Paulo Dybala non deve rinnovare con la Juventus

di Alex Campanelli |

dybala

Quella con il Sassuolo è stata una caduta fragorosa, di quelle che portano a notti di riflessioni. Fragorosa nei modi, nel peso sulla classifica, nell’impatto mediatico sull’ambiente Juve, e ovviamente nell’evidenza del campo. Durante la notte ho riflettuto su Paulo Dybala e sul suo ruolo nella Juventus e sono giunto alla conclusione che, a malincuore, sarebbe meglio per tutti se le strade dell’argentino e della Juve si separassero a giugno.

Tornato titolare dopo esser subentrato contro l’Inter e aver regalato un punto (prezioso oppure no, dipende dai punti di vista) alla Juve, contro il Sassuolo Dybala ha fatto una partita da Dybala, pur con una mobilità ridotta com’è normale che sia al rientro da un problema muscolare. Il 10 bianconero ha cantato e portato la croce, rientrando a centrocampo a far partire l’azione, allargandosi in fascia per favorire l’inserimento dei compagni, piazzandosi tra le linee ma anche attaccando l’area.

Dybala col Sassuolo è stato il giocatore a creare più occasioni (3), a tentare più dribbling (5/6), ha colto un palo con un’azione personale e servito l’assist per il pari di McKennie, è stato premiato come migliore della Juventus sia dalle maggiori testate giornalistiche cartacee e non che dai siti che assegnano valutazioni di tipo statistico come WhoScored e Sofascore, per il quale è anche il miglior giocatore della Serie A in assoluto. Eppure tutto questo non basta.

Non basta perché Dybala non è Tevez, che lotta su ogni pallone col furore agonistico di un mediano, non è tantomeno Mandzukic che picchia gli avversari, fa le sponde ed è un “uomo squadra”, non è certamente Del Piero, il calciatore più iconico della storia della Juve. Il fatto che Paulo Dybala sia semplicemente Paulo Dybala non basta, perché non risolve le partite da solo (o per qualcuno addirittura si nasconde in quelle importanti), un concetto che nel 2021 dovrebbe essere ormai superato e invece riempie ancora la bocca di sedicenti tifosi e addetti ai lavori.

Sul banco degli imputati ci finisce soprattutto quel tacco tentato nei minuti di recupero, emblema di un giocatore poco concreto, più divertente che utile (dove l’ho già sentita questa?), adatto ai campetti e non alla durezza, al sangue e al sudore della Serie A degli uomini veri. Esiste una fetta di tifoseria, che prima credevo fosse una leggenda metropolitana o poco più, che vorrebbe sbarazzarsi del miglior attaccante, nonché del giocatore più tecnico, della rosa della Juventus.

Il problema, oltre all’epica juventina della sofferenza e della maglia sudata che non ha risparmiato neanche uno dei 10 calciatori più forti di ogni epoca, è anche in campo. Dybala è uno splendido senza ruolo, quello che altrove sarebbe definito un giocatore totale, mentre alla Juventus è visto come, nel migliore dei casi, un anarchico da incasellare, se non come un problema de eliminare nel peggiore di essi.

Massimiliano Allegri ha detto a più riprese che Dybala non può fare il centravanti, eppure nel 2019/20 da punta centrale Paulo ha messo insieme 17 gol e 11 assist, un gol/assist ogni 104′, permettendo inoltre a Cristiano Ronaldo di giostrare nella prediletta posizione di ala sinistra, col portoghese che non a caso ha disputato la sua miglior stagione nella Juventus a livello realizzativo con 37 reti. Nonostante questi numeri, l’MVP della Serie A 19/20 non può fare la punta senza l’aiuto del caro vecchio “centravanti fisico”, invocato come un meme da tifosi, giornalisti e tecnici che probabilmente ignorano quante squadre di altissimo livello negli ultimi 10 anni abbiano ottenuto risultati senza un vero numero 9.

Dybala non può fare nemmeno l’ala, perché largo si perde e non è più rapido ed esplosivo come nei giorni migliori, non può ovviamente fare il trequartista e probabilmente neanche vuole, visti i risultati nell’ultimo anno del primo ciclo di Allegri, mentre da seconda punta costringe la squadra a un 4-4-2 che allontana fin troppo Chiesa dall’area di rigore. In pratica, in questa Juventus non c’è posto per Paulo Dybala.

Se foste nell’argentino, voi cosa fareste? Restereste in una squadra disfunzionale che gli chiede ogni volta di inventarsi qualcosa senza supportarlo minimamente, che preferisce soldatini solidi ad anarchici di talento, “supportato” da una tifoseria che si chiede se si sbatte abbastanza, se è davvero “da Juve” (che dire degli altri allora?), che continua a paragonarlo a giocatori diversissimi da lui e che non aspetta altro che metterlo alla gogna alla prima sconfitta? Oppure cerchereste di dare una svolta alla vostra carriera spostandovi in un contesto nel quale il giocatore tecnico viene apprezzato per quello che è ed il tifoso non lo definisce un “senza palle” alla prima serata storta (ma anche dritta)?

Pensateci, il mancato rinnovo di Dybala porterebbe una cascata di benefici anche alla Juventus. Innanzitutto si potrebbe comporre una squadra più logica e razionale, proprio quello che è stato fatto dopo la cessione dell’altro anarchico col 7, si potrebbero schierare due esterni veri senza scompensi di sorta e non ci sarebbe più un fenomeno o presunto tale a chiedere palla ed avere la presunzione di far ruotare il gioco offensivo intorno a lui visto il deserto tecnico che lo circonda.

I soldi risparmiati dall’ingaggio di Paulo si potrebbero dirottare sullo Zapata o sull’Abraham di turno, magari meno belli da vedere ma più solidi e decisamente più funzionali, o magari su un centrocampista di quantità come Zambo Anguissa, quello che manca davvero a questa squadra per raggiungere il tanto agognato equilibrio, ben più importante della fantasia e della capacità di accendere la luce.

Scappa, Paulo.

(Ma io non lo avevo già scritto un articolo come questo?).