Aspettando Paulo Dybala (che non deve essere venduto)

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Ci risiamo: a leggere quotidiani e dichiarazioni, Paulo Dybala è finito sul mercato, di nuovo.

E’ ormai la terza stagione di fila che la Joya sembra destinata a scucirsi le strisce bianconere dalla pelle, ma per due estati di fila Paulo è rimasto. Un peccato o una fortuna? Chi scrive non ha dubbi: la Juventus non può disfarsi di un talento cristallino come Dybala.

In gioco c’è qualcosa di grande, che trascende il concetto stesso di futuro: l’identità. Quella della Juventus passa inevitabilmente attraverso l’importanza (e talvolta dalla solitudine) del numero 10. Il più bello e romantico che ci sia, perché richiama quelli che, per Pasolini, sono i due momenti poetici del gioco del calcio: il gol e il dribbling. La fantasia insomma, che spezza la monotonia della sintassi. Il 10 è l’ultimo simbolo di un mondo che sta scomparendo per lasciare il suo posto a qualcos’altro: forza fisica, intensità. Praticamente l’uomo-macchina. Componenti fondamentali, specie per chi voglia portarsi a casa la coppa dalle grandi orecchie, ma non sufficienti. Il calcio è anche tecnica, fantasia, è anche Dybala. Anche e soprattutto per la Juventus.

Sin dai tempi di Sivori, il funambolo coi calzettoni abbassati, e poi Platini, Baggio, Del Piero, Tevez, forse il 10 più “rude” che questi colori abbiano mai avuto ma non per questo meno spettacolare. Perfino la Juve operaia di Heriberto Herrera aveva il suo 10: Luis del Sol. Qualcuno, come Pogba, ha provato a stamparsi il 10 sulla schiena senza troppa fortuna. Altri, come Zizou e Pirlo, quel numero ce l’avevano nell’anima, pur portandone un altro. Un lusso? Non proprio. Il bel gioco che tanto desideriamo passa anche (soprattutto?) da lì, dalla magica congiunzione tra centrocampo e attacco.

Quanto Dybala sia fondamentale per il gioco della Juventus lo ha dimostrato l’anno scorso, nel finale di campionato. E la storia delle ultime eliminazioni dalla Champions è anche quella di una Joya assente e spezzata. Dybala è, per certi versi, un giocatore fragile, fisicamente e caratterialmente e non sempre ha superato l’esame di maturità del campo, ma qualsiasi tifoso ha negli occhi la sua doppietta strepitosa al Barcellona e quella “pugnalata” a freddo, ai danni dell’Inter, nell’ultimo derby d’Italia con il pubblico, che vide nascere, e morire, la Juventus di Sarri.

Un’altra diapositiva di Dybala ci riporta di nuovo a S. Siro. Stavolta l’avversario è il Milan (incerottato). Il 10 riceve palla da Chiesa e lo libera con un colpo di tacco strepitoso. A quel punto, il 22 non può rifiutare il regalo del suo fantasista: rete. Ecco. A questo serve uno come Dybala.

E la sua coesistenza con Ronaldo? Se Pirlo vuole essere davvero l’allenatore del nostro futuro, deve trovare una soluzione. Che non può passare attraverso la sottrazione del (nostro) numero 10.

di Giuseppe Di Matteo