La matrice Dybala fuori e dentro la Juve

di Giacomo Scutiero |

Dell’attuale numero dieci della Juve penso quel che pensavo quattro anni fa: è un attaccante e questo, a rigor di logica tecnica, dovrebbe fare. Ciò detto non è importante, è importante quel che pensa l’allenatore; Allegri, che mai ha parlato così bene di Dybala come da dicembre a oggi.

Ha fatto una delle migliori partite— 22/12/2018, Juve-Roma
In 15 minuti ha fatto delle cose straordinarie— 10/02/2019, Sassuolo-Juve

È passato un anno dallo sprone di Pavel Nedved, incentrato sul sacrificio nella vita privata. Il ragazzo giura di sentirsi più leader, in campo e fuori. Entrando nel campo e nelle parole del mister, Paulo è migliorato e migliora ogni mese; Allegri dice che noialtri abbiamo una percezione errata della sua posizione in campo, che non sia cambiata e soprattutto che sia fondamentale per allacciare ed esaltare due reparti.

C’è chi, vedi l’amico Jacopo Azzolini, crede che il mister sbagli a citare Dybala nel 4-3-3 della stagione scorsa: Higuain, Mandzukic, Douglas Costa… Paulo era seconda punta.
C’è chi si lega a questo e confronta i tiri a partita della 2017/18 e di questa, notando come siano nettamente diminuiti (4.362.76). È impietoso il rapporto Febbraio 2018-Febbraio 2019 in termini di segnature: da 14 gol (+ 3 assist) a 2 gol (+ 6 assist). E poi 31 tiri complessivi quest’anno in 22 giornate; l’anno scorso, a questo punto del campionato, era il dato dei soli tiri di Dybala nello specchio della porta.
Stiamo parlando appunto di campionato, perché in Champions League ha stabilito il record personale nel girone di qualificazione: 5 presenze e 5 gol, sui 9 totali della Juventus in 6 giornate.

Il Dybala odierno non arriva in zona quattordici (la classica del sottopunta o del trequartista dedicatamente offensivo) e predomina la trequarti di destra; la presenza centrale a ridosso dell’area di rigore non è granché mutata in dodici mesi.


Bisogna tornare a parlare di tiri in porta e fuori. Al primo anno di Juventus, dopo 22 giornate di campionato, contava 12 gol e 53 tiri (26 in porta e 27 fuori) in 1524 minuti giocati; è il record delle quattro stagioni, ricordando che la posizione in campo era di seconda punta con Mandzukic o Morata.
La stagione successiva, quella con minutaggio più basso (1066’), i tiri furono soltanto 32 (13+19) e i gol appena 5. Un anno fa partì fortissimo come nella prima stagione: 14 gol con lo stesso numero di tiri (53=31+24) in 1293 minuti.

Oggi la situazione è questa:
19 presenze
1470 minuti
2 gol
11 tiri in porta
20 tiri fuori

Dunque, è il peggior Dybala juventino in termini di segnature e di conclusioni. Nonostante questo avvio inoffensivo, Paulo è stato il miglior marcatore bianconero dell’anno solare 2018 con 16 gol, davanti ai 15 dell’appena arrivato (4 mesi!) Cristiano Ronaldo.
A proposito di Cristiano e di una delle fonti di reddito di Dybala, i calci di punizione…Paulo conta 9 gol su 52 tentativi da piazzato (17.3%)
, Cristiano trasforma in gol appena il 6.4%. 
Per non parlare del comunque ottimo Pjanic (12.4%). Intanto, lasciategli le punizioni. Per lo meno quelle dalla destra rispetto alla posizione di tiro.

Dopodiché, appoggiando Allegri, il ragazzo sta lavorando molto e bene nel segmento centrocampo-attacco: l’azione che porta al gol Emre Can contro il Sassuolo è l’ideale modus operandi di Paulo nella testa del mister (ed immagino anche nella testa della maggior parte dei tifosi). Finché la Juve avrà Mandzukic, un uomo che “deve” riempire l’area o i pressi di questa, Dybala non sarà quel che ricordiamo; finché la Juve avrà Cristiano, un altro luogo sarà sempre e comunque occupato. E finché avrà Douglas Costa… ma questo è un tema minore.

Il futuro di Dybala dipende principalmente dal suo lavoro: ha accettato quel che viene richiesto, ha accettato di mettere meno spesso la mano sul volto, ha accettato di portare al gol piuttosto che essere portato in gol.

È un bel paradosso, mister. Il Dybala più stitico è il Dybala più completo che si sia visto a Torino.
E forse l’ultimo.