Dybala d'Europa, analogie e differenze: le statistiche in Champions League

di Alex Campanelli |

Era facile immaginare la stagione attualmente in corso come una delle più importanti, ma soprattutto complicate, della carriera di Paulo Dybala. Grandissime aspettative dal punto di vista realizzativo, gli viene chiesto quantomeno di bissare l’ottimo score della passata stagione, bisogno quasi fisiologico di affidarsi alle sue invenzioni nei momenti complicati, complice la partenza di Pogba, un compagno di reparto devastante e “ingombrante” col quale condividere il ruolo di primo attore là davanti; tutti questi fattori rendono la stagione della Joya una lunghissima corsa a ostacoli, un percorso accidentato che sarà fondamentale superare per sedersi allo stesso tavolo coi più grandi di quest’epoca. Se in campionato ha fatto notizia il suo mini-digiuno dal gol, in Europa Paulo si è sbloccato prestissimo rispetto all’anno scorso (un solo gol, all’andata col Bayern), ma a tratti resta la sensazione che in Champions League il numero 21 non riesca a incidere come fa in Serie A, che gli manchi ancora quello step per esser considerato un giocatore che sposta gli equilibri anche nella massima competizione continentale. Semplice mito o c’è un fondo di verità? Scopriamolo analizzando le statistiche relative alle gare disputate sin qui.

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Nulla da eccepire riguardo al suo contributo al gioco della Juventus: Dybala gioca praticamente lo stesso numero di palloni in entrambe le competizioni, confeziona lo stesso numero di key pass e crea più o meno le stesse occasioni da gol. Dati importanti (anche se “gonfiati” dalla goleada di Zagabria), considerando che in Champions League la Juve ha incontrato tre avversarie che, in maniera più o meno redditizia, hanno preferito restare corte e cercare di non subire gol invece di provare a segnare per prime; numeri alla mano, l’efficacia di Paulo nel costruire occasioni da rete è rimasta comunque invariata. Per quanto riguarda la classifica assoluta, Dybala è fuori dalla top 30 per key pass ogni 90 minuti (considerando chi ha disputato almeno 180′ sui 270′ totali), ben dietro al compagno Dani Alves, il migliore, e ad altri top come Sylva, Neymar e Di Maria, ma anche dietro a Ghoulam, Rybus, Augustinsson e altri. Il campione è comunque al momento piuttosto ridotto per esprimere giudizi definitivi, meglio aspettare quantomeno la fine del girone.

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La situazione cambia se ci spostiamo sulle conclusioni a rete: Dybala tira tanto, nella scorsa stagione è stato l’attaccante bianconero ad aver effettuato più conclusioni, ma in Champions League quest’anno non è quasi mai riuscito ad andare al tiro, con la preoccupante media di un tiro a partita. In campionato Paulo ha segnato tre reti tirando in porta ben 28 volte di cui 14 da fuori area, uno dei suoi marchi di fabbrica che però la Joya non sta riuscendo a esportare in Europa, con il gol alla Dinamo Zagabria come unica conclusione da fuori area. Detto che la posizione occupata da Dybala è praticamente sempre la stessa (basta consultare le sue heatmap su Whoscored), le cause principali di questa “timidezza” sono da ricercare nella difficoltà della Juve in Europa nel costruire manovre offensive di qualità (anche per colpa del già citato atteggiamento delle avversarie) e nella conseguente tendenza dell’argentino ad aiutare la squadra in una fase di costruzione non ancora fluida, sacrificando le conclusioni a rete, comunque decisamente troppo poche. La chiave di volta è proprio qui: per avvicinarsi all’olimpo dei migliori, il numero 21 deve diventare decisivo in zona gol in Champions League come in campionato, dove fa tremare ogni difesa quando prende palla a 25 metri dall’area di rigore. La squadra deve aiutarlo sgravandolo più spesso da compiti in costruzione, lui deve capire che può essere letale anche contro avversari di caratura internazionale. Il confine è labile, il talento è evidente, e siamo convinti che sentiremo parlare di Dybala sempre più spesso in ogni lingua.