Due modi opposti di vincere lo Scudetto il 26 luglio

di Massimiliano Cassano |

Ci sono due modi di vincere lo Scudetto il 26 luglio. Il primo lo conosciamo tutti: successe nel 2006, di nascosto, con un comunicato stampa che assegnava il tricolore alla squadra terza in classifica che si trovava 15 punti dietro la capolista. Un titolo assegnato per purezza, a chi di lì a pochi anni si sarebbe scoperto non essere poi tanto limpido. Poi ce n’è un altro, quello arrivato ieri, che in comune con il primo ha soltanto il caldo torrido e il contesto “straordinario” in cui è arrivato.

Quello vinto dalla Juventus grazie al successo per 2-0 contro la Sampdoria è lo Scudetto della fatica e della tragedia, della transizione, della sfortuna e – infine – della gioia più grande. Perché se a differenza delle rivali, i bianconeri sono arrivati a festeggiare (in questo caso per davvero) il titolo sotto l’ombrellone, interrompendo per altro una striscia di Scudetti d’estate che non ci avevano mai visti protagonisti, è colpa di una pandemia che ha messo in ginocchio l’Italia prima e il mondo intero poi. In quei momenti il calcio era diventato l’ultimo dei problemi e i messaggi della società e dei calciatori, nelle interviste e sui social, sono stati dedicati a chi tanto ha sofferto per questo virus maledetto. La sosta durante il lockdown ha reso difficilissima la ripartenza, ed è per questo che il titolo di quest’anno è arrivato dopo una serie di fatiche ed infortuni (non ultimi quelli pesantissimi di Dybala e Douglas Costa) che hanno fatto preoccupare i tifosi, spaventati dalla possibilità che il tricolore potesse sfumare in coda al campionato.

Per la Juventus, poi, è stato un vero e proprio anno di transizione, con il passaggio al nuovo allenatore e alla sua nuova  filosofia di gioco. Sono cambiati gli interpreti, ma non il risultato. A sollevare il nono Scudetto consecutivo una squadra orfana del suo capitano fin dalla prima giornata, che ha faticato per adattarsi agli schermi di Sarri e che per cause di forza maggiore ha dovuto giocare i match Scudetto contro Inter e Lazio senza la spinta del pubblico dello Stadium, dopo essersi presentata all’andata nelle bolge di San Siro e dell’Olimpico col coltello tra i denti.

Non sono scuse (anche perché quelle le cerca chi perde), ma dati di fatto, che certificano che esistono davvero due modi di vincere lo Scudetto il 26 luglio: quello comodo, in poltrona, calato dall’alto, e quello tra mille difficoltà, arrivato dopo sofferenza, sfortuna e fatica. Quando nel 2006 fu scelto primo modo, pensavano di far fuori il secondo. Non è andata così, anzi, quel tentativo non ha fatto altro che renderci più forti. O, per dirlo con gli hashtag, #stron9ger.


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