Dybala-Juventus: quattro anni di Joya

di Sergio Sersim |

“Da quando sono arrivato in Italia si parla sempre di soldi e non di come sono io”
Questa la prima frase pronunciata da Paulo Dybala durante la sua presentazione nel Luglio del 2015. Che si parli di cartellino, ingaggio o plusvalenza, risulta sempre attuale. Dopo quattro anni le strade della Juventus e dell’argentino si potrebbero separare per motivi prevalentemente economici. Se da un lato si sapeva che questo momento sarebbe potuto arrivare, dall’altro rimane il dispiacere per la quasi sicura partenza di un giocatore che aveva stregato tutti fin dal primo momento. Come tributo al giocatore simbolo dell’ultimo quadriennio, sperando ancora in una sua permanenza, ho comunque deciso di ripercorrere gli anni insieme.

2015/2016
Nell’estate post-Berlino la Juventus è in rivoluzione: il talento di Laguna Larga, acquistato dal Palermo per 40 milioni, è destinato a cogliere l’eredità di Tevez ed essere la punta di diamante di un club in cerca di nuovi leader. L’esordio avviene in Supercoppa contro la Lazio: entrato al 62’ impiega dieci minuti a lasciare il segno sulla partita con un sinistro di pura potenza, assicurando alla società e a se stesso il primo trofeo stagionale. La sconfitta contro l’Udinese macchia il suo debutto in un campionato disastroso per la Juventus per un terzo abbondante di stagione. In tutto questo Paulo è una delle poche note positive. Dimostra fin da subito di avere la personalità per essere titolare, non sente pressione nel passaggio dal Barbera allo Stadium e mostra un’affinità unica con Pogba. Concluderà la stagione con 21 segnature, numerose con un elevato coefficiente di difficoltà. L’eroe della stagione non può che essere lui, tant’è che a Maggio Andrea Agnelli ai microfoni di Sky lo incorona nuovo uomo immagine Juventus, superiore secondo lui addirittura a un Pogba ormai promessa plusvalenza.

“si, però oggi quando guardo la Juventus vedo Dybala. Due anni fa era Pogba, oggi è Dybala. Guardo i bambini, è Dybala che piace” – Andrea Agnelli

2016/2017
La cessione di Pogba porta alla Juventus Gonzalo Higuain, destinato a formare una coppia eccezionale con Dybala. Dopo un buon inizio, a Ottobre La Joya uscirà anzitempo nella sfida contro il Milan e resterà fermo ai box per infortunio fino a Gennaio; nel mentre la Juventus ottiene risultati positivi, con prestazioni non del tutto convincenti. Solo la sconfitta di Firenze a metà Gennaio spingerà l’allenatore verso il 4231, togliendo finalmente le briglie ai talenti offensivi: il gioco varrà la candela o, meglio, la finale di Champions League. Nel mezzo, quello che tutti i tifosi aspettavano: Paulo domina la scena contro il Barcellona di Messi, segna una doppietta e regala ai tifosi una serata indimenticabile. Cardiff però cambierà tutto: dall’umiliazione sul campo alle ricostruzioni sempre diverse e più fantasiose riguardo l’ormai celebre intervallo, giocatori e allenatore saranno visti con un altro occhio. Qualcosa si è spezzato, è innegabile. Tutti colpevoli, nessun innocente.

2017/2018
La terza stagione si apre con l’assegnazione della maglia numero 10: questo trasformerà Paulo ancora di più in un simbolo, ma anche in un bersaglio. Questa responsabilità non si può dire che non l’abbia motivato: 12 gol nei primi 7 impegni stagionali. Con la sconfitta di Genova, il tecnico opta per un ritorno a una squadra difensivamente più solida, ma arida dal punto di vista offensivo. L’argentino sarà il primo a patirne le conseguenze. A Dicembre, durante i sorteggi di Champions League, Nedved si rende protagonista di un consiglio nei confronti di Paulo: alzare ulteriormente l’asticella. Un ex pallone d’oro che parla a un potenziale candidato. Queste dichiarazioni furono mal interpretate da chi non gradiva le critiche mosse all’allenatore e legittimarono il pensiero che un ragazzo che non si era mai contraddistinto per comportamenti sopra le righe fosse non professionale. Come rispose Paulo a questo stimolo? Gol allo scadere contro la Lazio. Gol vittoria a Wembley contro il Tottenham. Gol e assist contro il Milan, ma soprattutto uomo scudetto nel successo contro l’Inter: nonostante l’esclusione dai titolari, entrò e confezionò i due assist utili a ribaltare il match e cucire il tricolore sulla maglia bianconera.

2018/2019
In estate la Juventus costruisce una rosa stellare: la coppia Cristiano Ronaldo-Dybala è quella che tutti sognano, ma ancora una volta l’allenatore non è disposto ad adattare i propri dogmi. A uscire sconfitto da una battaglia persa in partenza (Ronaldo ha il posto assicurato, Mandzukic ancora di più) è proprio l’argentino, al quale vengono chiesti compiti che non rientrano nelle sue capacità. Il ragazzo si cala nella parte: sempre più lontano dalla porta i gol scarseggiano, gli assist non migliorano, ma concluderà la stagione come secondo miglior realizzatore in Champions dopo Ronaldo, con lo stesso numero di gol stagionali di un Mandzukic intoccabile e sarà il miglior attaccante recupera palloni della Serie A (statistica triste, ma significativa rispetto a chi lo bollava di scarso impegno). Con l’enorme vantaggio accumulato in campionato, la stagione bianconera termina con l’uscita dalla Champions League. Paulo ormai è un pesce fuor d’acqua, da simbolo è diventato un problema, da attaccante è stato trasformato in qualcosa che non piace né a Dybala né al tecnico toscano.

Estate 2019
Con il tesseramento di Maurizio Sarri, un allenatore più propenso a valorizzare i talenti offensivi, sarebbe stato auspicabile offrire una possibilità a La Joya, anche alle luce delle enormi potenzialità sempre dimostrate. Purtroppo alla Juventus i what if non esistono, a maggior ragione quando, nell’ipotetico momento di massimo deprezzamento, si ha la possibilità di segnare a bilancio una sostanziosa plusvalenza. La società ha dimostrato più volte che in queste situazioni sceglie la via più semplice, accettando di buona lena anche un downgrade tecnico. Ciò che rimane del talento argentino sono i fatti: 78 gol segnati, 30 assist, quattordicesimo miglior marcatore della storia della Juventus. Una media gol che, qualora fosse rimasto, l’avrebbe incoronato come secondo miglior marcatore di sempre del club prima del compimento dei 30 anni, dietro al solo Del Piero che, giustamente, l’aveva indicato come suo erede tecnico e umano.


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