Le due vite juventine di Giampiero Boniperti

Il compleanno è una festa. La luce delle candeline sulla torta e quel gesto, “soffia”, che spegne quelle piccole luci mentre si accendono pensieri, e l’applauso degli amici vale un abbraccio. Negli anni cambiano torte e candeline, ma la scena si ripete. Vorremmo unirci, noi di “Juventibus”, oggi, a quell’abbraccio, e per l’occasione aprire l’album dei ricordi. L’album della straordinaria storia di Giampiero Boniperti…

Nella stagione 1947-48, non ancora ventenne, con 27 reti, vince la classifica dei marcatori con 2 gol di vantaggio su Valentino Mazzola, allora capitano del mitico Grande Torino. Tanto per intendersi.

Nel 2011, sottobraccio ad Alessandro Del Piero, quasi 400 gol in due, illuminato da un taglio di luce bianca, raggiunge il centro del campo del nuovo Juventus Stadium appena inaugurato, salutato da una standing ovation. In mezzo non una, ma due vite. Una da giocatore, straordinaria. Una da presidente, formidabile.

Sono stati in molti nel corso degli anni a chiedersi – e a chiedergli – se sia stato migliore come giocatore o come presidente. In realtà è una domanda oziosa, perché quel presidente è diretta emanazione del giocatore, e quel giocatore aveva in campo il piglio di chi sa gestire un gruppo come un presidente. Nella sua prima vita, quel bambino biondo di Barengo tira calci a un pallone nel cortile del Collegio De Filippi di Arona. Boniperti affina la sua tecnica per la strada, e sviluppa fondamentali di calciatore autentico. Fa il provino per la Juve non ancora diciottenne in piazza d’Armi, davanti a “Farfallino”Borel, che poi lo fa giocare nelle riserve già il 22 maggio 1946 contro il Fossano. Boni-perti non tradisce alcuna emozione e finisce 7-0, con 7 gol suoi. La storica firma di Tuttosport, Carlin, scrive che «è nato un settimino». Dopo il fischio finale, il responsabile del settore giovanile della Juventus Volpato scende negli spogliatoi e lo ingaggia all’istante. La prima rete in prima squadra la segnerà l’8 giugno 1947, a Marassi contro la Sampdoria, mostrando classe e fiuto del gol, che gli consentiranno di segnare a raffica anche nelle partitesuccessive.

Gianni Agnelli intanto forgia una squadra di potente bellezza intorno a quel ragazzino dal talento luminoso, ed ecco che nelcampionato più lungo della storia, a ventuno squadre, Boniperti da centravanti titolare, con 27 gol in 40 partite, supera anche le stelle Mazzola e Gabetto. Il piede 38 di Boniperti è una fionda gentile, e i suoi gol sempre di pregiata fattura. Visione di gioco, tempismo, astu- zia, classe, intelligenza e concretezza. E fuori dal campo educazione e riserbo. Segna e fa segnare, diverte, incanta. Un anno lucente, una squadra superba. Arrivano altre vittorie e altri scudetti. Poi, nel 1957, arrivano anche Charles e Sívori. Con loro, per loro, grazie al suo carisma, si inventerà un nuovo ruolo: mezzala di regia, dopo otto anni a fare il centravanti. Facilita i loro prodigi, ma non smette di segnare gol mai banali. La prima stella e tre scudetti in quattro anni, per il trio delle meraviglie che faceva impazzire le folle, e per quel capitano biondo che dirigeva, sorvegliava e proteggeva.

Poi, il 10 giugno 1961, dopo la discussa partita recuperata contro l’Inter e un nuovo scudetto da appuntarsi sul petto, senza preavviso consegna gli scarpini al magazziniere e gli dice: «Questi tienili tu, a me non servono più». Il suo amico Charles è spiazzato: «È venuto a mancare il cervello, il pilastro del centrocampo, l’uomo che dirige e coordina il lavoro dei compagni, l’uomo indispensabile per una squadra che voglia giocare un calcio moderno a livello nazionale e internazionale». Un bilancio da far venire i brividi: 15 stagioni alla Juventus, 460 volte in casacca bianconera e 182 goal, con 5 scudetti sensazionali e 2 Coppe Italia in bacheca.

Indossa i panni della sua seconda vita, quella da presidente, il 13 luglio 1971, e scrive pagine indelebili di storia bianconera. Una Juventus che con la sua presidenza conquisterà finalmente anche l’Europa, vincendo tutti i trofei dispo- nibili, oltre a dominare in Italia mietendo ben 9 scudetti. Diventeranno leggendari i suoi colloqui con i giocatori, nell’ufficio di Villar Perosa, per discutere dei contrat-
ti per la stagione successiva. Il «metodo Boniperti» non concede molti margini di trattativa, e l’onore e l’onere di indossare quella maglia resta un valore aggiunto.

Quando nel maggio del 1976 la Juventus si fa sfuggire loscudetto nel duello col Toro perdendo a Perugia, sulla sua scrivania i giocatori bianconeri durante i colloqui troveranno una gigantografia della formazione umbra. Solo la caparbia serenità di Dino Zoff reggerà il ritmo di quei confronti col presidente. Capacità, competenza, comprensione, fermezza, lavoro e buon senso. Gli anni di successi della Juventus targata Boniperti sono il frutto di questa alchimia. Una juventinità inattaccabile.

«Perdono ma non dimentico», è solito dire. Non dimentica nemmeno gli amici. È capace di gesti rari e nobili. Vuole molto bene al suo amico Carletto Parola, che, come ricorda, nella Juve ha portato «eleganza e gloria». Grazie a Boniperti, sia pur tardivamente, la Panini di Modena versa finalmente dei soldi a Parola, del quale ha sfruttato per decenni l’immagine della sua celebre rovesciata come marchio per le sue figurine. Poi, quando Carletto vola via, prende la cravatta della divisa bianconera e gliela annoda al collo. Scrive che «il segreto della squadra bianconera di ognitempo è l’attaccamento ai suoi colori». E anche la memoria, in casa Juve è roba preziosa. La memoria della propria Storia.

(tratto dal libro “Favole portafortuna per tifosi juventini da 0 a 99 anni, Sperling&Kupfer)