Dybala, fai la mossa giusta

di Silvia Sanmory |

È un’epoca dove tutto viene messe in vista sulla finestra per occultare la complessità della stanza“.

Tenzin Gyatso

Ho pensato a Paulo Dybala. In questi giorni di segregazione da Zona Rossa ho avuto più tempo del solito per riflettere, sull’attualità della Juve e dei suoi protagonisti, con una prospettiva diversa da quella delle solite fazioni pro e anti-Dybala.

I calciatori sono considerati supereroi moderni, è un dato di fatto. Non gli si perdona di essere semplicemente umani. Nella loro breve carriera negli anni di precipitosa popolarità che spesso li getta in una centrifuga di emozioni (non da tutti gestibile allo stesso modo) c’è il contrappeso di una velocissima, fulminea deperibilità dei consensi. Bastano spesso 90 minuti, a volte anche un solo istante, un solo gesto, un solo controllo sbagliato…

Penso a Dybala, bersagliato dopo le gare con lo Spezia e soprattutto per gli ultimi minuti con la Lazio soprattutto dalle critiche dei tifosi, ancor di più che dagli addetti ai lavori. Eppure è lo stesso che si era dimostrato decisivo, insieme a Cr7, nel siglare la vittoria del nono scudetto, dopo la positività -estenuante- al Covid-19, e col suggello del titolo di Migliore Giocatore della Serie A. Storia recentissima, noi tifosi bruciamo tutto velocemente.

Un déjà vu, per Paulo: incostante, sopravvalutato, fragile, non decisivo, alcuni aggettivi che la Joya si trascina dietro, tra un applauso e un’illusione. Fin dai primi in bianconero, l’entusiasmo dell’aver scoperto un nuovo gioiello si è accompagnato ad un certo disincanto sulla reale luminosità della nuova stella  (che ad es. brilla in modo folgorante in alcune gare di A ma è quasi sempre assente o deludente nelle uscite in Champions: Cardiff, gare col Bayern o col Real, con Ajax e Lione). Un’alternanza che è una condanna per Paulo, elogi e paragoni esagerati, dissenso e accuse altrettanto eccessive.

Dybala ha l’innegabile marchio del calciatore di classe sopraffina che fa brillare gli occhi per la qualità delle giocate e  scalda i cuori di chi ama il calcio dei virtuosi, e fa storcere i nasi a chi adora il calcio tutto grinta e temperamento, perché sparisce in alcune gare europee da far tremare i polsi.

Non ho mai pensato che la maglia numero 10 gli sia stata conferita per ragioni economiche (ad esempio per far aumentare le sue quotazioni) più che per ragioni di merito;  penso piuttosto che a penalizzarlo, e di conseguenza a rendere incostante il suo rendimento, è una certa sensibilità/insicurezza che lo porta a scoraggiarsi (se preferite a spegnersi ) quando si sente (non necessariamente a ragione) un po’ relegato ai margini del progetto Juventus. Era successo nell’ultimo anno di Allegri, che lo sacrificava in raccordo, e con l’arrivo di Cristiano Ronaldo diventato subito il centro dell’universo Juve. E sta riaccadendo ora, con Pirlo che gli ha preferito legittimamente Morata (altro uomo/ragazzo umorale che ha bisogno di fiducia e coccole) visto il precario stato di forma dell’argentino.

Non è una difesa a spada tratta di Dybala, la mia;  l’argentino potrebbe manifestare il proprio dissenso in modo più produttivo, tirando fuori la grinta del campione che è,  giocando di astuzia, come si fa quando si gioca a scacchi, sua grande passione; spiace invece che la furbizia venga usata invece a suo discapito da chi (il famoso entourage, in questo caso familiare) lo spinge a chiedere aumenti salariali nel momento meno opportuno.

Sono un tipo che sa concentrarsi per fare le mosse giuste al momento giusto“: caro Paulo, hai detto tutto.