Due domande (e due risposte) sui primi mesi di Sarri alla Juve

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Il giorno in cui venne annunciato ufficialmente Maurizio Sarri come nuovo allenatore della Juve, fu per me un giorno di emozioni contrastanti. Per uno juventino nato e cresciuto a Napoli come me, il DERBY con tutte le lettere maiuscole non è quello della Mole, ma quello contro gli azzurri. Troppi gli sfottò, troppe le polemiche, troppi i proclami che sono stato abituato a sentire fin da bambino. Tutto ciò ha raggiunto ovviamente l’apice nel triennio sarrista a napoli, e nello specifico, nell’ultimo anno. Sarri non è stato solamente l’allenatore della squadra rivale, è stato il nemico n.1, nelle dichiarazioni oltre che nei fatti, “odiato” quanto e più di Mourinho, perché obiettivamente allora c’era poco in ballo tra quell’Inter nettamente superiore e quella Juve da lacrime agli occhi (e non per l’emozione).

Premessa necessaria per spiegare il mio stato d’animo all’annuncio. Ma tra tutti, un sentimento prevaleva, la curiosità. Tutte le domande sintetizzabile in sole due:

1) Come sarà la Juve di Sarri?

2) Come sarà Sarri alla Juve?

Dopo questi primi 3 mesi possiamo provare a rispondere.
1) La Juve di Sarri innanzitutto non ha perso quella capacità che ho sempre amato nella gestione Allegri di riuscire a portare a casa partite complicate, rognose e ancora in equilibrio  nell’ultimo terzo di gara. E ciò non era banale né scontato, all’interno di un copione tattico che si sapeva sarebbe mutato nei suoi principi fondamentali: diminuzione delle fasi di difesa posizionale grazie ad un atteggiamento senza palla più aggressivo, (finora tuttavia visto solamente a tratti) , notevole riduzione del “crossing game” che ha fatto le fortune di Allegri specialmente nell’ultimo biennio, con Mandzukic pronto a concretizzare, utilizzo della difesa a zona. Ovviamente, abbiamo visto tutti che il gioco non è ancora “spumeggiante” (seppur con picchi di grande calcio con Napoli, Inter e Atletico Madrid, non a caso i tre avversari più forti trovati finora), che le idee del mister non sono ancora state del tutto assimilate dalla squadra, ma la ricerca di un qualcosa di diverso dal recente passato è comunque evidente. Personalmente temevo l’accumulo di un discreto ritardo da Inter/Napoli per la ricerca ossessiva di questi principi, che avrebbe potuto portare pochi punti nelle prime giornate. Ma Sarri si è rivelato più furbo di quanto pensassi. E ciò ci porta al secondo punto.
2) Innanzitutto, va sottolineato un cambiamento negli atteggiamenti: Sarri non è più “l’uomo del popolo” come lo è stato a Napoli, non è più colui che accende il fuoco, ma colui che lo spegne. Basta vedere come ha gestito i pochi casi spinosi presentatisi finora: qualche frecciatina al veleno di Conte, la sostituzione di Ronaldo e la conseguente ricerca dei media di “qualcosa che non va”. Risposte sempre pacate e volte a spegnere polemiche, non ad alimentarle. Segno del fatto che Sarri ha compreso di essere in una realtà diversa, che per fare bene ha bisogno di tranquillità e non di pressioni.
Da un punto di vista prettamente “di campo”, Sarri ha mostrato fin qui una capacità inaspettata nel gestire una rosa ampia (riuscendo allo stesso tempo a individuare una formazione-tipo enunciabile almeno per 9/11) e di succedere ad allegri senza pretendere di buttare tutto quanto di buono (ed è tanto) fatto da quest’ultimo. Ha inoltre cambiato modulo in seguito all’infortunio di Douglas Costa, senza ostinarsi con il 4-3-3 in assenza di veri esterni capaci di creare superiorità (con Cuadrado arretrato terzino per necessità prima e per le capacità dimostrate poi).
Ciò che mi aspetto per il futuro è di una Juve capace di cambiare spartito anche a gara in corso, allargando il gioco sulle fasce ora che è tornato il fenomeno brasiliano, senza la ricerca ossessiva di uno sbocco centrale, che è spesso difficile da trovare a causa della densità degli avversari.

Il bilancio è dunque più che positivo, i numeri (e intendo sia le statistiche che tanto piacciono a sarri, sia quelli che realmente contano) lo testimoniano, con la juve prima in campionato, nel girone di Champions e già qualificata (con un primo posto da giocarsi con 2 risultati su 3 a disposizione), oltre che, occorre ricordarlo, UNICA SQUADRA IMBATTUTA IN EUROPA.

di Raffaele Guastafierro


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