in quanto a caps sta a quota 112, gli “basterebbero” cinque anni per eguagliarlo e superarlo. Se facesse i bagagli a 29 anni avrebbe comunque polverizzato una lunga serie di record.

Per allargare il campo a carriere finite e non finite, a bandiere rimaste o andate, bastano un nome e un cognome, senza aggiungere altro: Alessandro Del Piero. E mi fermo qui.

Quindi ricapitoliamo:

–          Dybala dice che “non promette” di chiudere la carriera alla Juve;

–          Se Dybala chiudesse alla Juve staccherebbe di 4/5 stagioni il record di anni passati con la maglietta bianconera dallo straniero più longevo, Trezeguet, di 10/11 gli anni a Torino di Zidane (e Platini), andatosene a suon di milioni quando il volume d’affari del calcio era estremamente inferiore a quello di oggi;

–          Se Dybala chiudesse alla Juve raddoppierebbe grosso modo il record di presenze dello straniero più presente di sempre, avvicinandosi ai capofila della lista (Del Piero, 705, e Buffon, ad oggi 635).

Tutto possibile, ma tutto molto improbabile. Abbonando i sogni dei nostri amici lettori under12, sfido chiunque a provare che l’abbia mai seriamente pensato. Dybala potrebbe andarsene la prossima estate. E pace. Ma se solo rimanesse un altro paio d’anni raggiungerebbe come permanenza icone come Zizou e Platini; se si allungasse fino a 28 eguaglierebbe in stagioni Nedved. Una prospettiva di permanenza talmente lunga che, da quando la Joya è arrivato da Palermo, rientrava a mala pena nelle più rosee delle previsioni. Ma che improvvisamente, dopo le parole di Paulo a France Football, è diventata il minimo sindacale, un atto dovuto, una lesa maestà qualora non accadesse.

Ora, amici miei, alziamo polveroni ogni volta che ascoltiamo o leggiamo un’intervista o una dichiarazione fatta esclusivamente di supercazzole condite dal nulla, e ci stracciamo le vesti quando sentiamo una banale, scontata, lapalissiana verità di cui tutti siamo consapevoli? Discutiamo pure sull’opportunità del perché non supercazzolare anche questa volta. Ma la favoletta della gente scandalizzata al grido “il re è nudo” ce l’hanno raccontata quando avevamo 5 anni. E’ ora di diventare grandi.