Dybala e l’emozione di una corsa

di Roberto Nizzotti |

La Juventus è tornata a vincere, ha sconfitto la Lazio e ha praticamente ipotecato il 9^ scudetto consecutivo, il 38^ della sua storia.

Nella gara di ieri è stato protagonista inatteso, perché doveva partire dalla panchina, Paulo Dybala che ci ha deliziato con un’altra gara condita da tocchi di eccelsa classe mai fini a se stessi (il colpo di tacco per liberarsi di due avversari all’altezza della linea di fondo laziale è ancor ben impresso nelle nostre menti) .

Ma della gara di Paulo a me è rimasto impresso un altro gesto che non ha a che fare con la tecnica, ma con l’anima ed è quella meravigliosa corsa al minuto 72, fatta con un fastidioso mal di schiena motivo dell’iniziale esclusione della joya, a disturbare, riuscendoci, un Milinkovic Savic lanciato in campo aperto sino a ridosso della nostra area di rigore, un cosasti to cosasti da area ad area, una giocata in stile Mandzukic, di quelle che aiutano a capire chiaramente qual’è lo spirito che alberga, da sempre, in questa meravigliosa squadra e nei campioni, spesso grandi Uomini, chi ne indossano gloriosamente la maglia e che, nel momento del bisogno, non deludono mai rispondendo presente e tacitando quelle critiche che possono essere comprensibili dopo dei passaggi a vuoto, ma che sono troppo spesso esagerate nei termini.

Il calcio è spettacolo, i tunnel, i dribbling e altre giocate lasciano a bocca aperta i tifosi e valgono il prezzo di un biglietto ora virtuale, ma quando vedi un talento come Dybala percorrere il campo da un’area all’altra non ci sono giocate funamboliche che tengano il confronto, e l’emozione che trasmette quella corsa è tanta, è forte.