Dybala a tutto campo

di Giovanni Lentini |

 

Probabilmente era questo cui aspirava e puntava Massimiliano Allegri quando, nella parte iniziale della prima stagione a Torino, ne dosava prudentemente l’utilizzo. In molti si chiedevano perché un talento puro come quello di Paulo Dybala, soprattutto in una fase in cui le cose alla Juventus non giravano per il meglio (era la stagione dei 12 punti in appena 10 partite di campionato, dello scudetto già perso, a fine ottobre, dopo la sconfitta sul campo del Sassuolo), non fosse stabilmente nell’undici titolare.

 

 

Il piano del livornese era però chiaro: trasformare la Joya in un giocatore a tutto campo, totale. Ciò per sfruttare le doti tecniche dell’argentino anche in fase di costruzione del gioco, differentemente da quanto accadeva a Palermo. In Sicilia, infatti, Dybala agiva prevalentemente da attaccante centrale, con compiti legati essenzialmente legati alla finalizzazione. Le caratteristiche atletiche del ragazzo sono venute incontro al tecnico bianconero. Fin da subito a Torino si sono accorti del fatto che Dybala fosse in grado di correre anche oltre 10 chilometri a partita. Era quindi un discorso di predisposizione mentale più che fisica, fargli capire come muoversi, più che convincerlo di doversi muovere. Con il passare del tempo, dunque, Dybala ha variato il proprio modo di stare in campo, abbassando il proprio raggio d’azione e partecipando sempre più attivamente all’impostazione della manovra.

 

 

La partita di mercoledì sera ha rappresentato un ulteriore step in questo processo di trasformazione. Nell’arco dei 90 minuti l’argentino ha percorso 10,4 km, leggermente più della media stagionale che è di circa 9,90 km per partita, partendo, però, da una posizione decisamente più defilata. Nel 3-4-2-1 opposto ai blaugrana, Dybala ha occupato prevalentemente l’out destro del campo, con Douglas Costa dall’altra parte. Solitamente, infatti, quando cioè la Juve si schiera col 4-2-3-1 l’ex Palermo parte dal centro, con licenza di allargarsi sulla destra, scambiandosi con Cuadrado, per sfuggire alle asfissianti marcature che spesso gli vengono riservate, potendo anche sfruttare la possibilità di rientrare sul piede mancino e cercare il cross tagliato o la conclusione verso la porta avversaria. Col Barcellona, dunque, Dybala si è ritrovato ancor più lontano dalla zona calda di quanto non gli accada solitamente e con ancor più campo dinanzi a sé. Nonostante ciò, la Joya è riuscita a farsi apprezzare per applicazione ed impegno: ha corso tanto, ha lottato, ha pressato i portatori di palla della formazione spagnola, partecipando attivamente alla fase di non possesso quando, soprattutto nel secondo tempo, i blaugrana hanno schiacciato nella propria metà campo la Juventus. Non solo, però: ad una manciata di secondi dal termine, e dopo essersi sobbarcato quella mole di lavoro, l’argentino è andato vicino al gol della vittoria, con quella rasoiata di sinistro magistralmente deviata in angolo da Ter Stegen. La lucidità, insomma, non è venuta meno neanche dopo 90 minuti di sacrificio.

 

 
Se Allegri pare effettivamente essere riuscito nel suo intento, oggi Dybala è un giocatore a tutto campo, che si muove non solo in funzione della porta avversaria ma in un’ottica più globale, che tiene conto delle esigenze della squadra che possono variare anche all’interno della stessa partita, sorge qualche perplessità circa l’impegno richiesto all’argentino. Vero è che un Dybala più nel cuore del gioco rappresenta una importante variante in fase di costruzione della manovra, soprattutto in supporto dei centrocampisti che, spesso, si ritrovano pressati ed in inferiorità numerica rispetto ai dirimpettai ma è altrettanto vero che aver allontanato così tanto Dybala dalla porta avversaria significa perdere qualità ed imprevedibilità negli ultimi metri. Ruolo chiave potrebbe aver avuto anche l’arrivo di Gonzalo Higuain. Il Pipita, a differenza di Mandzukic, è un accentratore di gioco, uno che in attacco vuole ed ha bisogno di stare da solo. Il risultato, insomma, è che per differenti ragioni, nel corso del tempo, Dybala ha visto arretrare la propria posizione sul terreno di gioco. I numeri, il che potrebbe apparire paradossale, dicono che la Joya tira verso la porta molto più non solo di Higuain ma di quasi tutti i calciatori della nostra serie A. Ciò non è necessariamente un bene. Vanno valutate, infatti, qualità e condizioni della situazione specifica: meglio calciare di meno ma da posizione più favorevole piuttosto che concludere di più ma da posizione più sfavorevole, magari arrivando a rimorchio e dopo aver profuso un prolungato ed intenso sforzo atletico ed aerobico.

 

 

Ed allora bene che Dybala lotti, che corra oltre 10 km a partita e che si metta in tutto e per tutto a disposizione dei compagni ma è negli ultimi metri che il suo talento può essere mortifero per qualsiasi avversario. Imperdonabile rinunciarvi a priori.