Dybala illumina soprattutto lontano dalla porta

di Jacopo Azzolini |

Se già avevano risolto la pratica contro la Spal nonostante poi, in fin dei conti, non si fosse prodotto moltissimo sottoporta, anche contro il Milan gli attaccanti della Juve hanno sostanzialmente vinto la gara quasi da soli. D’altronde, se arrivano a prendere anche 7 milioni ciascuno d’ingaggio, ci devono essere dei motivi.

Come spesso succede alla squadra di Allegri, i bianconeri hanno disputate più gare all’interno dello stesso match. E infatti si è passati rapidamente da frangenti di gara in cui c’era oggettivamente da preoccuparsi per una squadra che non riusciva più a risalire il campo (è il caso dell’inizio del secondo tempo, dove si è vista poca intensità)) a momenti di grandissima Juve, dominante in toto palla al piede, con gli ultimi 40′ di gara che forse esprimono finora la Vecchia Signora 2017/2018 più scintillante per quanto riguarda la fase di possesso.

Arrivato con fatica a qualcosa che, seppur da lontano, sembrava comunque una quadra, il Milan di Montella ha dato continuità a molte delle caratteristiche palesate contro il Chievo, con l’unica modifica del rombo arretrato: a Biglia e ai tre centrali si è infatti aggiunto Kessie, che ha agito molto più vicino all’argentino rispetto alla tendenza di questo inizio di stagione. Per il resto, nulla di nuovo: spazio alle conduzioni palla al piede di Rodriguez (da una di queste è nata l’occasione più netta della gara) e ricerca immediata della verticalizzazione per Kalinic, nella speranza che Calhanoglu prevalesse sulla seconda palla.

La Juve non è però, ovviamente, il Chievo, e queste situazioni di gioco hanno cozzato contro una squadra che con un 442 compatto sa ben coprire l’ampiezza del campo. In particolare, va elogiata la prova di un Chiellini monumentale su Kalinic, bravo nei contrasti e nel negargli la profondità. Non è certo un aspetto secondario visto che dai movimenti del croato dipendono le principali soluzioni offensive rossonere. A Rugani è stato invece quasi “impedito” il corpo a corpo con l’ex Viola (paura del precedente Galabinov?), delegandogli principalmente il compito di impedire che la palla poi arrivasse a Calhanoglu.

In ogni caso, questa gara nel futuro prossimo sarà principalmente ricordata per i lampi di classe che, seppur a intermittenza, si sono visti in fase di possesso. Anche se le copertine andranno giustamente a un Higuain forse mai così uomo squadra (grande attaccante lo è sempre stato), la prova di Dybala è, in un certo senso, andata su binari opposti rispetto al principale obiettivo del mercato dell’estate 2017. La Joya, infatti, nonostante la decisività nei due gol, si è rivelata cruciale soprattutto lontana dalla porta, abbassandosi molto quando la costruzione era più ingolfata.

E infatti, le giocate migliori di Dybala sono avvenute in mezzo al campo, e nella ripresa hanno alzato sensibilmente la qualità della manovra. La seconda gemma di Higuain è nata proprio da un meraviglioso cambio gioco dell’argentino per Asamoah, ma l’elenco delle giocate da “regista” di Dybala”  molto lungo (40 passaggi totali, il quarto juventino in questa classifica).

 

 

Infine, nonostante qualche uscita sbagliata nella prima frazione, il già citato Asamoah si conferma come una delle riserve più affidabili presenti in giro. E, a ben vedere, forse questa è l’unica notizia buona dell’attuale momento di Alex Sandro, mai così in difficoltà da quando è a Torino.