Due anni del «problema» Ronaldo

di Mauro Bortone |

L’impossibile che diventa possibile, il sogno che diventa inattesa realtà: era il 10 luglio 2018, quando Cristiano Ronaldo diventava ufficialmente un calciatore della Juventus. Un colpo di mercato pazzesco, una trattativa rapida, nonostante il nome di mezzo, con i contorni dell’affare del secolo, destinato a riaccendere le attenzioni su una Serie A bisognosa di operazioni importanti.

Centododici milioni di euro circa al Real Madrid e i famosi 31 all’anno al giocatore tra gli sguardi illuminati dei tifosi juventini, che avevano apprezzato e applaudito l’extraterrestre nella notte dello Stadium, il 3 aprile, in Champions, quando con la camiseta dei blancos aveva raggiunto i 2,44 metri, sfidando le leggi della fisica, per colpire la palla in rovesciata e piazzarla nell’angolo alle spalle di Buffon.

Si dice che l’amore sia scattato lì, che gli fossero rimasti nel cuore quegli applausi di un popolo avversario. Ma nessuno poteva immaginare che avrebbe di lì a poco indossato i colori bianconeri.

Da quel luglio la Juve è stata inevitabilmente diversa, sia in termini economici, di sponsorizzazioni, di brand, di fatturato, con una crescita esponenziale sui social network. E sul campo, dove sono 47 i suoi gol e 14 gli assist in 58 gare di Serie A e 58 reti e 17 assist in 82 partite totali con la maglia bianconera, in appena due stagioni (di cui la seconda concludere): è già il 24esimo marcatore juventino di sempre ed è pronto a salire di posizione. In un anno e mezzo ci sono due trofei in cui ha messo il suo timbro e una Champions finita male, contro i giovani lancieri dell’Ajax, in cui è stato l’unico a tenere in piedi la squadra.

Quella sconfitta ha segnato con ogni probabilità l’addio di Allegri e la scelta di affidare la panchina a Maurizio Sarri, con la Juve avanti in campionato e che cerca di vincere il nono scudetto di fila: dentro il campionato ci sono 26 gol dell’extraterrestre.  Ad agosto, nel ritorno col Lione, Ronaldo proverà a scrivere un finale diverso per sé e per la squadra. Perché la Champions è certamente un obiettivo, una fissa, forse un’ossessione.

Gli anti-juventini hanno provato a minare nel tempo la solidità del colpo Ronaldo, parlando di un «calciatore finito», «avanti con l’età», «non più determinante», ovvero di «problema». Poi il campo racconta un’altra storia. Ad avercene di problemi così.