Dove ha deluso Allegri

di Davide Rovati |

Ho poco da eccepire sul longform pubblicato da Giulio Gori, un articolo di raro equilibrio che dipinge un buon quadro dell’esperienza juventina di Allegri. Poco da eccepire, dicevo, ma qualcosa c’è, ed è un punto a mio avviso importante, anche perché è un punto su cui è lo stesso Allegri a tornare con insistenza.

Giulio scrive:

Allegri è, in definitiva, un abilissimo giocatore di carte rispetto a colleghi che in media leggono peggio le partite, ma lavorano invece più di lui sulla memorizzazione delle situazioni tattiche.

Non credo che ciò che separa Allegri da altri allenatori (ad esempio, solo per un criterio di attualità, quelli che si giocheranno la finale di Champions) sia il lavoro su situazioni tattiche memorizzate. Il calcio mandato a memoria, il calcio degli “schemi”, nel 2019 non lo usa più nessuno, se si escludono ovviamente i calci piazzati e qualche situazione, soprattutto difensiva, preparata ad hoc. Nell’ultimo terzo di campo, nessun allenatore toglie la libertà di esecuzione ai suoi giocatori – forse l’ultimo a proporre ad altissimi livelli qualcosa di simile è stato Conte con l’Italia.

La differenza grossa semmai è che nel calcio della Juve di Allegri non si vede nessun lavoro sulla tecnica, e questo è paradossale, visto quanto la comunicazione di Allegri ha spinto su questo tasto negli anni. La postura dei giocatori quando ricevono un passaggio verticale dice tutto. Provate a confrontare quella di Bernardeschi e Dybala con quella di Bernardo Silva. Sempre chiusa e statica quella dei nostri, che necessitano di uno o due tocchi per aggiustare sfera e corpo; sempre aperta e già orientata per l’esecuzione della giocata quella del portoghese, uno a cui Guardiola ha rivoltato i fondamentali come un calzino.

Di conseguenza, sarà anche vero, come scrive Giulio, che la “calma” allegriana è affine ai principi del gioco di posizione, ma poi il modo in cui il pallone viene trasmesso, lo sviluppo vero e proprio dell’azione, c’entra davvero poco: la Juve non è tecnicamente allenata a rompere le linee con i passaggi, va sempre in fascia, non cerca quasi mai la rifinitura nei mezzi spazi o nel corridoio centrale alle spalle del centrocampo avversario, non sfrutta mai l’inserimento del terzo uomo. E tutto ciò è figlio di una precisa richiesta di Allegri, che ha detto più volte che a un passaggio centrale che porta il rischio di perdere “male” il pallone, preferisce sempre un passaggio orizzontale.

Forse questa richiesta nasce proprio dalla difficoltà nelle transizioni negative di cui Giulio ha fatto una fotografia magistrale nel suo articolo, e in effetti si vede un chiaro filo conduttore che unisce le mezzali lontane da Pjanic, l’assenza di palleggio centrale, i palloni persi male, i tempi sbagliati per il contropressing, infine i contropiedi degli avversari.

Non riuscendo a sfruttare i potenziali vantaggi del gioco centrale, Allegri preferisce rinunciarvi in toto per prevenire contropiedi. E secondo me è in questo che si vede il difensivismo del suo calcio: per lui il possesso del pallone non ha come funzione prioritaria quella di scardinare la difesa altrui, bensì quella di non disordinare la propria squadra.

Ecco perché la Juve gioca sempre la palla sulla figura, anche quando la gioca lunga (e infatti chi attacca la profondità, come Ronaldo e Kean, sembra tutt’ora un pesce fuor d’acqua nel nostro sistema); ecco perché chi riceve palla nel corridoio centrale non è quasi mai orientato verso la porta avversaria; ecco perché anche i giocatori più propositivi si smarcano come se fossero già predisposti mentalmente per lo sviluppo più conservativo, venendo incontro con un tempo di troppo o con movimenti troppo lineari.

Allegri parla spesso di capacità decisionale dei suoi giocatori, ma non ne ho visti molti crescere sotto questo aspetto. Ho solo visto giocatori prendersi via via sempre meno rischi, abituarsi al rifugio della giocata sicura, proporsi sempre di meno dopo aver scaricato la palla a un compagno. Ma questa non può essere definita una crescita nella capacità decisionale, semmai è puro istinto di sopravvivenza (nonché paraculismo).


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