Due ore di Juve e Joya. Ne avevamo bisogno

di Sandro Scarpa |

Juve-Inter è la gara “sospesa”. Attesa da un anno, cancellata da giorni di delirio di scelte, rinvii ed accuse, dalla realtà pesante ed ansiogena, dalla tragicommedia delle news di sospensione e scioperi.

Juve-Inter è la gara con l’adrenalina scemata, spazzata via da uno stato d’animo e uno stato dei fatti più importanti, col calcio che va avanti “nonostante tutto” e un torneo a rischio stop o annullamento.

Juve-Inter è la gara in cui siamo entrata con l’emozione azzerata come il suono dello Stadium, e che però pian piano ci ha avvolto, prima distaccati, poi sempre più dentro la bolla della sospensione: il calcio, la partita, noi e loro, la rivalità, il tocco del pallone, i cambi di campo, le urla dalle panchine.

Juve-Inter è la gara che ci ha riconciliato, per 2 ore, con le emozioni, la vita, il calcio, perfino la gioia, irrazionale per 22 uomini soli che sudano e calpestano l’erba. Ne sentivamo il suono, ne percepivamo il respiro, potevamo sbirciare le indicazioni. Come fossimo con loro: noi e i calciatori, senza il filtro del pubblico e delle emozioni di contorno. Noi e il calcio, puro, allo stato grezzo.

Infine siamo esplosi, in modo meno plateale, meno orgiastico, ma più puro. Quel gol di Ramsey dal nulla, la magia di Dybala, lo sconforto nei volti di Conte e Marotta, in qualche modo ci hanno fatto fare pace temporanea con la vita, coi drammi intorno, con la paura.

Solo il calcio ci riesce, solo la Juve, per noi, riesce ad isolarci ed esaltarci, col mondo che sembra di vetro.

Così si rintaniamo dietro la solidità difensiva di Bonucci e de Ligt, voliamo sulle ali di Cuadrado e Ronaldo, corriamo con Matuidi ed Alex Sandro. Esultiamo con Buffon e Pinsoglio.

Ed è più leggero lo sfottò ai tifosi interisti, VIP e non, che poche ore prima avevano la bava alla bocca contro “la Juve che comanda” e “Inter-Samp da recuperare prima“, e alla fine minimizzavano la gara, “inutile” anzi, uno schiaffo senza senso alle regole comportamentali dell’emergenza.

E leggeri ci siamo sentiti tutti, quando Paulo Dybala ha stoppato quel pallone (così morbido che nemmeno il suono si è sentito), lo ho portato avanti con grazia, scambiato e poi ripreso e aggirato con classe e furbizia la difesa e poi smorzato la palla nel sacco. Swooosh.

Quello lo abbiamo sentito: il tocco leggero della gioia che finalmente ci riempiva di nuovo.

E diciamolo, abbiamo goduto, sì, abbiamo davvero goduto.

Perché la Juve e la Joya era quello di cui avevamo bisogno, anche ora.