Dove stiamo andando?

di Giuseppe Gariffo |

Ci ho dormito su una notte, e questa è già una notizia, perché se dopo aver preso tre pere a domicilio si riesce a dormire serenamente qualcosa significa. Vuol dire che ti sei scontrato contro un avversario troppo più forte e hai poco da rimproverarti.
Una riflessione però va fatta, ed è quella su “dove stiamo andando”. In due partite contro il Real, contro i campioni di tutto, ne abbiamo beccate sette, e dopo i quattro, dolorosissimi, di Cardiff, la rivincita di ieri sera ci dice che (al netto di tutti i “ci riproveremo l’anno prossimo” del post-gara in Galles) non ci siamo affatto avvicinati. Anzi, la sensazione di ieri sera è quella di un gap così ampio da farti passare la voglia di dire “e vabbè, l’importante è essere ogni anno lì e tentare di nuovo”. Perché sai già che, quando riaffronteremo mostri di questo tipo, dovrai sperare di nuovo nella “partita perfetta”.
Ecco la cosa che ieri sera mi ha dato più fastidio: sentir dire, da più protagonisti in bianconero (senatori, in primis), “contro avversari così devi fare la partita perfetta, non puoi sbagliare”. La logica non fa una grinza, ok, ma dà la misura di quanto siamo distanti. Sperare di essere perfetti in partite in cui incontri campioni che, prima o dopo, indovinano la giocata da applausi, e in un contesto che inevitabilmente genera tensione ed acido lattico, è come sperare di fare un volo transoceanico senza beccare neanche una turbolenza. Non capita mai, e se accade non si ripete nel volo di ritorno.
E allora una cosa, questa sconfitta senza storia, ce la dice. Bisogna costruire un’identità di cui esser forte, una scacchiera dotata di più pezzi in grado di mettere in difficoltà l’avversario coordinandosi tra loro, anche se in una partita non si sarà mai in grado di indovinare tutte le mosse. Sogno una Juve in grado di affrontare la prossima volta il Real, il Barca o il Bayern non con la speranza di essere perfetta e di un avversario in serata no, ma con la coscienza dei propri mezzi e la voglia di ribattere colpo su colpo.
C’è poco da inventare: serve un intervento pesante sul mercato di svecchiamento, qualità, esperienza internazionale. Serve una guida tecnica che imposti la Juve sulla Juve e non sulle debolezze dell’avversario (che, quando arrivi a questi livelli, sono meno dei difetti fisici di Belen). Non parlo di calcio offensivo versus difensivo, me ne guardo bene, non dico nemmeno che non possa essere l’allenatore attuale, che ci ha spesso anzi abituati a repentine virate impreviste. Dico che vorrei una Juve riconoscibile, autorevole, con l’autostima del Marchese del Grillo. Poi, probabilmente, usciremo di nuovo (che espressione inutile!) contro le potenze spagnole, ma ci sentiremo meno distanti, una grande opera in costruzione che può competere senza paura.

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