Due paroline a Paolo Liguori

di Antonio Corsa |

Su Libero Quotidiano di oggi trovate un articolo scritto dal giornalista Mediaset che ricostruisce una settimana di polemiche e accuse culminata con la querela annunciata dall’A.I.A. e da Rizzoli e con le amareggiate scuse di Pierluigi Pardo, conduttore di Tiki Taka, che si è dissociato dalle sue parole in uno sfogo post-trasmissione sui social (e in un’intervista da noi pubblicata).

L’ho letto ed è imbarazzante.

Il pezzo inizia con il più classico: “Ridicolo, semplicemente ridicolo, che un arbitro internazionale si senta offeso da una critica e minacci querela ad un giornalista”. E ci tocca constatare come l’unica cosa ridicola sia per l’ennesima volta che un giornalista dica sia ridicolo querelare un giornalista. Perché non lo è. Il suo essere giornalista, anzi, rafforza semmai le ragioni di una querela, poichè ogni sua dichiarazione pubblica raggiunge un “pubblico” più o meno vasto di ascoltatori.

Nel merito: Liguori propone la sua “cronaca” degli eventi, nella quale però dimentica alcuni passaggi. Scrive: “Lunedì mi chiama Radio Kiss Kiss ed io esprimo liberamente il mio pensiero. Avrei preferito che non fosse Rizzoli il direttore di gara designato per l’incontro clou del campionato, con la Juventus protagonista. Perché? Per memoria, esperienza diretta e (forse) pregiudizio il miglior arbitro italiano sbaglia spesso quando i bianconeri giocano una partita decisiva”.

Inciso: non ricordo partite “decisive” tra Juventus e (la sua) Roma. L’ultima che ricordo, anzi, la vinse la Roma con Nakata in campo e Rizzoli in Serie C, ma forse non ci intendiamo sul concetto di “decisiva”…

Tornando a Liguori: quello che “omette” sono un paio di frasi, gravi, pronunciate durante l’intervento radiofonico. Queste: “Il Napoli gioca meglio della Juve, è più forte. È sicuro, matematico, che ci sarà un errore arbitrale allo stadio di Torino a favore della Juventus. Dite pure che sono un pazzo visionario. Abbiamo poche certezze nella vita e questa è una di quelle”. E “Se designassero Rizzoli è certezza che ci saranno errori. Il bianconero è forte, statemi a sentire”. I virgolettati li ho presi dallo stesso Libero, potete leggerli qui.

E’ un concetto diverso dall’ “avrei preferito che non fosse Rizzoli”: è un’accusa piuttosto esplicita poiché dalla casistica (che potrebbe voler dire anche semplicemente “sfiga”) si passa alle motivazioni, con quel “Il bianconero è forte” che presuppone perciò il motivo degli errori di Rizzoli e il motivo dell’eventuale designazione di Messina sapendo di un Rizzoli che “sbaglia sempre” pro-Juve. E’ un’accusa fatta e finita, inaccettabile e meritevole di querela, ovviamente.

Ma non è tutto: Liguori, infatti, proprio a Tiki Taka ha avuto la possibilità di chiarire il concetto e fare eventualmente un passo indietro. Invece, quando Mughini gli ha fatto notare che se avesse davvero pronunciato quelle parole sulla “certezza matematica” dell’errore di Rizzoli pro-Juve avrebbe offeso la sua intelligenza, Liguori non solo non ha smentito, non solo non ha corretto il tiro, ma ha giustificato e motivato le sue dichiarazioni con la seguente frase: “Ho fatto dell’anti-juventinismo non troppo di maniera, però insomma è una libertà!”.

Sbagliato. E’ una libertà tifare contro la Juventus, è una libertà essere anti-juventino, è una libertà ritenere Rizzoli scarso (o “il miglior arbitro italiano”), è una libertà ritenere il Napoli più forte ed è una libertà esprimere tutte le opinioni di questo mondo. Non lo è, invece, dire che un arbitro sbaglierà matematicamente favorendo la Juventus perché “il bianconero è forte, statemi a sentire”. Non lo è dire, come detto sempre a Tiki Taka, che “Rizzoli è l’arbitro più affidabile del mondo, ma non è il più affidabile allo Juventus Stadium”. Perché presuppone malafede negli errori e quindi nella designazione. Ed è per questo che Rizzoli e l’A.I.A. hanno deciso di querelarlo, non per una “critica”.

Fin qui, però, siamo al free climbing, pratica piuttosto in voga nel nostro Paese e che non meraviglia nessuno.

Quello che Liguori scrive dopo, invece, è qualcosa di oltre, è teatro, è un film costruito nella sua mente, un universo parallelo.

“Martedì silenzio, se omettiamo il fatto che le critiche all’arbitro hanno scatenato reazioni massicce dal popolo bianconero. Avrebbero dovuto dire: non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessuno. Invece è stato un coro: Liguori bastardo, Rizzoli è cosa nostra e tu sei un porco”. Delle tre accuse, una è assolutamente inaccettabile: che “il popolo bianconero” gli abbia scritto in massa che “Rizzoli è cosa nostra”. Poichè non è palesemente vero l’abbia fatto (non vi è traccia di ciò nel web, e dubito centinaia di migliaia di tifosi abbiano il suo indirizzo di casa o il suo numero di telefono) e poichè è un patetico tentativo di rendersi vittima, non solo con gli arbitri e l’A.I.A., ma anche nei confronti di una tifoseria che, lui sì, ha insultato parlando di “bianconero forte” (e di sfide decisive con la Roma).

La chiosa è ancora su Rizzoli e sugli arbitri. E anche questa sconcertante: “Il claudicante minaccia querela, perchè alcuni arbitri non temono il ridicolo: non possono parlare, ma possono querelare, come fossero Giudici Supremi”. Serve davvero ricordare come la querela non sia un “giudizio” ma una richiesta di giudizio rivolta a giudici terzi? E ancora: “Il malcostume nell’ambiente del calcio dilaga, perchè l’omertà e il condizionamento sono esagerati”. “.. perchè in Italia non è mai esistita una federazione degli arbitri autonoma e associata? Perchè sono pagati dalla Federazione e, in fondo, dalle Società?”. Il tutto per non ammettere che, forse, stavolta, gli sia scappata una stronzata di troppo.

“Due paroline a Liguori”, recita il titolo. Pensandoci, però, me ne basterebbe anche una: “Stacce!”

P.S. Non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessuno.