Dybala o Higuain? Non chiedeteci più di scegliere

di Valeria Arena |

centravanti

 

Chi li ha inventati gli aut aut, chi ci ha convinto a portar qui i nostri, che poi, lo sappiamo, scattano le paranoie.

Facciamo qualcosa, indaghiamo, cerchiamo, mettiamo su una task force e portiamo qui la testa di quell’essere insensibile e spietato che ha concepito la madre di tutte le domande sceme, il principio delle scelte senza senso, se non quello di generare diatribe familiari e serpi in seno: vuoi più bene a mamma o papà?  Mamma e papà, signori miei. Cresciuti con l’idea che dovessimo scegliere chi meritasse di più il nostro amore e la nostra tolleranza, mentre l’altro veniva dato in pasto ai leoni, divorato dai sensi di colpa per un figlio che aveva osato nominare l’altro.

E così siamo andati avanti con l’idea che se dovevamo necessariamente scegliere tra mamma e papà, allora bisognava pure trovare un vincitore tra il dolce e il salato, il mare e la montagna, come se non esistesse la campagna, il lago, il fiume, i boschi e la Foresta Amazzonica, il cane e il gatto, la birra e il vino, l’alba e il tramonto, gli Oasis e gli Blur e i Beatles e Rolling Stones. Non c’era spazio per volesse tutto e non sdegnasse niente, bisogna schierarsi.

In un’epoca più polarizzata che mai, dove è tutto tifo e non esiste spazio per la complessità e le zone grigie, e in cui c’è ancora gente che pensa sia sensato scegliere tra Allegri e Sarri, quando il primo è in villeggiatura e il secondo fa effettivamente l’allenatore della Juve, a noi è stato chiesto di scegliere tra Dybala e Higuain. Scegliere chi vendere, chi schierare, chi fosse pronto, chi potesse giocare con Ronaldo, chi avesse più carattere e chi meritasse la nostra fiducia. Scegliere perché non esisteva un’alternativa, o almeno così ci hanno fatto credere, come quando da piccoli pensavo che fosse giusto scegliere tra mamma e papà. Il normale corso dell’evoluzione umana.

Poi è arrivato Sarri, il rivoluzionario silenzioso, l’eroe non mascherato di cui la Juve aveva bisogno dopo anni di ego spropositati, seppur interessanti e attraenti. È arrivato Sarri a indicarci la via e spiegarci che esistono quei 10 minuti, che magari domani saranno 20, 30, 45 o addirittura 90, in cui non siamo obbligati a scegliere, ma possiamo pure fare il bagno in montagna, sentire Noal Gallagher e Damon Albarn uno dopo l’altro e infilarci un cane e un gatto senza sfiorare la tragedia. Dieci minuti posson bastare. 

Uno la voglio perché sa bene ballare, uno la voglio perché ancor non sa cosa vuol dir l’amore, soltanto perché ha conosciuto tutti tranne me

 E che liberazione non dover più scegliere, non dover dire la nostra, non sentirsi in obbligo di benedire uno a discapito dell’altro. I nostri dieci minuti lì ad aspettarci ogni volta che ne abbiamo bisogno, la nostra coperta di Linus da conservare gelosamente e utilizzare con parsimonia e giudizio.

Vuoi più bene a mamma o papà?

Silenzio.