Dybala da Cardiff al Camp Nou. Da un Leo all’altro.

di Sandro Scarpa |

Ci eravamo lasciati a Cardiff e ripartiamo ora dal Camp Nou.
La Juve era finita mestamente a Cardiff. Quella Juve fantastica sbocciata proprio contro il Barcellona.
Il sipario era calato su urla e schiaffoni negli spogliatoi di Cardiff, tra Bonucci e Dybala (?).
Quel sipario strappato con una Juve esplosa sul palco Champions grazie a Bonucci e Dybala, tra gli altri.

Dove siamo 3 mesi dopo Cardiff? 5 mesi dopo la vittoria ai quarti contro il Barcellona?

Quando iniziammo l’avventura contro il Siviglia in casa (0-0) nessuno avrebbe pensato di battere sonoramente Messi, Suarez e Neymar e arrivare a Cardiff. Nonostante un mercato sontuoso (Alves, Pjaca, Benatia e gli sfizi di togliere Pjanic e Higuain alle rivali), nonostante la doppia sfida alla pari col Bayern, nessuno pensava alla finale. Cardiff era un luogo mitico e lontano, buono per fare ironia: Profeta Hernanes portaci a Cardiff!

Poi è arrivata la svolta di Gennaio, quella del 4231, poi la fatidica Juve di Marzo (Aprile e Maggio): una difesa con i due centrali più granitici e imbattibili d’Europa, i due terzini più debordanti del pianeta (o quasi), due centrocampisti che univano fosforo e dinamismo, due esterni martellanti in attacco e implacabili in non possesso e quella coppia argentina da sogno in HD.

Morale: la notte Juve più bella degli ultimi 20 anni, 3 gol al Barcellona, l’esplosione di Dybala, supernova accecante nella galassia Champions, un gioco arrembante e audace, quasi sinfonico, una generosità infaticabile di tutti gli orchestrali e ingranaggi difensivi perfetti a tal punto da sfornare un nuovo ancor più eclatante capolavoro, 0-0 al Camp Nou. Roba da morte di papa, anzi, da dimissioni papali. Da archivio storico, ancor più dopo un leggendario 6-1 al rancoroso sceicco del PSG.

Dalle stalle di un Paulo Sousa che ci sculaccia alle stelle di un Barcellona prima malmenato da Paulo Dybala e poi disinnescato da Bonucci e co. Quello è stato il punto più alto, l’apice. Come spesso accade in Champions, la doppia sfida perfetta (spesso con Barca o Real) che non coincide quasi mai con un finale da sogno.

Poi Cardiff è diventata la Parola del Male. Il tasto dolorosissimo. Il portale per l’inferno e la scudisciata su nervi e ferite scoperte, tragedia di Torino annessa. Così nera e insopportabile da non riuscire ad essere esorcizzata, anzi nemmeno ci si prova. Peggio, è rassegnazione. Punto. Chiuso con la Champions.

Per questo ora il Camp Nou non è più il terrore di un nuovo 6-1 al PSG che vanifica l’impresa di Torino, non è più l’accesso al palco principale e al teatro dei sogni. E’ quasi un brivido di curiosità e spudorata incoscienza in una monotona rassegnazione dell’essere i perdenti di Champions. Assurdo e ridicolo.

Assurdi e ridicoli i pensieri serpeggianti. Manca Chiellini? E che fa? E’ uno scarpone malandato, tanto a Cardiff con lui ne abbiamo presi 3 lo stesso, avanti con Rugani! Mancano Khedira e Marchisio? Due rotti su cui non contare più, avanti con Matuidi che almeno corre! Manca Mandzukic? Evvai, così mette Douglas Costa e speriamo non ci deluda con quell’altro brocco di Sturaro, vai con Bentancur, almeno è giovane, un bel battesimo del fuoco. L’unico brocco che vogliamo in campo è De Sciglio, almeno fa una figuraccia colossale e resta in tribuna fino a scadenza contratto.

Così come ogni benedetto anno, i nostri giocatori “vincenti” resettano tutto e ripartono per trionfare in Italia contro tutto e tutti, dovremmo resettare tutto anche noi. Azzerare qualsiasi illusione tradita negli ultimi 5 percorsi Champions straordinari, quasi perfetti, anzi totalmente imperfetti, vista la sconfitta finale. Ricacciare dentro qualsiasi voglia nichilista del tipo “meglio andare in Europa League che perdere un’altra finale”, sputare fuori qualsiasi rassegnazione.

Partire da chi è andato via e da chi è rimasto. Poggiarsi in modo tetragono sul nuovo status europeo della Juve, stabilmente tra le prime 4 nei pronostici, a dispetto del 10° fatturato, e meditare sulle scelte compiute o subite dalla società che alla fine stanno dando i loro frutti.

E’ andato via un campione 35enne scappato in Premier, anzi no, a Parigi a prendere 10 milioni l’anno e divertirsi con Neymar, Mbappé e soci, altro che “alla Juve mi intristisco”. E’ arrivato un potenziale campione, sempre brasiliano, che con Ancelotti si era intristito e dovrà riprendere a divertirsi e divertire.

E’ andato via il nuovo capitano, simbolo, oracolo e uomo immagine del Milan, che pensa, parla e agisce da rossonero quasi come giocasse lì da 20 anni. Nell’irriconoscenza, anche stupida per il calcio attuale, dei tifosi juventini.

Sono arrivati due capitani di lungo corso, Matuidi che proprio al PSG è stato il primo e unico acquisto degli sceicchi a restare fino alla fine, titolare e sempre decisivo, a dispetto delle centinaie di milioni di euro spesi e dei campioni acquistati, Howedes da 20 anni allo Schalke, capitano e leader indiscusso. Due salutati dagli ex-tifosi con riconoscenza e stima infinita, romantica per il calcio attuale.

Soprattutto, tra quello che menava e quello che le buscava negli spogliatoi di Cardiff, è rimasto quest’ultimo. Non il Capitan futuro, furente, livido e iper-combattivo, ma il ragazzino dell’Instituto, l’orfano che le batoste le ha prese sempre per fortificarsi sempre di più, fino a prendersi la 10 e a emozionarci con talento, gol e giocate divine nelle prime 4 partite in cui l’ha indossata.

Un filo diretto e romantico sembra legare Del Piero e Dybala, a scavalcare due altri fenomeni sui generis, l’eroe brutto e sporco del Pueblo, Tevez, e il super-eroe del calcio hype e cosmopolita, Pogba.

Il 12 settembre del 1993, in un interlocutorio Foggia-Juve in cui il guru del calcio spettacolo Zeman e il maestro del calcio all’Italiana, Trap, impattavano 1-1, a 15 minuti dalla fine entrava in campo al posto del marcatore Ravanelli, un 19enne promettente acquistato dal Padova, Alessandro Del Piero. Paulo Dybala sarebbe nato due mesi dopo (Novembre 1993).

Il 12 settembre del 2015, il 22 Dybala avrebbe segnato il suo primo gol allo Stadium, su rigore in un Juve-Chievo.

Il 12 settembre Dybala ci riprova. Al cospetto del più grande n. 10 della nostra epoca.

Fatti forte, ragazzo!